La scuola e l'universita' nelle mani degli ignoranti,

dei profittatori, e degli "Adelphi della dissoluzione"

 

Riporto qui di seguito senza commento alcune considerazioni sul tema "educazione" pervenutemi in vario modo via rete (tra cui quasi integralmente un lungo interessante documento sull'attuale "crisi" universitaria).

Dico soltanto che non posso non esprimere soddisfazione nel constatare che perfino un collega di tutt'altra parte politico-ideologica della mia esprima le stesse analisi e critiche nei confronti delle diverse forze che hanno congiurato insieme nel voler operare "riforme" in maniera tanto palesemente nefasta (e peggiori ancora saranno i frutti di tali iniziative in futuro). Gli ignoranti sono gli ignoranti, e va bene, ci sono sempre stati, peccato che oggi il "sistema" ne favorisca una presenza eccessiva in ruoli nei quali non dovrebbero comparire; i profittatori sono coloro che contano di trarre vantaggio da una situazione di caos, di cui pure non sono direttamente responsabili - un po' come i borsari neri nei periodi di guerra; gli "adelphi" del titolo sono i reali promotori ideali del tutto, anche se i progetti da essi partoriti non potrebbero avere efficacia senza la collaborazione del "gruppone" di coloro che accettano il ruolo di "bravi", ovvero, senza la vocazione al servilismo - ben (ma neppure poi tanto!) ricompensato - di troppi intellettuali dalle idee confuse...

 

(UB, febbraio 2001)

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Subject: lettera a LA REPUBBLICA (fwd)

Lettera di Giorgio Israel (2/2/01)

docente di matematica alla Sapienza di Roma

È indubbio che oggi il vero nodo della scuola sia il crollo totale dell'autorità dell'insegnante, il quale non ha più strumenti di alcun tipo per impedire che gli studenti entrino ed escano di classe quando vogliono, fumino, usino i cellulari e facciano molte altre cose ben peggiori.

Il disastro è cominciato dal momento in cui sono stati aboliti gli esami di riparazione. Tolto questo strumento intermedio e ragionevole è rimasta la sola bocciatura, un'arma troppo totale per essere usata e, difatti, i bocciati rappresentano una percentuale ridicola. Questo significa che puoi fare quello che vuoi: non studiare mai, andare a scuola quando ti pare, occuparla, spernacchiare l'insegnante. Tanto alla fine basteranno un paio di interrogazioni decenti ad evitare la bocciatura. Di qui l'orda di ignoranti inauditi che stanno arrivando all'Università e che la sfasceranno completamente.

Di fronte al disastro inferto da D'Onofrio il ministro Berlinguer non è tornato indietro, come avrebbe fatto una persona ragionevole, ma ha inventato il delirante marchingegno dei debiti formativi, per cui nei primi due mesi dell'anno in classe si fanno lezioni di recupero per quelli che hanno accumulato tali debiti, con perdita di tempo per chi ha studiato e finisce per dubitare della utilità del suo sforzo.

Ormai scelta dei programmi, dei libri, modalità dell'insegnamento eccetera sono soggetti all'intevento persistente e penetrante di sindacati, personale non docente, studenti e genitori.

Quest'onda sta invadendo anche l'Università dove si è introdotta la pratica del giudizio anonimo degli studenti sui professori. Il risultato è che molti colleghi, per non subire giudizi abbassano il livello dei corsi, danno voti alti, insomma fanno i buoni. Per chi ha sempre votato a sinistra (! NdR) è sommamente deprimente constatare come proprio la sinistra abbia umiliato una delle categorie che più le era vicina, che abbia posto le premesse per il trionfo della scuola privata, che abbia massacrato l'insegnamento delle materie umanistiche, della storia, della filosofia con programmi che solo un ignorante avrebbe potuto formulare.

