LA SCOMPARSA DI ETTORE MAJORANA (1906-1974)

SOLUZIONE: NM V = ALLONTANAMENTO VOLONTARIO

OVVERO, UNA QUESTIONE (MOLTO) PRIVATA,

OVVERO ANCHE, CHERCHEZ LA FEMME, O MEGLIO LES FEMMES

 

 

 

 

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE

(rivolto soprattutto ai lettori e futuri lettori del libro "La scomparsa di Ettore Majorana: un affare di stato?", Andromeda, Bologna, 1999, e successive edizioni rivedute, corrette ed ampliate, 2006 e 2014)

 

Dopo tanti anni di inutili sforzi, finalmente si intravede la verità, peccato non la si possa ancora raccontare per intero, in quanto tuttora suscettibile di provocare disagio presso persone viventi...

 

Ringraziamenti - L'autore non può non ricordare esplicitamente: Guido Abate, Susanna Bisi, Luca Russo, Ernesto Scibona, la più o meno lunga frequentazione virtuale con i quali gli è stata preziosa ai fini del presente aggiornamento. Di un altro importante doveroso ringraziamento si farà criptica menzione nel Cap. V.

 

- - - - -

 


 

INDICE:

Preambolo

Cap. I - Un passo fondamentale verso la soluzione

Cap. II - L'Ipotesi Klingsor

Cap. III - E dopo la Germania?

Cap. IV - La fine della vita, a "sud di Tunisi"

Cap. V - Un passo indietro, la scomparsa (ovvero, un doppio, se non un triplo, segreto)

Cap. VI - Conclusione

Appendice - Il caso Tonini

Note

 

- - - - -

 

PREAMBOLO

 

"So what really happened? Since I am a theorist, I will present my theory this afternoon as to Majorana's fate, which is that we shall never know".

Barry R. Holstein, "The Mysterious Disappearance of Ettore Majorana", Carolina International Symposium on Neutrino Physics IOP Publishing, Journal of Physics: Conference Series 173, 2009

 

Doveva essere intorno alla metà degli anni '80 quando, nel corso delle mie frequentazioni di gruppi di studiosi come me insoddisfatti dell'"irrazionalismo" presente nella "filosofia" della fisica del XX secolo, ebbi l'onore ed il piacere di conoscere l'Ing. Valerio Tonini (1901-1992; Tonini fu uno dei compagni di studi di Enrico Fermi a Pisa), come me dubbioso per esempio della corrispondenza della teoria della relatività alla realtà fisica. Fu in quel periodo che ebbi l'occasione di leggere un suo singolare libro sul caso Majorana, "Il taccuino incompiuto - Vita segreta di Ettore Majorana" (Armando Ed., Roma, 1984), e da quel momento ebbe inizio per me una sorta di ossessione per l'enigma di quella misteriosa scomparsa che non mi ha mai abbandonato per oltre 30 anni.

 

Lessi negli anni successivi quanto si poteva trovare sull'argomento, a partire dai libri di Leandro Castellani (1974) e di Leonardo Sciascia (1975), ma soprattutto l'ampio e documentato lavoro dell'amico Prof. Erasmo Recami (1991), che per la prima volta metteva a disposizione del pubblico lettere, documenti, etc..

 

Fu nel corso di codesti approfondimenti, alla ricerca almeno di una soluzione "logica" soddisfacente, che mi avvidi di quella che per me era una grave lacuna nelle discussioni sul mistero: precisamente, l'omissione dell'IPOTESI di un possibile OMICIDIO. Un'ipotesi in effetti piuttosto naturale in ogni sorta di "giallo", e capace di spiegare per esempio il crudele perdurante silenzio che lo scienziato, qualora non fosse deceduto ma banalmente scomparso in maniera volontaria, avrebbe riservato ai propri familiari (madre, 2 fratelli, 2 sorelle; chi scrive è siciliano per parte di madre, e nella sua esperienza l'affetto per la famiglia è sacro ed indiscutibile). È principalmente per tale ragione che ho subito escluso a priori l'eventualità di una scomparsa volontaria dalle mie riflessioni (quasi inutile sottolineare ora che si trattò invece di un errore capitale!), e congetturato a lungo su un possibile omicidio. Certo, anche il suicidio avrebbe potuto spiegare altrettanto bene tale per me fondamentale dettaglio, ma di un possibile suicidio di EM si era parlato spesso, di un omicidio invece no, per ciò che ancora oggi mi consta[1].

 

Certo, pensare seriamente ad un omicidio comportava la ricerca di uno (o più) responsabili e di un movente, mentre con un suicidio si sarebbe concluso prima, mi convinsi al tempo però che il passar sopra a tale ipotesi avesse ragioni più profonde che non una semplice pigrizia intellettuale. Avvertivo infatti presenti sullo sfondo ideologia e conformismo politico, vale a dire, la premura di evitare sospetti su persone e schieramenti che dovevano invece evidentemente rimanere ... al di sopra di ogni sospetto. Insomma, la ben nota preoccupazione di farsi vedere schierati dalla parte dei vincitori, ovviamente i "buoni", e di non esternare nessun dubbio sulla loro assoluta integrità.

 

Progettai allora (o meglio, fui costretto a progettare[2]) un mio proprio libro che, mettendo a disposizione dei lettori tutto ciò che si conosceva sull'argomento, non evitasse ... per principio la naturale discussione dell'ipotesi omicidiaria, e ripeto IPOTESI. Il lavoro fu cortesemente pubblicato nel 1999 da un amico editore bolognese (il Dott. Paolo Brunetti, al quale ribadisco la mia gratitudine), e la prima fase del mio studio logico-indiziario della questione si concluse così, con l'enunciazione delle 4 categorie di ipotesi possibili, ed una non celata propensione per la seconda, o al limite la prima:

 

PRIMA - M V (morte volontaria, ossia suicidio, morte si intende avvenuta in quei fatidici giorni di marzo 1938, non settimane o perfino anni dopo)

 

SECONDA - M NV (morte non volontaria, ossia omicidio o incidente)

 

TERZA - NM V (non morte volontaria, ossia allontanamento deliberato)

 

QUARTA - NM NV (non morte non volontaria, ossia rapimento).

 

La quarta ipotesi, pur proposta da alcuni (nella parte dei "cattivi" di turno, ovviamente, soltanto nazisti o sovietici, qualche volta anche gli stessi fascisti, mah), è sempre stata per me palesemente assurda, quindi su di essa ho sempre sorvolato.

 

Per riassumere lo stato dell'arte a quel punto, torno a dire che la seconda ipotesi non mi risultava mai discussa da nessuno con la necessaria cura, e che, scartata a priori come detto la quarta, bisognava riconoscere che la prima e la terza erano state da sempre quelle più gettonate, anche per colpa - bisogna ammettere - dei messaggi equivoci lasciati da EM prima della scomparsa (la prima per esempio Segrè, e parte dei familiari di EM[3], il più famoso sostenitore della terza Sciascia, con la variante conventuale[4] e l'ulteriore per me ridicola motivazione di eventuali capacità ... profetiche di EM sulla futura prossima guerra, e le crudeltà mai viste prima nella storia che ad essa misero sanguinosa fine).

