Ricevo e rendo noto, non senza aver sottolineato che molti sembrano dimenticare che l'<<umiliazione>> e' sentita da alcuni esseri umani una pena piu' grave della morte, eppure cercano di infliggerla quotidianamente al loro "prossimo", pronti sempre naturalmente a trovare delle scusanti per il loro comportamento nelle "reazioni" (previste e a bella posta provocate) dell'altro...

UB (sett. 2002)

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L'articolo originale e' recuperabile a

http://italy.indymedia.org/news/2002/09/82212.php.

E l'Iraq dovrebbe accettare gli "ispettori" dell'Onu?

by DownwithUsa Sunday September 15, 2002 at 11:29 PM

LE ISPEZIONI IN IRAQ VENIVANO MANIPOLATE

[si prega di diffondere ad ampio raggio]

Dopo Scott Ritter è la volta di Rolf Ekeus.

Il diplomatico svedese, Rolf Ekeus, Direttore Esecutivo dell'UNSCOM (la

commissione speciale dell'Onu incaricata di monitorare il disarmo non

convenzionale iracheno) dal 1991 al 1997 e attualmente ambasciatore di

Svezia negli Usa, è uscito allo scoperto, accusando senza mezzi termini

gli Stati Uniti (e non solo loro) di avere usato la commissione per

scopi che esulavano dal suo mandato, come strumento per promuovere i

propri interessi politici.

Queste e altre informazioni di grande interesse - e di notevole gravità

- sono contenute in una intervista rilasciata alla radio svedese il 28

luglio 2002, di cui pubblichiamo qui la versione integrale nella

traduzione italiana.

Si ringrazia la Campagna contro le sanzioni all'Iraq (CASI) di Cambridge

(GB) per aver diffuso in rete la traduzione inglese dall'originale svedese.

[O.S.]

RE: Non c'è dubbio che gli americani volessero influenzare le ispezioni

per promuovere alcuni interessi fondamentali degli Stati Uniti. Non

penso che questo fosse il caso durante i primi anni, perché a

quell'epoca c'era una preoccupazione autentica per le armi di

distruzione di massa che l'Iraq poteva avere.

C'erano alcuni, specialmente gli Usa, che erano interessati a entrare in

possesso di [informazioni su] altre forme di capacità diverse [dalle

armi di distruzione di massa]. Ad esempio: come erano organizzati i

servizi di sicurezza iracheni; qual era la capacità militare

convenzionale; ecc.

Sono stato a capo [dell'UNSCOM] fino al 1997, dal 1991 al 1997, ed ero

consapevole di questa aspirazione a raccogliere informazioni che non

avevano niente a che vedere direttamente con le armi vietate.

Per me, il compito era di far sì che nell'organizzazione [UNSCOM] ci

fossero una disciplina e una struttura tali da non consentire tentativi

di sfruttare il sistema delle ispezioni come copertura per altre

attività.

D: Che tipo di attività?

RE: Cercare di raccogliere informazioni su altri aspetti [dell'Iraq], ad

esempio su dove si trovasse il presidente Saddam Hussein, cosa che

poteva essere interessante se lo si fosse voluto colpire personalmente,

ecc., cioè su aree che non erano all'interno del mandato dell'Onu. E'

del tutto sbagliato per l'Onu fare da copertura per tale per quel tipo

di attività.

I: E' vero che l'Onu a volte diventò una copertura?

RE: Sì, ci furono dei tentativi. Penso che riuscirono. Durante il mio

mandato [come capo delle ispezioni] non penso che ci siano state

attività di questo tipo, ma la pressione aumentò con il tempo. Un altro

aspetto di questo erano i tentativi di creare crisi nei rapporti con

l'Iraq, che in qualche misura erano collegati alla situazione politica

generale, a livello internazionale, ma anche nazionale. Ciò determinava

delle pressioni sugli ispettori. Penso che fino al siamo riusciti a

respingere tali tentativi. Ma c'erano sempre interessi diversi da parte

di tutte le potenze, degli Usa, ma anche dei russi, con la Russia che si

muoveva.

I: Cosa intende per "creare crisi"?

RE: Che gli ispettori e il direttorato delle ispezioni ricevevano

pressioni per fare ispezioni controverse - almeno ispezioni che gli

iracheni ritenevano controverse - e con questo provocare una situazione

di stallo che poteva costituire la base per una azione militare diretta.

I: Creare una crisi - non è una provocazione?

RE: C'era una aspirazione a creare una crisi attraverso la pressione con

- diciamo - provocazioni belle e buone, ad esempio tramite ispezioni del

Dipartimento alla Difesa, il Ministero della Difesa di Baghdad, che,

almeno dal punto di vista iracheno, erano molto provocatorie. E'

possibile che gli ispettori - questo accadeva dopo il mio mandato -

credessero che in quegli edifici ci fosse qualcosa di interessante.