Ma quando leggo su Repubblica la risposta di Benedetto Vertecchi, uno dei principali responsabili di questa situazione, non mi stupisco più. Lui è soddisfatto, tira sospiri di sollievo e attribuisce i pochi mali alla globalizzazione, intesa come gli influssi astrali di Don Ferrante.

In un'altra pagina leggo una dichiarazione del professor Roberto Maragliano, a suo tempo posto da Berlinguer a capo della Commissione per la riforma della secondaria. Costui ora dice che i computer sono già in grado di ascoltare e capire i nostri desideri.

Cosa differenzia persone del genere da Berlusconi e dalle sue tre I, visto che entrambi credono che Internet sia una scienza?

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Subject: la nuova scuola europea

Caro Umberto,

le notizie che mi pervengono al mattino, radiogiornale e simili, sono di solito per me come una corroborante iniezione di fiducia e di energia per affrontare con piu' entusiasmo la nuova giornata. Questa mattina pero' le cose sono andate meglio del solito.

La prima lieta notizia e' che la marea nera sommerge le Galapagos e tutti gli animali che non si sono trasferiti in tempo. La seconda e' che la peste diffusa dalle carogne trasformate in mangimi non riguarda forse piu' le sole mucche bensi', grazie a Dio, anche i polli e i pesci d'allevamento.

Ma e' la terza che mi ha reso addirittura giubilante: questa compagine governativa, nell'ambito della riforma della scuola, tenta di far passare un qualche provvedimento dove si prevedono 24 organi collegiali, dico VENTIQUATTRO!

Come vedi la riforma del 3+2 non e' il meglio che si possa fare. Se fossi Forattini disegnerei questa scuola in ginocchio con le mani dietro la schiena, e gli ideatori della riforma come uno spietato esecutore che gli spara il colpo di grazia. Ma non te la prendere, loro dicono che cosi' facendo si avra' una scuola piu' europea, piu' democratica e dove finalmente si potra' mettere in opera quella famosa nuova didattica che tutti auspichiamo. Non sei contento?

Ciao Alessandro

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Caro Umberto,

ho letto con estremo interesse la lettera di Israel. Ma perche' l'hai mandata solo a me? Penso che meriti di essere girata a tutti, anche se mi rendo conto dei tuoi fondati timori. Credo anch'io infatti che solo pochi vi ritroveranno lo sfogo del proprio stesso sdegno. Molti invece diranno che l'autore e' un rinnegato venduto alla reazione, e che la sua richiesta di mettere ordine in questo canaio che ancora chiamano scuola e' un desiderio di autoritarismo che lo rispedisce automaticamente a concezioni culturali ottocentesche.

Questo poveretto infatti non capisce nemmeno che per gestire la scuola ci vogliono ventiquattro organi collegiali! Ti confesso che mi sono messo di buzzo buono a farne l'elenco. Ma al tredicesimo, quello composto da bidelli e addetti alle pulizie con la funzione di deliberare, ma solo a maggioranza degli aventi diritto, sull'acquisto della carta igenica, mi sono fermato esausto e privo ormai di qualsiasi altra idea.

Ho anch'io pero' una critica per la lettera di Israel: avrebbe dovuto evidenziare meglio quello che secondo me e' il vero cancro responsabile di porcherie quali "il giudizio anonimo degli studenti sui docenti che poi dovranno giudicarli". Questo e' l'ipocrisia e, come dicevi bene tempo addietro, l'etica della menzogna.

Temo che non ci sia rimedio. Dovresti infatti ripescare alcuni "valori", farli digerire a questi riformisti, introdurli nella scuola e farli digerire quindi alle nuove leve.

Ciao Alessandro.