 

La pubblicazione del libro non aveva però concesso tregua alla mia ossessione, perché in sincerità non mi era chiaro quale delle varie ipotesi fosse quella maggiormente probabile, in tutte notando qualcosa che non quadrava. Privilegiando sempre la categoria M per la ragione di natura psicologica dianzi illustrata, l'omicidio per esempio non riusciva a spiegare decentemente le note "assurde" modalità della scomparsa (troppe troppe comunicazioni da parte di un prossimo assassinato: di nuovo, dotato forse di ... capacità profetiche?), e tale osservazione valeva anche per un eventuale suicidio (ci si suicida e basta, al massimo un biglietto di scuse per i familiari, ed amen). Cosa pensare, un EM forse un po' isterico, o molto spaventato, come fui costretto a supporre in maniera di sicuro azzardata? Per me poi entrambe le soluzioni non spiegavano un punto che mi era caro in maniera particolare: chi aveva spedito quelle famose carte a Tonini, se EM era morto in un modo o nell'altro intorno alla fine del marzo 1938?

 

Continuai quindi a pensare alla questione, utilizzando come "sfogo" per nuove riflessioni e la diffusione di nuove notizie la sezione Forum della rivista Episteme nel mio sito personale[5], ma la situazione è rimasta sostanzialmente invariata per anni ed anni[6], ogni tentativo di soluzione del caso apparendo affètto da qualche insanabile contraddizione. Insomma, fino a relativamente poco tempo fa, si poteva tranquillamente convenire con le parole di Barry R. Holstein con le quali ho aperto questo preambolo.

 

In maniera del tutto inattesa, però, a partire dal 2012 la situazione è infine precipitata, ed una possibile "verità" logicamente accettabile ha cominciato a fare capolino. Illustrerò qui di seguito il più possibile sinteticamente quali sono state le novità più rilevanti nel cammino verso ... la luce finale.

 


 

CAPITOLO I - UN PASSO FONDAMENTALE VERSO LA SOLUZIONE

 

È singolare che la "profezia" di Barry R. Holstein con la quale abbiamo aperto il precedente Preambolo, profezia che nel 2009 appariva inattaccabile ed a lungo (forse appunto per sempre) insuperabile, fosse destinata ad essere smentita già pochi anni dopo, precisamente nel 2012, allorquando venne pubblicata un'autobiografia del noto fisico teorico Tullio Regge, "L'infinito cercare - Autobiografia di un curioso" (Einaudi, Torino, 2012). In essa infatti l'autore dedica un paragrafo a "La scomparsa di Majorana" (p. 105), ricordando un suo marginale coinvolgimento nella ricerca di EM in Argentina (una fuga di EM in Argentina nel 1938 - la specificazione cronologica è qui indispensabile, come più avanti diremo - è spesso stata proposta con un certo successo dai fautori dell'ipotesi allontanamento volontario, in primis il Prof. Recami, vedi la nota 17), aggiungendo poi "Uno strano episodio" di cui val la pena di riportare integralmente i passi salienti, enfatizzandone alcuni con lettere maiuscole:

 

"Recentemente Mario Rasetti[7] mi ha raccontato un episodio che risale a uno dei primissimi party a cui partecipò dopo essere arrivato all'Institute [Princeton], nel 1974. L'ho cercato in lungo e in largo nella mia memoria, ma proprio non lo ricordo. Tuttavia è suggestivo e mi sembra corretto raccontarlo a mia volta, purché si tengano presenti le avvertenze che ho dato. Mario riferisce che arrivammo al party in leggero ritardo. Entrati, ci imbattemmo in una specie di gotha della fisica dell'epoca, un consulto semidivino: in piedi stavano chiacchierando Rabi, Weisskopf e Wigner[8]. [...] Quando passammo vicino alla triade, Rasetti sostiene di aver sentito Weisskopf dire agli altri: «SAPETE CHE È MORTO MAJORANA?» Ovviamentc tutti noi sapevamo della scomparsa di Majorana e delle ipotesi relative alla sua morte, vera o presunta, per cui Mario fu molto colpito dal fatto che Weisskopf non avesse l'aria di parlare di un passato già allora molto lontano oppure di un grande mistero storico. Al contrario: sembrava comunicare agli altri una novità, una triste notizia, COME SE LA COSA FOSSE ACCADUTA QUALCHE GIORNO PRIMA. Ripeto, non ricordo questo episodio. Rasetti racconta di essersene andato e di avermi lasciato con questo gruppetto di colleghi. Non ricordo che Weisskopf me ne fece mai cenno negli anni successivi. Ciò non è conclusivo, perché non è detto che ne dovesse parlare anche con me. Però mi risulta un po' strano che non sia mai capitato di entrare in un discorso del genere con qualcuno dei miei collcghi".

 

L'assoluta attendibilità della testimonianza (qualcuno di coloro "che sanno", e ce ne sono certamente, si decide finalmente a lasciar trapelare qualcosa, sebbene in maniera ... involontaria!), ci offre una data quasi precisa per la morte di EM[9], e cioè la fine del 1973 o l'inizio del 1974. Essa consente comunque di cancellare definitivamente le due categorie M dal novero delle possibilità elencate nel Preambolo, ed ecco allora che per cominciare a spiegare il mistero Majorana rimane soltanto l'ipotesi NM V, ossia l'ALLONTANAMENTO VOLONTARIO, vale a dire l'ipotesi esattamente opposta di quella verso cui avevo sempre in precedenza inclinato, ahimè.

 

Quindi sappiamo dal 2012 che Ettore Majorana NON morì affatto né nel 1938, né nel 1939 (come di recente proposto da alcuni noti majoranologi), e che la sua scomparsa deve essere considerata VOLONTARIA (V), e non l'opposto NV, come al contrario avevo sempre fino ad allora ritenuto più ragionevole supporre per le motivazioni che non mancherò qui di esporre (ma si sa che spesso la realtà storica sfugge ai criteri della logica e della ragionevolezza, al punto da doversi domandare in maniera abbastanza preoccupata: ma esiste davvero una Vernunft in der Geschichte?, mah).

 

Che EM potesse non essere morto a ridosso della fine di marzo 1938 lo si poteva in effetti sapere da tempo (vedi anche la nota 3), se si fosse dato credito alla seguente notizia (la citiamo così come essa viene riportata nell'Archivio della Segreteria di Stato della Città del Vaticano, precisamente nel foglio N. 16 del Dossier sul caso Majorana recentemente messo a disposizione del pubblico):

 

 

"Il 13 aprile una donna infermiera che conosceva bene lo scomparso attestò di averlo incontrato in una piazza di Napoli (indicò i colori dell'abito e del soprabito) e poté precisare ll giorno, deducendolo dalla data d'una lettera che era la causa di quel suo passaggio per quella piazza. Era il 2 aprlle".

 

Il fatto è che fino al 2012 avevo sempre ritenuto codesta testimonianza inaffidabile, ed invece mi sono dovuto ricredere.

 

Bene, non a  caso poc'anzi ho usato il termine "cominciare", perché se EM non è morto nel 1938, né peraltro nel 1939, bensì nel 1974 (accettiamo questa data), ecco che si vorrebbe sapere cosa ne è stato di lui per i quasi 40 anni successivi alla sua "ufficiale" scomparsa, e poi perché in fondo un'apparentemente banale fuga da casa (per esempio, con una bella amante che potesse costituire un legame inacettabile per l'ingombrante sua "famiglia", perché no?!) si svolse con le note sconcertanti modalità (torneremo ovviamente in seguito sulle difficoltà connesse a codesto punto, che chiameremo l'obiezione III).

 

CAPITOLO II - L'IPOTESI KLINGSOR

 

Allo scopo di approfondire dunque l'ormai accertata soluzione NM V, appare sensato iniziare con il domandarsi: perché parlare ancora di EM a distanza di tanto tempo dalla clamorosa scomparsa (clamorosa ovviamente in un ambiente alquanto ristretto), a meno che Ettore non avesse in qualche modo continuato ad essere un personaggio rilevante sotto l'aspetto scientifico? Ovvero, se EM se ne fosse per esempio andato nel 1938 in Argentina a fare il campesino, o l'allevatore di bestiame, o qualsiasi altro mestiere, oppure celato e scientificamente inattivo in qualsiasi altra parte del mondo (incluso ... un convento), perché mai la "triade" avrebbe dovuto parlare ancora di lui, e della sua morte, oltre trent'anni post eventum?