Io non lo credevo, poiché ero del tutto convinto che in quel tipo di

edifici non c'erano armi di distruzione di massa. Ma potevano esserci

situazioni in cui ci noi preparavamo per un round di ispezioni così

difficile e duro, e poi ricevevamo pressioni da parte degli Usa per

fermarle, perché, improvvisamente, non si voleva più uno scontro, a

causa di interessi politici più ampi.

Questo poteva aver qualcosa a che fare con la situazione più generale in

Medio Oriente, con i rapporti Usa-Russia; qualcosa a che fare con altre

priorità che al momento erano più importanti.

I: Se la capisco bene, poteva darsi il caso che una settimana ci fosse

interesse a creare un conflitto con l'Iraq, e la settimana successiva il

presidente americano andava a Mosca, e quindi voi dovevate prenderla con

calma ?

RE: Beh, questo è un esempio astratto, ma si sviluppavano forti

pressioni principalmente da parte degli Usa, ma anche da parte di altri

membri del Consiglio di Sicurezza, perché gli ispettori tenessero

presente non solo il compito di trovare e distruggere i materiali e le

attrezzature vietate, ma anche considerazioni di carattere strategico e

tattico, che corrispondevano agli interessi di singoli membri del

Consiglio di Sicurezza. Questo era uno sviluppo pericoloso per l'Onu,

perché esso correva il rischio di andare oltre il suo mandato.

I: E questo inoltre dava all'Iraq una ragione per mettere in discussione

tutto il sistema delle ispezioni?

RE: Beh, essi [gli iracheni NdR] lo mettevano in discussione comunque,

ma è vero che questo dava maggiore credibilità alle loro accuse e

proteste, e che altri osservatori informati pensavano che c'era del vero

nelle loro affermazioni, vale a dire che le ispezioni venivano

"aggiustate" per servire gli interessi delle grandi potenze.

I: Ma se questo avveniva realmente, come lei ha detto, che uno o più

paesi del Consiglio di Sicurezza - gli Usa e la Russia, come lei ha

detto, e forse anche altri - di tanto in tanto volevano trasformare le

ispezioni in uno strumento politico, allora sicuramente le critiche

dell'Iraq erano giustificate?

RE: Sì, non c'è dubbio che fin dall'inizio Ho sentito questa pressione

sempre, diretta verso il direttorato [dell'UNSCOM]. Il problema per il

direttorato dell'UNSCOM era di non farci caso, e [assicurarsi] che l'Onu

stesse alle regole del gioco, così che nessun singolo membro del

Consiglio [di Sicurezza] manipolasse decisioni o influenzasse le

attività [degli ispettori].

I: Ma quello che lei sta dicendo è che alcuni membri del Consiglio di

Sicurezza lo hanno fatto davvero, e ci sono riusciti?

RE: Sì, penso che si possa dire così. Ci sono molti studi che stanno per

essere pubblicati, compreso uno dell'Università di Yale, che indagano su

questo più a fondo, e che mostreranno molto chiaramente che ci furono

tentativi da parte di alcuni governi di esercitare la loro influenza:

fermare alcuni tipi di ispezioni, mentre ne incoraggiavano altre.

I: Ma al tempo stesso lei ci sta dando esempi di governi che sono

riusciti in questo?

RE: Sì, col tempo queste forti pressioni si svilupparono. Questo accadde

dopo il mio periodo [come direttore dell'UNSCOM], e sembra che la

pressione sia cresciuta a tal punto che ci fu un grado di

"aggiustamento" [delle ispezioni].

I: Che cosa significa per il nuovo organismo di ispezione [UNMOVIC],

sotto la guida di Hans Blix, che è pronto, ma non è ancora riuscito a

lasciare il suo quartier generale di New York?

RE: Dipende quasi totalmente dagli Usa, dal fatto che siano preparati a

dare una possibilità alle ispezioni.

I: Ma c'è qualcosa che indichi che gli Usa non hanno interesse a

invadere l'Iraq, e a deporre il presidente Saddam Hussein?

RE: Beh, quello che stiamo cercando di fare, alcuni di noi, è convincere

gli Usa che è possibile condurre ispezioni riuscite, nel modo in cui

abbiamo fatto in precedenza. Si tratta di attenersi alle regole del

gioco.

I: Ma la mia domanda è se lei vede qualche segnale che ciò accadrà.

RE: Sì, vedo che gli Usa, nel processo decisionale interno su cui ho

informazioni, stanno prendendo in considerazione e analizzando il

sistema di ispezioni, la ripresa delle ispezioni. Ma può anche darsi che

ci sarà un qualcosa di "mix".

I: A che cosa assomiglierebbe?

RE: C'è una idea di collegare molto strettamente le ispezioni a un forte

sostegno militare, senza una guerra aperta. Questo è il tipo di cosa che

si sta considerando.

I: Un ispettorato armato?

RE: Un qualche tipo di sostegno, esatto.

I: Può spiegarsi ulteriormente?

RE: No, non voglio farlo, perché è talmente attuale. C'è un certo numero

di persone coinvolte in questo, che ci stanno pensando.