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Subject: Re: la nuova scuola europea: ADDENDUM

Caro Alessandro (e Umberto),

non so se hai sentito cio' che ha declamato il nostro esimio Ministro alla cosidddetta (pubblica) Istruzione, la matematica dovra' essere insegnata SOLO riguardo alle applicazioni, con specifica: funzionamento calcolatrici e computer (nuova scuola unificata), almeno è quello che hanno per 2 volte ripetuto ieri i nostri telegiornali nazionali, io sono sconvolta, non vedo l'ora di spazzare via questo governo di analfabeti e incompetenti sapendo anche bene, purtroppo, che c'è un modo 'omogeneo' di governare, non importa quale parte politica sia al potere, ma almeno spero che queste gravissime idiozie che faranno certamente morire quel che restava della nostra cultura, sia bloccate. Mentre il (ormai '') ministro Zecchino ci ha fatto ben capire di cosa fosse piu' interessato: scegliere tra e dci' , sfoggiando finalmente la sua vera 'cultura' europea (sic).

Grazie,

Alice

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Subject: riforma della scuola (fwd)

Cari amici,

è importante seguire la presentazione dei nuovi programmi scolastici: è l'epilogo dello scempio che stanno facendo della scuola. Aspettando che le elezioni arrivino presto, non sottovalutiamo quanto sta succedendo, e facciamone oggetto giudizio e discussione nei luoghi di lavoro e dovunque noi siamo. Sarebbe interessante sapere il lavoro a cui sono chiamati i nostri insegnanti nelle scuole, ed è il caso di cominciare a preoccuparsi su dove manderemo i nostri figli, a scuola, visto che l'Antinori ha solo le elementari. Se non si fa in tempo a comprare il giornale, ci sono sempre le varie edizioni dei quotidiani on-line.

Riporto di seguito due articoli oggi presenti sul Corriere (almeno sulla Storia qualcuno ci prova a protestare, per fortuna in prima pagina - bella l'osservazione su chi sono coloro che hanno deciso certe impostazioni sui programmi scolastici... ad esempio c'è la presidente dell'Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia)

Buona giornata a tutti

Assuntina

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Subject: scuola e annessi (fwd)

Tutti d'accordo sulla riforma scolastica....che tristezza! Più spazio ai metodi e meno ai contenuti....dicono...così si è arrivati alla ( apparente) assurdità che

un governo di sinistra nel programma di matematica prevede il calcolo delle tasse da pagare! Non vi ricorda lo 'sforzo educativo' dei problemini dei piccoli tedeschi: 'In classe ci sono 10 bambini. 3 sono ebrei. Quanti ariani rimangono?''.

Vi allego uno degli articoli del corriere sulla scuola, ed uno in prima pagina sul disagio giovanile, apparentemente scollegati...

Buon lavoro a tutti

Assuntina

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[E' probabile che il testo che segue presenti qualche problema con gli accenti, a causa della conversione dal formato tex in quello doc - UB]

Considerazioni sulla crisi dell'Universita e sulla riforma dell'anno 2000

La crisi del modello tradizionale di Universita.

La crisi dell'istruzione di massa risale ai primi anni settanta e fu denunciata in un famoso libretto dal Prof. Leonardo Benevolo [1], ma pochi sono stati i Colleghi che si sono impegnati personalmente nella difesa dei valori tradizionali dell'insegnamento e della ricerca universitaria. I piu' hanno preferito fingere di non vedere lo sfascio che si andava producendo con sempre maggiore evidenza.

A chi giova la dequalificazione degli studi universitari?

Poiche' da sempre, nel mondo Occidentale, "sapere e' potere", la risposta a questa domanda getta una luce inquietante sulla volonta politica dei governanti che con determinazione degna di miglior causa, ignorando ogni critica, hanno fortemente voluto la riforma.

Non e' peraltro difficile prevedere le conseguenze di questa dissennata politica, che facilitera' la creazione di costose strutture private, accessibili solo per censo a limitati settori della Societa', accentuando le differenze tra i diversi ceti e penalizzando quei settori, culturalmente piu' attivi, che sono talvolta privi di adeguati mezzi.

Motivi della crisi.

L'assenza di controlli.

La mentalita "di sinistra" di molti governanti, ha prodotto, in questo secolo, due fallimentari conseguenze: la distruzione dell'economia nei Paesi dell'Est Europeo e quella dell'istruzione pubblica nei Paesi Occidentali.