 

Insomma, è giocoforza convenire che EM ha continuato invece un'importante attività scientifica (o di altro genere comunque rilevante), sia pure sotto mentite spoglie, anche dopo il 1938, e che questa almeno da un certo momento in poi è stata perfettamente conosciuta da ... chi era in grado di conoscerla.

 

È oggi per me abbastanza palese non solo che Regge (il quale era ormai malato e verso la fine della vita, al punto che dovette dettare la propria autobiografia ad un collaboratore, Stefano Sandrelli) ha rivelato (imprudentemente!) la data di morte di EM, ma anche fatto intuire, almeno in parte, ciò che avvenne di lui dopo il 1938, dimostrando assurde tutte le altre ipotesi fin qui avanzate all'interno della categoria NM V (quali quella del ritiro in un convento, Sciascia, di una fuga in Argentina, Recami, di una scelta di vita da barbone o quasi in qualche remoto vallone calabrese, un tardivo suicidio, una morte prematura per cause naturali, etc.. etc.).

 

Iniziamo con il mettere in evidenza il fatto che l'episodio di Princeton ne riecheggia nitidamente un altro, GUARDA CASO pure lui riferentesi all'anno 1974, precisamente al mese di gennaio, in questo caso possiamo essere certi della data. Domenica 17 ottobre 2010 il quotidiano la Repubblica dedicò ben tre pagine a "La ricomparsa di Majorana", sostenendo che fosse "altamente probabile" riconoscerlo in una foto che ritrae un personaggio sconosciuto insieme ad Adolf Eichmann mentre questi trovava riparo in Argentina nel 1950 (vedi la foto che apre il capitolo III; il terzo personaggio ivi raffigurato, quello con la pipa, è il capitano delle SS Herbert Kuhlmann, non accusato di crimini di guerra). In quell'occasione un giovane Giorgio Dragoni, successivamente professore di Storia della Fisica presso l'Università di Bologna, riferì di una sua intervista al Prof. Gilberto Bernardini (un altro noto fisico teorico che aveva conosciuto personalmente EM) svoltasi a Pisa verso la fine del mese di gennaio del 1974[10], nel corso della quale si sentì dire dall'illustre interlocutore: "Lei sa che io conosco la scelta fatta da Majorana? Non è una scelta che le farà piacere, Ettore si trasferì in Germania per collaborare alle armi del Terzo Reich".

 

Ecco quindi che entra per la SECONDA volta[11] prepotentemente in scena quella che nel 2000 battezzai IPOTESI KLINGSOR. Riporto estesamente una mia nota del tempo[12], anche perché essa introduce alla (per me ovviamente importante!) questione come mai abbia impiegato tanti anni prima di accettare tale ipotesi[13].

 

"A dire il vero, nel corso delle mie personali 'indagini', mi è pure venuta all'orecchio, in via riservata, una nuova 'possibile verità' [...] Majorana sarebbe fuggito volontariamente in Germania (lasciando credere di essersi tolto la vita), allo scopo di collaborare con alcuni scienziati del III Reich addetti al progetto della fantomatica "bomba atomica" tedesca, che aveva avuto modo di conoscere e stimare durante il suo soggiorno in Germania nel 1933; successivamente, alla conclusione delle ostilità, avrebbe trovato rifugio in Sud America, assieme ad altri gerarchi nazisti. L'ipotesi così sintetizzata, alla quale mi piace riferirmi come all'ipotesi Klingsor (ricollegandola al romanzo di Jorge Volpi, "In cerca di Klingsor", Mondadori, 2000, dove peraltro non si nomina mai Majorana), ha diversi 'meriti': per esempio è capace di spiegare talune voci di avvistamento dello scienziato in quella parte del mondo (a cui si dà molto credito, come si è ricordato, nel libro di Recami - ma, appunto, la vera fuga dall'Europa sarebbe avvenuta nel '45, e non nel '38!), oppure le chiacchiere relative a un suo ritiro, per ovvie ragioni del tutto occultato, in qualche convento italiano, a seguito di un ritorno nel nostro paese un numero imprecisato di anni dopo i drammatici eventi della guerra (vedi per esempio Sharo Gambino, "L'atomica e il chiostro", Jaca Book, 2001). La famiglia - o almeno parte di essa, e da un certo punto in poi - sarebbe stata al corrente dei fatti, ma per comprensibili motivi avrebbe preferito continuare ad accreditare l'ipotesi del suicidio, tenuto conto che il collaborazionismo sarebbe stato ritenuto peccato ben peggiore da addebitare al congiunto. Si tratta di una ricostruzione logicamente decente (e coerente, al pari del resto di quella che ho deciso finora di privilegiare, con uno dei "dettagli" più inquietanti di tutto questo mistero, cioè la testimonianza, ingiustamente sottovalutata, della signora Fiorenza Tebalducci [...]), se non fosse per due grosse obiezioni alle quali non riesco a trovare adeguata risposta. Perché tale specifico episodio sarebbe passato completamente sotto silenzio, quando numerosi particolari, riguardanti il ruolo di altri scienziati collaboratori dei nazionalsocialisti, sono stati divulgati? (vedi per esempio "Operation Epsilon: The Farm Hall Transcripts", Inst. of Phys. Publ., Bristol, 1993, attualmente distribuito dalla Univ. of California Press). Perché soltanto alla memoria di Majorana sarebbe stato riservato un trattamento di favore, specialmente da parte di persone che - come Emilio Segrè, tanto per citare uno dei "ragazzi di via Panisperna" - non lo "amavano" di certo? Inoltre, se Majorana intendeva davvero fuggire in Germania simulando un suicidio, quale sarebbe il senso delle note "complicazioni": una prima lettera annunciante il suo proposito, poi una seconda in cui lo rinnegava, un viaggio a Palermo apparentemente inutile, il ritorno a Napoli, seppure realmente avvenuto, etc.?!"

 

Insomma, al contrario di alcuni per principio ostili all'Ipotesi Klingsor per le sue ovvie conseguenze ideologico-politiche, alla possibilità di una fuga in Germania ho sempre prestato particolare attenzione, anche perché, come accennato nella nota di cui sopra, ne avevo sentito parlare ... in confidenza, in ambienti diversi, sia SCIENTIFICI sia FAMILIARI[14], ma l'avevo sempre dovuta rifiutare come non realisticamente percorribile in quanto personalmente incapace di superare ben tre obiezioni. Vale a dire, le due enunciate nella nota precedente (che dirò rispettivamente II e III, quest'ultima già introdotta alla fine del capitolo I), e soprattutto quella di natura "psicologica" illustrata in precedenza (che dirò I), sulla per me incomprensibile indifferenza mostrata da EM verso i sentimenti di madre, fratelli, sorelle, qualora si fosse limitato ad andarsene, sia pure in incognito, in Germania, una decisione non certo improponibile né ... scandalosa nel 1938. Sta di fatto che, continuando a pensare all'Ipotesi Klingsor, feci poi pubblicare ancora su Episteme nel dicembre del 2002 un ampio lavoro sullo stesso tema, "Il caso Majorana - L'«ipotesi Klingsor»" (Episteme, N. 5, Parte I).