I: Lei è coinvolto?

RE. Su questo non voglio fare commenti. Mi tengo informato su quanto

accade.

www.unponteper.it/it/index1.html

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An interesting perspective on Bush's war on Irak.

Date: Sun, 15 Sep 2002 11:59:28 -0700

From: American Patriot Friends Network <APFN@apfn.org>

Reply-To: apfn@apfn.org

Organization: http://www.apfn.org/old/apfncont.htm

To: APFN Yahoogroups <apfn@yahoogroups.com>,

APFN SMARTGROUP <apfn@smartgroups.com>

Subject: A SECRET blueprint for US global domination reveals....

A SECRET blueprint for US global domination reveals....

http://disc.server.com/discussion.cgi?id=149495;article=33142

Bush planned Iraq 'regime change' before becoming President

By Neil Mackay - neil.mackay@sundayherald.com

A SECRET blueprint for US global domination reveals that President Bush

and his cabinet were planning a premeditated attack on Iraq to secure

'regime change' even before he took power in January 2001.

Neil Mackay

A SECRET blueprint for US global domination reveals....

Sun Sep 15 16:20:23 2002

208.152.73.165

A SECRET blueprint for US global domination reveals that President Bush and his cabinet were planning a premeditated attack on Iraq to secure 'regime change' even before he took power in January 2001.

The blueprint, uncovered by the Sunday Herald, for the creation of a 'global Pax Americana' was drawn up for Dick Cheney (now vice- president), Donald Rumsfeld (defence secretary), Paul Wolfowitz (Rumsfeld's deputy), George W Bush's younger brother Jeb and Lewis Libby (Cheney's chief of staff). The document, entitled Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources For A New Century, was written in September 2000 by the neo-conservative think-tank Project for the New American Century (PNAC).

The plan shows Bush's cabinet intended to take military control of the Gulf region whether or not Saddam Hussein was in power. It says: 'The United States has for decades sought to play a more permanent role in Gulf regional security. While the unresolved conflict with Iraq provides the immediate justification, the need for a substantial American force presence in the Gulf transcends the issue of the regime of Saddam Hussein.'

The PNAC document supports a 'blueprint for maintaining global US pre-eminence, precluding the rise of a great power rival, and shaping the international security order in line with American principles and interests'.

This 'American grand strategy' must be advanced for 'as far into the future as possible', the report says. It also calls for the US to 'fight and decisively win multiple, simultaneous major theatre wars' as a 'core mission'.

The report describes American armed forces abroad as 'the cavalry on the new American frontier'. The PNAC blueprint supports an earlier document written by Wolfowitz and Libby that said the US must 'discourage advanced industrial nations from challenging our leadership or even aspiring to a larger regional or global role'.

The PNAC report also:

- refers to key allies such as the UK as 'the most effective and efficient means of exercising American global leadership';

- describes peace-keeping missions as 'demanding American political leadership rather than that of the United Nations';

- reveals worries in the administration that Europe could rival the USA;

- says 'even should Saddam pass from the scene' bases in Saudi Arabia and Kuwait will remain permanently -- despite domestic opposition in the Gulf regimes to the stationing of US troops -- as 'Iran may well prove as large a threat to US interests as Iraq has';

- spotlights China for 'regime change' saying 'it is time to increase the presence of American forces in southeast Asia'. This, it says, may lead to 'American and allied power providing the spur to the process of democratisation in China';

- calls for the creation of 'US Space Forces', to dominate space, and the total control of cyberspace to prevent 'enemies' using the internet against the US;

- hints that, despite threatening war against Iraq for developing weapons of mass destruction, the US may consider developing biological weapons -- which the nation has banned -- in decades to come. It says: 'New methods of attack -- electronic, 'non-lethal', biological -- will be more widely available ... combat likely will take place in new dimensions, in space, cyberspace, and perhaps the world of microbes ... advanced forms of biological warfare that can 'target' specific genotypes may transform biological warfare from the realm of terror to a politically useful tool';

- and pinpoints North Korea, Libya, Syria and Iran as dangerous regimes and says their existence justifies the creation of a 'world-wide command-and-control system'.

Tam Dalyell, the Labour MP, father of the House of Commons and one of the leading rebel voices against war with Iraq, said: 'This is garbage from right-wing think-tanks stuffed with chicken-hawks -- men who have never seen the horror of war but are in love with the idea of war. Men like Cheney, who were draft-dodgers in the Vietnam war.

'This is a blueprint for US world domination -- a new world order of their making. These are the thought processes of fantasist Americans who want to control the world. I am appalled that a British Labour Prime Minister should have got into bed with a crew which has this moral standing.'

 

I highly recommend the hard copy books, Forbidden Truth, by Jean-Charles Brizard & Guillaume [ISBN 1-56025-414-9] and, The War on Freedom by Nafeez Mosaddeq Ahmed of the Institute for Policy Research &<BR>Development in the UK. [ISBN0-930852-40-0]