Tralasciando il primo di questi effetti che, essendo ormai sotto gli occhi di tutti, non puo' piu' essere negato nemmeno dai piu' faziosi dei nostri "illuminati" politici, mi sembra di poter identificare il principale motivo che ha prodotto la dequalificazione degli studi nei Paesi occidentali nella progressiva abolizione dei controlli sulla preparazione degli studenti, abolizione che si e' via via estesa dalla Scuola elementare a quella media, poi alla Scuola superiore e si pretende ora di estendere anche alla laurea triennale (creando una vera e propria "laurea dell'obbligo", secondo l'efficace definizione gia' usata dal Prof. Benevolo).

Si e' istituito dapprima il concetto di Scuola "dell'obbligo". Poiche' non si puo' evidentemente pretendere alcun tipo di impegno da chi sia obbligato a studiare, la licenza della Scuola media inferiore non e' stata piu' negata a nessuno.

Si sono poi dequalificati e demotivati i docenti delle Scuole secondarie, con l'immissione in ruolo di innumerevoli "precari", abolendo i concorsi "meritocratici" ed umiliando, anche economicamente, le persone piu' preparate.

Si e' poi preferito mentire sulla reale preparazione degli studenti delle Scuole superiori, trasformando l'esame di maturita' in una ridicola farsa, non negando sostanzialmente a nessuno il diploma di licenza (le altissime percentuali di promossi, che non trovano riscontro nei successivi percorsi universitari degli studenti diplomati dimostrano appunto la falsita' delle notizie propagate dai mezzi di comunicazione che, invece di deplorare la facilita' con cui si certificano inesistenti preparazioni di base, esaltano le altissime percentuali di promossi). Conseguentemente gli insegnanti, privati dell'unico strumento di pressione nei confronti degli studenti, costituito dalla prospettiva della bocciatura, sono spesso diventati lo zimbello dei piu' maleducati, una categoria che sembra fortemente aumentata negli ultimi tempi.

La promozione automatica, con la rinuncia ad un'efficace selezione, rende volontario l'impegno degli studenti fornendo loro una diseducativa linea di minor resistenza: quelli che, potendo scegliere tra il non studiare ed essere comunque promossi e l'impegnarsi seriamente negli studi, scelgono la strada

piu' onerosa sono, come e ovvio, un'esigua minoranza. Si tratta di quegli studenti che si impegnerebbero comunque, anche al di fuori delle attivita' scolastiche, che dovrebbero essere invece predisposte per tutti gli altri, cioe' per coloro che, per loro natura o per difficolta' sociali, preferiscono ridurre al minimo lo studio.

Immissione nei corsi universitari di studenti privi della necessaria preparazione di base.

L'immissione nell'universita' di "masse" di studenti impreparati, senza peraltro un adeguamento preventivo delle strutture, ha messo in crisi l'organizzazione universitaria che, tradizionalmente, non era stata disegnata per tutti, ma solo per gli studenti "capaci e meritevoli", concetto ripreso e formalizzato nella Costituzione della Repubblica Italiana (Art. 34.3).

L'orda barbarica ha demolito le strutture dell'Universita' nello stesso modo in cui, nella ricostruzione storica di Lucio Russo [2], la scienza ellenistica antica non e' sopravvissuta alla "barbarie" della cultura scientifica del mondo romano.

A conferma di quanto detto, si vedano le prove di ingresso (ovviamente non discriminatorie) per la verifica della preparazione matematica degli iscritti al Corso di Laurea in Fisica (tradizionalmente tra i piu' motivati fra gli studenti della Facolta di Scienze M.F.N.), svolte all'inizio dell'Anno Accademico 1997-98 (e ancor peggio quelle degli anni successivi) che ne hanno evidenziato incredibili lacune: molti non sanno sommare le frazioni, hanno difficolta' a riconoscere la periodicita' di funzioni trigonometriche, hanno idee vaghe sulle proprieta' degli esponenziali e dei logaritmi, confondono le proprieta' di funzioni non lineari con quelle di funzioni lineari e cosi' via.