 

L'obiezione II è stata formulata dal Prof. Recami con le seguenti chiare parole:

 

"Del tutto destituite di fondamento sono le fantasie - frutto molto più tardo - circa un rapimento da parte straniera (a quel tempo i politici non avevano alcun sentore dell'importanza della fisica nucleare) o una sua fuga in Germania, URSS o altro Paese per collaborarvi a ricerche (AL TERMINE DELLA GUERRA CE NE SAREBBERO GIUNTE DAI COLLEGHI FISICI PRECISE TESTIMONIANZE)" (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, pp. 99-100).

 

Sempre lo stesso Prof. Recami ha inoltre evidenziato la validità pure dell'obiezione III con la seguente importante condivisibile osservazione:

 

"in un caso del genere, Ettore ne avrebbe potuto parlare con la famiglia, SENZA BISOGNO DI ARCHITETTARE LE SOFFERTE CONTRADDIZIONI DELLE SUE ULTIME LETTERE" (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 100).

 

Dopo aver comunque osservato che una tale obiezione potrebbe essere generalizzata, anche se per esempio EM avesse voluto abbandonare tutto e tutti per andare a rifarsi una vita in Argentina (bastava un bigliettino di scuse in tal senso, che palesasse un suo eventuale disagio ed un suo comprensibile desiderio di superarlo, anche senza indicare precisamente la mèta scelta come luogo da cui ricominciare una nuova vita), è necessario chiedersi: perché accettare l'Ipotesi Klingsor senza aver prima risposto lucidamente ai precedenti dubbi? O perché rifiutarla a priori senza nemmeno aver introdotto tali dubbi, ed accertato la loro insuperabilità??[15]

 

È secondo me ormai certo, dopo le DUE testimonianze sopra descritte, ed una TERZA con esse perfettamente compatibile di cui diremo nel capitolo IV, che quell'IPOTESI deve essere considerata invece una VERITÀ, a parte obiezioni più o meno logiche a cui non si sappia rispondere. Possiamo però dire subito che all'obiezione II ha risposto parzialmente quel Grande Inquisitore che abbiamo introdotto nella nota 11 con le seguenti parole:

 

"È chiaro per esempio perché Segrè non abbia mai voluto avanzare l'ipotesi Majorana in Germania per le armi. Sarebbe stato un riconoscere la personalità scientifica di Majorana, meglio darlo suicida o comunque psicologicamente disturbato".

 

Bene, se ciò spiega l'"assenza" di Segrè, ciò non basta a rispondere all'obiezione generale di Recami. La si può secondo noi superare unicamente andando a toccare un argomento oggi piuttosto scottante, un tabù della società occidentale post seconda guerra mondiale. Fatto sta che i tre scienziati della "triade" erano tutti e tre ebrei (ci auguriamo con codeste parole di non essere fatti oggetto della pericolosa accusa di ... antisemitismo!), e che la componente ebraica era (è) a tal punto influente nel campo della fisica[16] che Regge a Princeton cercò perfino di imparare l'ebraico: "Ma come, tu sei un goy, un non ebreo, e parli ebraico così bene?" (dalla citata autobiografia, p. 111). Insomma, il perdurante interessamento nei confronti di EM da parte di codesta comunità potrebbe dimostrare che EM fu in qualche misura per essa interessante anche DOPO il 1945, e forse addirittura utile alla loro causa, e con codeste parole introduciamo un nuovo capitolo del nostro faticoso aggiornamento.


 

CAPITOLO III - E DOPO LA GERMANIA?

 

 

Abbiamo introdotto il capitolo precedente chiedendoci: perché parlare ancora di EM a distanza di tanto tempo dalla scomparsa, a meno che Ettore non avesse in qualche modo continuato ad essere un personaggio rilevante sotto l'aspetto scientifico? Bene, se l'Ipotesi Klingsor si afferma da sé almeno da un certo punto in poi con grande evidenza, è ovvio che tale interrogativo necessita di adeguata risposta pure in relazione al post 1945, adesso che sappiamo che EM è morto soltanto intorno al 1974, ed è quindi impossibile pensare, come hanno fatto invece alcuni majoranologi pur inclini ad accettare l'ipotesi Klingsor, che lo scienziato siciliano sia morto per esempio in Germania a causa di qualche incidente di guerra (quale tanto per dire un bombardamento).

 

Coloro che preferiscono dare EM per morto nel 1938, o al massimo nel 1939 (per tali ipotesi si veda quanto se ne dice nel menzionato Forum di Episteme oppure nella versione ampliata 2014 del nostro saggio sull'argomento), non ci avranno certo seguito fin qui, ma tra quelli che accettano invece quanto esposto nel capitolo precedente si trovano sostanzialmente due sole "piste" in gioco.

 

La prima, decisamente maggioritaria, è quella sudamericana di cui all'articolo apparso su la Repubblica nel 2010 (vedi anche la nota 14). Essa ha il pregio di raccordarsi abbastanza bene per esempio con l'analoga ipotesi avanzata da Recami[17], a parte il fatto non trascurabile che si sarebbe costretti a spostarne la data in avanti di diversi anni (dal 1938 al 1945 o addirittura al 1950). In fondo non è nemmeno indispensabile per insistere su tale pista che si riconosca EM nello sconosciuto ritratto accanto ad Eichmann sulla nave in viaggio verso l'Argentina, noi per esempio non ce lo riconosciamo, sinceramente (ed in genere diffidiamo alquanto delle conclusioni dei cosiddetti "esperti" in campi che sono per loro stessa natura assai incerti).

 

La logica e l'intuito (che pure non hanno dato buona prova di sé nei tentativi di ricostruzione precedenti!) ci fanno notare però dei lati deboli di tale pista. Infatti, come sarebbe Weisskopf venuto a conoscenza di particolari inerenti la vita di un EM fuggitivo in Sudamerica, intento a rifarsi laggiù una nuova esistenza, addirittura ... la TERZA, con ogni verosimiglianza ancora più nascosto di prima per i suoi trascorsi accanto alla parte soccombente nel conflitto, e per questo universalmente criminalizzata?[18] Poiché dell'efficienza dei servizi segreti israeliani non si può che avere grande stima, se EM fosse stato ricercato per vendetta ecco che sarebbe stato sicuramente trovato e catturato assai prima del 1974, appunto come Eichmann, mentre se viceversa non avessero voluto ricercarlo, allora perché pensare ancora a lui a quasi trenta anni dalla fine del conflitto, tenuto conto che si era ormai ritirato dalle scene da solo?

 

La terza parte della vita di EM rimarrebbe oscura, e diremmo irrimediabilmente oscura, se non fosse che una nuova testimonianza a sorpresa, oggi ignorata dalla maggior parte dei "majoranologi", non indicasse una nuova strada, che conduce dalla parte opposta del Sudamerica, vale a dire in URSS (ma si badi bene, non nel 1938 bensì nel 1945!).

 

Nel sito menzionato nella Nota 10 si trova infatti la foto di una curiosa "lettera con firma scarabocchiata pervenuta diversi anni fa a Stefano Roncoroni autore nel 2013 dell'ultimo saggio pubblicato sulla scomparsa di Majorana", nella quale lettera (precisamente: "Nota da Augusto Maggiorani a Dr. Stefano Roncoroni") si parla di "contatt[i] telefonic[i] avvenut[i] via 'ponte radio'" che "venivano dalla zona di Yalta-Crimea" tra un tal Prof. Dott. Ing. Giuseppe Gallo (classe 1926) ed una persona identificatasi quale Ettore Majorana.

 

http://misteridiassisi.it/lettra-a-stefano-ronconi/ [sic]

 

Il primo di codesti contatti si sarebbe verificato "subito dopo la guerra circa a metà del 1946", indi "prolungati almeno fino a metà 1957". La lettera si conclude con le seguenti parole:

 

"Secondo l'Ing. Gallo ed anche mia modesta opinione (Maiorana [sic] + Pontecorvo) sino a data non quantificabile hanno concluso la loro opera al servizio dell'Unione Sovietica".