In particolare, emblematico e' il caso di uno studente (identificato con il N. 70 nel corso della suddetta prova), diplomato da un Liceo Scientifico con la votazione massima di 100/100, che ha, si puo' ben dire, "indovinato" 6 domande su 16!

Si tratta evidentemente di giovani che sono stati illusi dai loro insegnanti delle Scuole secondarie, oppure si deve ammettere che la presunzione di qualcuno non abbia limiti!

In generale, pero', gli studenti si rendono ben conto della loro impreparazione di base nel campo delle scienze, infatti il numero degli iscritti nelle Facolta' scientifiche "dure" e' progressivamente diminuito, di pari passo con lo sgretolamento delle competenze di base fornite dalle scuole secondarie.

Reclutamento dei docenti.

Con l'allargamento del corpo studentesco e' cresciuto a dismisura nell'Universita' il corpo docente, a volte reclutato piu' sulla base di necessita' contingenti e temporanee che su quella di una reale e lungimirante programmazione. Cio' ha provocato un abbassamento del livello medio di preparazione dei docenti, per di piu' saturando molti settori a scapito delle nuove generazioni, di modo che molti valenti ricercatori si sono visti costretti ad emigrare all'estero.

Poiche' inoltre l'assenza di seri controlli si estende anche alla produttivita' scientifica dei docenti, una volta che questi abbiano raggiunto il ruolo, molti professori o ricercatori hanno smesso da tempo di ricercare, limitandosi a trasmettere sempre piu' stancamente le nozioni precedentemente apprese.

Molti cambiamenti si sono succeduti nella legislazione riguardante il reclutamento dei docenti. Nessuno dei sistemi adottati si e' rivelato accettabile sul piano dei risultati raggiunti. Si e' finiti per tornare al modello iniziale della terna di idonei (che tra breve si contrarra' a una coppia), ma con l'aggravante di una localizzazione delle Commissioni, cosa che ha fatto perdere uno dei pregi fondamentali della normativa originaria.

Inefficacia della nuova riforma.

Il modello di Universita' che ci e stato trasmesso dai nostri maestri e che trova riscontro nella legislazione precedente e' quello fondato sui due aspetti fondamentali e indissolubili dell'attivita' dei professori: la didattica e la ricerca.

La riforma dell'anno 2000, con la scusa di adeguare il sistema universitario nazionale a quello degli altri Paesi europei, in realta' ne snatura la funzione, asservendo gli studi superiori agli interessi e alle esigenze spicciole del mondo produttivo e trascurando completamente le finalita' per le quali il mondo accademico e' stato creato, che sono finalizzate, come si e' detto, alla trasmissione della conoscenza e alla produzione di nuovo sapere.

Il rimedio che si pretende di aver trovato e' peggiore del male e potrebbe essere paragonato all'intervento di un medico sprovveduto che, non riuscendo a guarire il suo paziente, decide di ucciderlo. La sostituzione degli esami con i cosiddetti "crediti formativi" pretende di sostituire le verifiche periodiche del profitto degli studenti con dei simbolici o burocratici accertamenti dei tempi dedicati dagli studenti alle attivita' didattiche, mutando un dato oggettivo di verifica in uno del tutto soggettivo. Infatti, il tempo necessario ad apprendere i concetti scientifici varia considerevolmente da individuo a individuo: alcuni concetti non vengono appresi da certe persone (tra le quali bisogna probabilmente annoverare qualcuno degli estensori del provvedimento legislativo) nemmeno in un tempo lunghissimo.

Se questa prassi potrebbe essere sufficiente per verificare l'informazione trasmessa a chi assiste a corsi o seminari di carattere ricreativo o estetico, e' totalmente da escludere nella valutazione dell'apprendimento delle discipline matematiche o scientifiche in genere, dove la partecipazione degli studenti alle attivita' comuni non fornisce alcuna garanzia sulla loro padronanza della materia al termine delle lezioni.

Come ricorda Lucio Russo [2], il significato del termine matematica, (da mathema = studio, oggetto di studio), un termine che denotava un tempo tutte le discipline accomunate dal metodo scientifico, "... e' cosi' spiegato alla fine del III secolo d.C. da Anatolio:

Perche' la matematica e chiamata cosi?

I Peripatetici, che dicono che la retorica, la poesia e la musica popolare possono essere praticate anche senza essere studiate, ma che nessuno puo' capire le cose che vengono chiamate con il nome matematica senza averle prima studiate, rispondono che per questa ragione la teoria di queste cose e' detta matematica."

(evidentemente l'ingenuo Anatolio non aveva immaginato che, per risolvere l'arduo problema dell'apprendimento di tali discipline, sarebbe stata sufficiente l'emanazione di una semplice legge! Per fortuna la cosa non e' sfuggita ai nostri acuti governanti.)

Confusione dei ruoli tra Universita' e Scuole tecniche*.

La pretesa di modificare l'assetto istituzionale degli studi universitari deriva dalla confusione di fondo degli obiettivi per i quali l'Universita' e' stata creata. Non e' compito infatti dell'Universita' creare i tecnici da impiegare nel mondo economico e industriale, bensi', come e' stato gia' detto, quello di creare nuove conoscenze e trasmettere le teorie di carattere piu' elevato.

Se proprio non si sapeva come impiegare il pletorico numero di docenti dequalificati assunti a tempo indeterminato si sarebbe potuto prevedere il loro impiego in corsi di raccordo tra la Scuola secondaria e l'insegnamento universitario.

Il modello degli Stati Europei e degli U.S.A..

La scusa addotta dai nostri governanti per giustificare l'assunzione di provvedimenti gravidi di conseguenze negative per il nostro Paese e' quella della lungaggine degli studi e dell'adeguamento del nostro sistema a quello dei Paesi anglosassoni o europei.

Il motivo della lungaggine degli studi deriva evidentemente dallo sfascio della Scuola secondaria. Gli studenti che entrano attualmente nell'Universita' devono innanzi tutto "imparare a studiare", cosa alla quale non sono generalmente avvezzi, ed inoltre recuperare, quando possibile, tutte le carenze che derivano loro da corsi di base frettolosi e inefficienti. Non e' quindi sorprendente il fatto che la durata dei corsi di studio sia piu' lunga di quella degli studenti del passato. Non e' peraltro vero che i corsi di base siano piu' difficili di quelli che venivano insegnati prima degli anni sessanta, anzi e' vero il contrario.

I corsi superiori, inoltre, sono solo piu' articolati, ma non piu' difficili, di quelli del passato.

Quanto ai modelli dei Paesi stranieri andrebbe distinta l'esperienza dei Paesi anglosassoni, Inghilterra e U.S.A., da quella di altri Paesi europei.

Nei primi l'istruzione di base e' in genere molto dequalificata, come quella che si pretenderebbe di instaurare anche da noi, tuttavia gli studi superiori sono di eccezionale livello, ma accessibili, a costi elevatissimi, solo a una esigua minoranza della popolazione dalla quale viene tratta la classe dirigente, perpetuando talvolta inconcepibili discriminazioni. A riprova del fatto che questo modello di organizzazione dell'istruzione superiore sia comunque inefficiente sta il fatto che la maggior parte degli studenti di dottorato negli U.S.A. proviene da paesi stranieri. Anche recentemente gli U.S.A. hanno dovuto aprire le frontiere ad un rilevante numero di laureati in discipline scientifiche provenienti dalla Cina, dall'India o da altri Paesi del Terzo mondo, per sostenere il dirompente sviluppo delle nuove tecnologie, proprio perche' il loro sistema di istruzione superiore e' inadeguato.