 

Un po' poco si potrà dire, ed è difficile essere di parere contrario, invero si usa di solito grande cautela di fronte a resoconti del genere, che nella maggior parte dei casi provengono da semplici "mitomani" (o sapienti creatori di interessati depistaggi). Questo però appare prima di tutto interamente originale, e poi perfettamente in accordo sia con il filo logico che stiamo seguendo, sia con un'altra analoga testimonianza, in maniera assoluta indipendente da quella del "Maggiorani", di cui diremo nel prossimo capitolo.

 

Non è assurdo in effetti immaginare che EM lavorasse a Peenemunde[19], dove nel 1945 arrivarono i sovietici. Si sa che molti dei tedeschi sopravvissuti (e collaboratori non tedeschi) fuggirono verso il fronte alleato, ma alcuni rimasero in loco, rassegnati a finire nelle mani dei russi. Orbene, non è difficile supporre che tra questi ci fosse pure un EM sconcertato dal nuovo colpo infertogli dal suo difficile destino. Facile immaginare pure che, come fa apertamente il "Maggiorani", durante il periodo sovietico EM abbia collaborato segretamente con l'ex collega Pontecorvo a favore di Israele, sicché alla fine gli fu permesso di tornare in patria, per trascorrervi in ombra gli ultimi anni della vita, come vedremo nel prossimo capitolo (tali ritorni in Occidente di persone coinvolte nella guerra, e successivamente "trattenute" in URSS in qualche caso pure per parecchi anni, non sono affatto inusuali, come si potrebbe viceversa credere sulla base della cattiva pubblicità riservata a quel paese da parte degli ex "alleati" e dei loro numerosi ... fiancheggiatori).

 

Non possiamo però terminare questo senza dire qualcosa di più su Bruno Pontecorvo (1913-1993), ed il suo ruolo non solo nell'affaire Majorana. Vero che l'ex "Cucciolo" di via Panisperna si trasferì in URSS soltanto nel 1950, ma si sa che aveva già "aiutato" i sovietici da lontano insieme alla spia comunista Klaus Fuchs. Ricordo al volo che durante una conferenza svoltasi a Firenze nel 1990, presente il solito Gilberto Bernardini, fu chiesto a Pontecorvo se sapeva che fine avesse fatto EM, e lui invece di rispondere qualcosa del tipo "ma che ne so io", accettò la domanda e diede un'ambigua elusiva risposta, risposta che oggi è possibile interpretare perfettamente nello schema complessivo e complesso che stiamo cercando di descrivere qui, sebbene il più possibile succintamente. "Ettore finì all'Ovest", disse Pontecorvo, un'affermazione che può essere interpretata sia come l'esatto opposto della verità (come dire, cercatelo pure in Sudamerica, tanto lui è stato in Russia), sia come una verità che però gli interlocutori non sono in grado di comprendere (dalla Russia è tornato in Italia, e l'Italia si trova appunto ad Ovest della Russia!)[20].

 

CAPITOLO IV - LA FINE DELLA VITA, A "SUD DI TUNISI"

 

Con una possibile TERZA vita di EM in URSS abbiamo forse concluso il nostro itinerario verso la tanto agognata consapevolezza sull'annoso mistero? Ahinoi, no, perché ci si imbatte (dobbiamo sottolineare, fortunatamente) in un ulteriore racconto (risalente al 2011, e passato pressoché inosservato presso la maggior parte dei majoranologi, incluso il sottoscritto) che si integra in modo perfetto con quanto fin qui illustrato, e che va quindi a completare il quadro totale della vita di EM in maniera abbastanza solida e definitiva (almeno si spera!).

 

Si tratta di un'esperienza vissuta personalmente da tale Ernesto Scibona, che vive "a sud di Tunisi", indicazione geograficamente corretta in quanto l'estrema punta sudorientale della Sicilia si trova a sud del parallelo che passa per la capitale della Tunisia.

 

Ecco gli URL delle pagine web da cui si può conoscere il suo racconto:

 

http://www.asudditunisi.com/2011/06/la-ricomparsa-di-majorana.html

http://www.asudditunisi.com/2012/08/ho-conosciuto-ettore-majorana-2.html

 

Da dette pagine estraiamo qualche ampio stralcio a beneficio del lettore.

 

"«Un viso marcato e ben definito, caratteristico, con zigomi accentuati». Un identikit preciso, anche a decenni di distanza. Evidentemente certi volti, certi particolari, non si dimenticano. Ernesto Scibona non lo vede da 40 anni, quel viso, eppure è sicuro: è lui, l'ha riconosciuto. Il "lui" è - o meglio sarebbe - Ettore Majorana. Proprio lui, lo scienziato catanese scomparso nel nulla nel 1938 e avvistato un po' ovunque, in giro per il mondo. Ernesto Scibona è di Mirabella Imbàccari, paesino dell'entroterra catanese, ma ormai vive da tanti anni a Ragusa. E dalle parti di Mirabella ricorda di averlo visto, uno che assomigliava tanto a Majorana. Con quegli zigomi pronunciati e il viso marcato, «decisamente brutto». Un avvistamento che risale alla fine degli anni Sessanta, quando Scibona era ancora adolescente e in una casa cantoniera dell'Anas andava ogni tanto con il padre a trovare questo strano personaggio. Parlava poco, quell'uomo sulla sessantina che sembrava un barbone pur essendo distinto. Un po' pelato senza barba, «aveva un aspetto burbero, ma l'animo gentile». Ricorda ora Scibona che «sembrava sempre assente, borbottava tra sé e sé, come se facesse dei conti». Viveva in una casina rossa sulla provinciale tra Caltagirone e Mirabella, in mezzo a copertoni, metalli e oggetti raccolti qua e là. Si confidava solo con il padre di Scibona: forse, ricorda oggi Ernesto, parlavano della guerra. Che fosse davvero Majorana o no, in quel periodo le campagne siciliane erano piene di militari sbandati e disadattati dopo la guerra. Ma era davvero Majorana? A Ernesto Scibona questo dubbio, quasi un'ossessione, è venuto quattro anni fa, quando a Chi l'ha visto? si parlava della scomparsa del fisico, con l'oramai solita e vasta gamma di ipotesi: rifugiato in Sudamerica, barbone in Sicilia o al soldo della Germania nazista. «Sono saltato sulla sedia quando ho visto la sua fotografia». E da lì è cominciata un'inesauribile e affannosa ricerca sulle tracce di quel finto barbone della casina rossa dell'Anas. «Ho contattato la trasmissione di Rai3, ma non mi hanno creduto, volevano una foto», racconta ora Scibona. «Ma chi ce l'aveva a quei tempi una macchina fotografica?». E poi, che senso aveva andare in giro a fotografare un barbone? Così Scibona ha provato pure a chiedere ai carabinieri, a Mirabella, a Ragusa e persino a Roma, ma con scarsa fortuna. E anche «i parenti non ne vogliono sapere, per loro la storia è chiusa». L'unico con cui parlava era il padre di Ernesto. Gli avrebbe detto di chiamarsi Ettore Major e di provenire da una buona famiglia di Catania. «Ne ho parlato con mia madre», spiega Scibona, «lei mi disse che mio padre aveva capito male e che quel signore disse "mi chiamo Ettore, Ettore Majorana"». La famiglia Scibona passava spesso da lì, per andare in campagna, e ogni tanto si fermava a parlare con lui, gli portava da mangiare. Una volta addirittura Scibona senior lo invitò ad andare con loro in campagna, ma quell'uomo così educato e schivo rifiutò. Così come rifiutava tutte le offerte di soldi".

 

"Per quattro anni è stato in quella casa, ma soltanto nei mesi primaverili. Nella casina rossa Scibona ha preso gli "effetti personali" del presunto Majorana, da cui si potrebbero ricavare tracce di Dna: reti per materassi, ombrelli, cinghie, penne, un pettine, uno specchio triangolare, un piatto, scarpe. «Purtroppo ho trovato solo un pezzetto di carta dentro a un nido di topi, sopra c'erano formule matematiche». Una volta il Major/Majorana aveva chiesto al padre di Scibona un quaderno con una matita: «Speravo di trovarlo», si rammarica ora Ernesto, «ma lui distruggeva tutto nel fuoco». E per questo le pareti della casa cantoniera sono annerite. Come in un'altra casa al bivio della statale Caltagirone-Gela, dove si diceva vivesse sempre quello strano personaggio. Cosa sperava di trovare in quel quaderno? Le prove che quel barbone gentile e acculturato («Mio padre diceva che parlava sei lingue, invece mia sorella mi ha detto che mischiava parole italiane e straniere») fosse davvero lui, quell'Ettore Majorana avvistato un po' ovunque, ancora oggi al centro di misteri e ipotesi fantasiose".

 

"«A mio padre aveva detto di sapere tante cose, alcune segretissime che nessuno avrebbe dovuto sapere, per il bene di tutti». Segreti militari, spionaggio, scienza al servizio della guerra (anche di quella "fredda"): queste le affascinanti ipotesi che però sembra impossibile confermare o smentire. Di certo c'è che «si comportava da morto vivente e la testa sicuramente "non era a posto"». Voleva mantenere un segreto e c'è riuscito, anche perché il padre di Ernesto ha tenuto fede alla promessa e non ha mai rivelato di cosa parlassero. E pensare che nei primi tempi Scibona senior si era convinto di aver capito cosa turbava quell'uomo: «Lo sapevo, c'entra una donna!». «Sono sicuro che è stato in Germania e poi l'hanno preso i russi», insiste Ernesto Scibona. A quell'adolescente di Mirabella, una delle poche volte che gli rivolse la parola, lo strano signore regalò una volta una moneta d'argento del Terzo Reich, datata 1936. Il "vero" Majorana in Germania c'era stato sicuramente nel 1933".

 

"«L'ultima volta che l'ho visto SARÀ STATO NEL 1974, stavo andando a Caltagirone», conclude il suo racconto Scibona".

 

Spero vivamente che di fronte a quella data, 1974, i benevoli lettori giunti a questo punto del presente aggiornamento avranno fatto un salto sulla sedia! Debbo ripetere che su quest'ultima possibile fase della vita di EM si sono mostrati scettici quasi tutti gli studiosi del caso con i quali ho discusso, ma ho contattato e parlato a lungo con Ernesto Scibona, una persona semplice, gentile, del tutto normale, niente affatto un mitomane, che di EM non sapeva quasi nulla prima di quel casuale incontro con la sua storia tramite la nota trasmissione televisiva menzionata. Nella testimonianza proveniente da "sud di Tunisi" ci sono almeno 5 particolari che la rendono sorprendente, sicuramente non appresi né dalla TV né dalla stampa né dalla letteratura.

 

Il primo di essi l'abbiamo appena nominato: come poteva sapere Scibona nel 2006 (quando parlò per la prima volta della sua esperienza dopo aver visto una puntata di "Chi l'ha visto?") che Dragoni avrebbe menzionato lo stesso anno nel 2010, oppure che Regge sei anni dopo avrebbe nominato ancora il 1974 pubblicando quella fondamentale indiscrezione concernente il preciso ricordo di Mario Rasetti? Scibona non aveva mai nemmeno sentito nominare Dragoni, Regge e Rasetti, mentre rammenta bene la data della "scomparsa" definitiva del misterioso sconosciuto, perché proprio in quel periodo stava facendo il servizio militare (comunicazione privata).

 

Il secondo, ed il terzo, sono rappresentati dalla successione GERMANIA-URSS. Se della Germania ed EM si è abbastanza discusso in varie sedi, non mi pare che analoga attenzione sia mai stata sollevata in relazione ad un eventuale soggiorno del fisico italiano in URSS (e si noti bene, PRIMA Germania POI URSS, non URSS come sostituta della Germania).

 

Il quarto particolare è costituito dal fatto che secondo Scibona all'origine delle tribolazioni di EM ci fu UNA DONNA (un amore infelice), laddove di donne - e di amori importanti - in relazione ad EM non è mai stato detto nulla, ultimamente anzi si è addirittura fatta strada l'ipotesi di gran moda che fosse un omosessuale (da intitolargli, magari, qualche sezione dell'Arcigay). Dopo quello dell'anno, si tratta per noi di un altro dettaglio di fondamentale importanza, su di un argomento che non abbiamo ancora trattato avendolo lasciato volutamente (e forzatamente!) per ultimo.

 

A questo quarto particolare è legato il quinto, il LUOGO scelto da EM per trascorrere il più possibile in pace l'ultima parte della sua travagliata esistenza, presumibilmente vicino a qualche affetto personale. Cioè la Sicilia a sud di Tunisi, Ragusa, e basti per ora codesto criptico riferimento ad una possibile donna, in attesa che sia possibile svelare qualche ulteriore particolare sulla vita di EM nel periodo 1906-1938, prima cioè di tutta la tempesta che successivamente lo travolse. Una vita certamente difficile quella del "banomo"[21] ancora così vivo nei ricordi di Scibona - una sorta di vagabondo che ripeteva sempre alle pochissime persone che allora frequentava a Mirabella Imbaccari: "Per il bene di tutti, è bene che io conservi il segreto", e poi di essere sotto l'occhio di non meglio precisati "servizi segreti" - ma pure in qualche misura particolarmente sfortunata, trascinata via dal vento di una guerra epocale di cui si avvertono ancora oggi forti le conseguenze.

 

A proposito infine di possibili conferme del racconto di Scibona, noto che egli è ancora in possesso di materiale organico proveniente dal suo "banomo" sul quale si potrebbe forse effettuare un esame del DNA:

 

"ho conservato tutte le sue povere cose in un sacco, ed ho incaricato mia figlia di farle analizzare dal DNA, quando sarà possibile, anche quando non ci sarò più, perché ormai i testimoni di quell'avvistamento non ci sono più, mia madre, mia sorella, il signor Granato che anche lui gli dava da mangiare, il figlio di quest'ultimo Puccio Granato, non ci sono più" (comunicazione privata).

 

Un DNA che proviene da "sud di Tunisi", ma pure altri possibili chiarificatori analoghi esami verranno alla mente di tutti i miei interlocutori dopo la lettura del capitolo successivo, anche se ... non li menzioneremo esplicitamente! Certo che bisognerebbe evitare che se ne occupino le lunghe mani di certe persone assai coinvolte nel caso, fidarsi è bene ma...

 

Detto anche troppo sull'ultima fase della vita di EM nella limitata sede del presente aggiornamento, terminiamo qui il capitolo, non senza però mostrare ai lettori quella che è probabilmente l'ultima traccia materiale rimasta di EM (il "pezzetto di carta dentro a un nido di topi" di cui si diceva poc'anzi):

 

 

Alcune delle persone da me interpellate hanno visto nel biglietto un semplice pigreco/4, ma forse al denominatore c'è un'acca (h) minuscola, almeno così mi è parso di poter comprendere da alcuni campioni della scrittura di EM. Certo è che non si tratta né di un numero di telefono, né di una lista della spesa, né di un indirizzo, etc., tutte cose che avremmo viceversa potuto aspettarci da un vagabondo qualsiasi sperduto nella campagna siciliana...