Al di fuori del mondo anglosassone, nei Paesi europei si trovano situazioni diversissime, tuttavia in alcuni di essi, quali la Francia e la Germania non si e' mai rinunciato ad una efficace selezione del corpo studentesco, al fine di garantire un numero elevato di specialisti di alto livello, da avviare alla carriera dirigenziale. Tutto sommato, il modello adottato da queste nazioni si e' rivelato meno classista di quello in uso nel mondo anglosassone.

[Per motivi di spazio non si riporta la parte propositiva di questo lungo documento, che comunque puo' essere richiesto all'autore, presso l'indirizzo e-mail sotto indicato]

Conclusione.

Valgano, a conclusione di questa breve analisi, le amare considerazioni del Prof. Pietro Longo, (Dipartimento di Matematica Applicata dell'Universita' degli Studi di Pisa), [3]:

"... -- in quest'epoca triste di smantellamento della matematica nelle facolta' tecnologiche, fatto che lungi dall'essere una necessita', e' invece solo il risultato della criminale scelta anticulturale di importare anche la ricerca avanzata dall'estero, come si fa gia' per i medicinali, i cellulari, i computer, le macchine fotografiche ed i lettori di CD -- vale forse la pena di ricordare una frase che puo' offrire conforto a coloro i quali credono ancora che all'Universita' si debba andare per capire come stanno le cose e per crearne di nuove, e non per imparare come acquistare o vendere su Internet i prodotti o i titoli azionari degli altri, e che l'autore riporta come attribuita a L. Boltzmann:

"Nulla e' piu' pratico di una buona teoria".

La difesa del livello superiore degli studi universitari rispetto alle esigenze imposte dal mondo produttivo va perseguita con determinazione e difesa contro quei settori della politica che si sono mostrati insensibili e rozzi nei confronti delle vere esigenze culturali.

Riferimenti

[1] L. Benevolo: La laurea dell'obbligo, i Giornalibri n. 4, Laterza, Bari, 1979

[2] L. Russo: La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli, Roma, 1996

[3] P. Longo: La "Flagellazione" di Piero della Francesca tra Talete e Gauss, Bollettino U.M.I., Ser. VIII, Vol. II--A, N. 2 (1999), 144.

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Paolo Emilio Ricci

Universita' degli Studi di Roma "La Sapienza"

Dipartimento di Matematica - Istituto "G. Castelnuovo"

P.le A. Moro, 2 - 00185 ROMA (Italia)

e-mail: riccip@uniroma1.it

or: Paoloemilio.Ricci@uniroma1.it

Tel.: ++39 0649913201

fax: ++39 0644701007

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* Per curiosa coincidenza, ricevo proprio mentre "curavo" la pubblicazione del presente "Consenso", la seguente osservazione dal solito amico BdAB:

"Sul numero dei laureati il problema sarà presto risolto dall'abolizione del titolo di dottore: basta che si dichiarino istituti universitari tutti gli istituti tecnici e commerciali e così quei diplomati faranno la loro degna figura nelle statistiche mondiali perché quel tipo di preparazione è quella della professionalità di tanti ingegneri e commercialisti, dall'Australia alla Lapponia. La realtà non è lontana da questo quadro. Sono però del parere che, in qualche modo, al paese "servano" davvero molti più graduates. Tu ritieni il contrario perché sogni l'Italia del '38 con gli Ingegneri come un fratello di mio nonno che leggeva i classici in originale e, nel contempo, risolveva le equazioni differenziali. I tempi passati non tornano più e le necessità di oggi sono purtroppo altre: la società è cambiata e ci si può fare ben poco.Poi sai quanti vecchi laureati ignorantissimi ho conosciuto in tutti questi anni...non so se ci sia davvero tutto l'imbarbarimento del quale si parla. L'unica differenza è che forse prima, ad un certo livello, la lingua scritta era meglio padroneggiata".