 

 


 

CAPITOLO V - UN PASSO INDIETRO, LA SCOMPARSA (OVVERO, UN DOPPIO, SE NON UN TRIPLO, SEGRETO)

 

 

(EM, quinto da sinistra seduto, in collegio a Roma nel 1917; si trovava lì dal 1915, allievo della IV elementare, si noti che il ragazzo porta la divisa da interno, e che in quel periodo la madre non si era ancora trasferita a Roma

https://news.gesuiti.it/ettore-majorana-ex-alunno-dellistituto-massimo/)

 

All'inizio del capitolo precedente ci domandavamo se si potesse ritenere concluso il nostro itinerario verso una definitiva consapevolezza, e tale domanda potremmo riproporre adesso, dopo che abbiamo ricostruito in maniera abbastanza convincente l'intera vita di EM dopo il 1938. Bisogna purtroppo rispondere di NO. Se abbiamo infatti superato abbastanza bene l'obiezione II, rimangono ancora prive di risposta sia l'obiezione III (sulle singolari modalità che hanno accompagnato la scomparsa di EM[22]), sia la I, quella di natura "psicologica" valida in generale per tutti gli eventi del tipo NM V. Come detto, un'obiezione per noi fondamentale, come superarla nel presente caso? Bene, anche se sempre spiacevole doverlo riconoscere in siffatti frangenti (i familiari di solito non vogliono nemmeno sentirne parlare!), pare che l'unica soluzione sia ammettere l'esistenza di un particolare ASTIO da parte dello scomparso nei confronti delle persone i cui sentimenti vengono da lui ignorati ed offesi[23], e proprio non aver preso in considerazione la possibile esistenza di un tale astio costituisce il mio errore principale nei precedenti tentativi di soluzione del caso (mi fidavo del resto di quanto era già stato scritto sull'argomento, risultato a posteriori estremamente carente sotto certi aspetti).

 

Ciò premesso, quali potevano essere le ragioni di un grave rancore di EM nei confronti almeno di alcuni dei suoi familiari? E precisiamo, un rancore che possa essere comprensibile, avente cioè ragionevoli motivazioni, e non soltanto una soggettiva esagerata reazione da parte di una persona che è in qualche modo lei ad essere "psicologicamente disturbata" di fronte a comportamenti sostanzialmente legittimi. Ma psicologicamente disturbato lo era davvero EM?

 

Ecco che per rispondere ai nostri interrogativi siamo costretti a fare un passo indietro, al periodo della vita di EM anteriore al 1938, per cercare di sapere-capire cosa possa averlo ferito allora in un modo tanto significativo, e foriero delle note gravi conseguenze future. È chiaro che ci addentriamo in un terreno ... minato, in segreti gelosamente custoditi, e che non sarà possibile manifestare apertamente talune certezze o fondati sospetti che chiariscono finalmente tutto, anche perché NON è affatto nostro il merito di almeno due parti fondamentali della soluzione. Un tutto che è infatti alquanto complesso, e costituito anche da avvenimenti che non abbiamo mai neanche lontanamente sfiorato in precedenza con il pensiero[24] (né ci risulta che mai qualche altro majoranologo si sia mai neppur lontanamente avvicinato alla verità), prima che un grande esperto del caso non ci avesse indicato cortesemente in quale direzione andare ad investigare al fine di risolvere la nostra antica curiosità. Si tratta di  uno studioso che con grande pazienza e sagacia ha saputo in maniera convincente ricostruire l'enigmatica fase della scomparsa, e ce ne ha comunicato alcuni elementi essenziali dopo molte nostre insistenze (la corrispondenza virtuale intercorsa tra noi nel corso degli ultimi anni ha oltrepassato le 500 pagine!), elementi che si sono inquadrati perfettamente in altri trovati da noi stessi, e con altri rinvenuti successivamente, a comporre una sorta di grosso puzzle, circostanza che ha confermato che la nuova strada imboccata era finalmente quella giusta (del resto, una volta che si è capito dove bisognava andare a scavare, certe notizie sono venute fuori da sé). Ci piace riferirci a codesto majoranologo di notevole spessore come al "Grande Inquisitore" (nomignolo che i lettori ricorderanno era stato dato dai colleghi di via Panisperna proprio ad EM), e basta, per non coinvolgerlo irrispettosamente nelle nostre personali ossessioni e residui possibili errori (sappiamo per esempio che le nostre ricostruzioni divergono totalmente per quanto concerne il periodo post 1938), sicché citeremo qui talune sue utilissime istruttive osservazioni mettendole tra virgolette senza ulteriori specificazioni[25].

 

Nel brano che segue, che ci permettiamo di riportare integralmente a beneficio della verità a lungo ricercata, sono infine sintetizzate (quasi) tutte le motivazioni della scomparsa di EM:

 

"...con la scomparsa Majorana si libera in un sol colpo di tutte le pastoie in cui si era trovato intrappolato. DELLA DONNA, CHE NON LO AVEVA AMATO AL PUNTO DA SFIDARE LO SCANDALO, dell'Istituto di Fisica di Napoli, dei ragazzi di via Panisperna, verso i quali esisteva una totale ripulsa, di Enrico Fermi ... ma si tratta di una liberazione anche nei confronti della sua famiglia, in particolare dalla madre, CUI FORSE ETTORE RIVOLGEVA DEI RILIEVI BEN PIÙ SIGNIFICATIVI DI QUELLI DI ECCESSIVO AUTORITARISMO ... Dai fratelli e sorelle, con i quali si era realizzato un progressivo distacco, a partire dalla complessa vicenda della polemica con il padre Fabio, a proposito della elaborazione, da parte di questi, di una nuova eccentrica formulazione della meccanica, con la quale Ettore assolutamente non concordava. Dallo zio Quirino, coinvolto in ricerche scientifiche di valore marginale, sulle quali veniva continuamente richiesto il parere di Ettore, dallo zio Giuseppe etc.".

 

In lettere maiuscole troviamo un criptico accenno a DUE dei segreti introdotti nel titolo del presente capitolo, precisamente il primo e il terzo, e su di essi non vogliamo-possiamo dire di più, in quanto ancora ... scottanti[26].

 

Basta codesto fugace cenno a consentirci di dire che abbiamo concluso il nostro lavoro come meglio non avremmo potuto? No, sia perché rimane finora insuperata l'obiezione III - non l'abbiamo dimenticata, del resto la parte forse più interessante di questo "giallo", davvero degno di un romanzo - sia perché esiste a nostro parere un ulteriore "segreto" (il secondo) che ulteriormente giustifica l'astio che siamo stati costretti a riconoscere, un segreto sul quale possiamo offrire qualche indicazione meno vaga di quanto siamo stati costretti a fare per il primo e per il terzo.

 

Ma procediamo con ordine. L'obiezione III viene perfettamente superata dalla ricostruzione effettuata dal nostro Grande Inquisitore. Le famose inspiegabili modalità della scomparsa NON hanno nulla a che fare con ciò che accadde dopo, vale a dire con la scelta di EM di andare a rifarsi una vita in Germania (scelta che si sarebbe rivelata ahinoi per lui infelice di lì a pochi mesi, ed ancora peggiore di lì a pochi anni), ma hanno un'origine esclusivamente SENTIMENTALE e PERSONALE. EM mise in piedi un'elaborata ma sensata messinscena avente come ispirazione un lavoro teatrale di Ibsen del 1888, "La donna del mare" (per esempio: "il mare mi ha rifiutato", può essere interpretato come "la donna del mare mi ha rifiutato"). EM non andò mai a Palermo (anche se sarebbe partito volentieri, ma solo insieme a qualcuna che appunto non volle seguirlo), a maggior ragione non fece nessun ritorno a Napoli. Se ne rimase tranquillo (termine forse improprio data la triste situazione) nel capoluogo partenopeo[27], dove fu avvistato ai primi di aprile dall'infermiera nominata verso la fine del capitolo I, indi prese la decisione che ormai sappiamo. Il fratello Salvatore aveva intuito tutto questo, cito da una sua lettera alla sorella Rosina del 22 aprile 1938: "Nella 2a lettera a Carrelli non c'è una sola frase veramente sincera [...] questa lettera fa parte dell'esecuzione di un programma".

 

A questo punto, visto che non ci è permesso di raccontare di più sulla "donna del mare", potremmo dire de hoc satis, ma sentiamo invece irresistibile la tentazione, come dianzi accennato, di introdurre ad un'ulteriore "verità" (inutile sottolineare ancora una volta come essa si debba, almeno nelle sue linee essenziali, al Grande Inquisitore, noi ne abbiamo soltanto aggiunte alcune altre), un episodio della vita di EM che spiega con maggiore forza sia l'astio di cui abbiamo parlato in precedenza, sia quella che potrebbe apparire una reazione eccessiva di Ettore alla delusione napoletana che pose fine alla sua vita conosciuta.

 

Per fare ciò dobbiamo tornare all'anno 1933, all'inizio del quale anno EM si recò come noto in Germania per trascorrervi un periodo di studio. Bene, si sa che EM fece ritorno definitivo in Italia soltanto pochi mesi dopo l'inizio del suo soggiorno in terra tedesca, un soggiorno che in effetti ci è sempre parso ... troppo breve. Arrivò infatti a Lipsia il 19 gennaio del 1933, ma già il 4 agosto espresse al CNR - che gli aveva concesso una borsa di studio - l'intenzione di rientrare in Italia. Ai primi di luglio la famiglia era andata a trovarlo a Lipsia, ma in una lettera del 25 luglio EM annuncia ai congiunti il suo prossimo ritorno. Dalla lettera del 27 luglio citata nella nota 23, sappiamo anche che progettava di restarsene a Roma nonostante l'assenza della madre, delle sorelle e dei fratelli, e che ciò fu causa di preoccupazione da parte di Dorina, prontamente dissuasa però dal fare rientro a Roma onde badare al figlio, insomma un evidente desiderio da parte di Ettore di rimanere da solo. In conclusione, a partire dai primi giorni di agosto 1933 ritroviamo EM a Roma libero di fare ciò che voleva senza nessun "controllo", ed è lecito allora porsi due domande: c'era forse qualche importante motivo che giustificasse tale volontà? E' una pura coincidenza che è proprio da allora che data l'inizio del suo "periodo oscuro"?

 

Come racconta la sorella Maria (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 63), EM dirada sempre più le sue visite all'Istituto di Fisica, e pure la frequentazione con gli "amici" che aveva lì. Continuava però a studiare a casa "parecchie ore al giorno, e la notte", dedicandosi a "studi di letteratura e filosofia", ma anche di "teoria dei giochi, strategia navale, economia, politica, medicina", senza escludere probabilmente pure un po' di fisica. Un comportamento giudicato strano da parte di chi aveva conosciuto il precedente Ettore, un suo progressivo isolamento che fece pensare ad una possibile "depressione". Sia come sia, questi "anni bui" (come li chiama Salvatore Esposito nel libro citato nella nota 15, p. 62) termineranno soltanto all'improvviso 4 anni dopo, ossia nel 1937, con l'inattesa (da parte dei vecchi colleghi che l'avevano ormai quasi completamente dimenticato) decisione di partecipare al famoso concorso etc. etc.[28].

 

Possiamo allora portare le nostre domande da due a tre: c'è forse qualche evento rilevante nella vita di EM che possa spiegare il suo ... ritorno alla "normalità" proprio nel 1937?

 

Ecco che, ancora grazie al Grande Inquisitore, siamo riusciti ad intravedere un filo comune dietro a tanti altrimenti inspiegabili comportamenti. Non si trattava forse della presenza di una donna, di un amore destinato a rimanere incompiuto in quanto la signora era regolarmente coniugata? (a quel tempo il timore di uno scandalo sociale era assai più forte di quanto non lo sia oggi, con l'avvento della "liberazione" del gentil sesso). E se questo amore ebbe ... una conseguenza, come ebbe, una conseguenza che vide la luce esattamente nell'estate del 1933, non ci troviamo forse di fronte a DUE singolari coincidenze?

 

Il premuroso vero padre (un lato della personalità di EM che dobbiamo riconoscere in qualche modo imprevisto, almeno a giudicare dai racconti che ci sono pervenuti su di lui), allo scopo di seguire i passi di una figlia alla quale non poteva stare accanto quanto avrebbe desiderato, lasciò i suoi prediletti impegnativi studi per starle quanto possibile vicino. A nostro parere, conferma a sorpresa codesta ricostruzione il seguente brano presente nel libro di Tonini (p. 33), un brano altrimenti incomprensibile:

 

"Il martedì e il giovedì mattina, a Villa Borghese, verso le 11.30, passa, a cavallo, una fanciulla bionda. Avrà 16-17 anni. Ne ho l'impressione di una creatura delicata e gentile, ma nello stesso tempo sicura di sé. Appartiene a un mondo diverso dal mio, al quale io non oserò mai accedere".

 

Se questa non è un'invenzione letteraria di Tonini - come quasi tutti i majoranologi invece ritengono scegliendo la strada più semplice ma forse appunto quella sbagliata - dobbiamo chiederci: cosa ci faceva EM a Villa Borghese tutte le mattine o quasi, fino a notare il ricorrere di quell'evento soltanto nei giorni di martedì e giovedì? Non aveva altro di meglio o di maggiormente importante da fare? È chiaro secondo noi che quella di Tonini non è una fantasia, bensì un preciso ricordo di un passo presente negli appunti ricevuti, e che ci stiamo quindi di necessità riferendo al periodo misterioso della vita di EM 1933-1937. Individuata l'amante di EM, e scoperto dove abitava a Roma, si scopre che essa stava proprio nei pressi di ... Villa Borghese, e come avrebbe potuto Tonini indovinare codesto particolare? Un'altra coincidenza?

 

È lecito per noi immaginare un EM che si recava spesso in quel luogo la mattina per vedere di nascosto passare la bambina in una carrozzina spinta da qualche tata. Ma non basta, anche l'inopinato ritorno alla normalità nel 1937 si accompagna, guarda caso, ad un importante evento nella vita della bambina. Questa, deceduta soltanto pochi anni fa, racconta infatti in un suo libro di memorie il dispiacere che provò quando, precisamente all'età di 4 anni, fu portata via da Roma per andare in collegio all'estero, e poiché 1933+4 fa proprio 1937, ecco che ci troviamo di fronte ad una TERZA inquietante coincidenza. Un dispiacere per lei ancora grande, di cui fece colpa alla madre, senza probabilmente conoscere le autentiche circostanze che indussero la signora a quella dolorosa decisione. La storia infatti secondo noi non finisce come l'abbiamo fin qui raccontata, perché non sono ancora chiare le ragioni dell'improvviso allontanamento della bambina da Roma, ragioni che però chiare lo diventano possibilmente quando si mettono in relazione gli avvenimenti appena descritti con un altro importante episodio (notizia proveniente ancora una volta dal Grande Inquisitore). Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di EM da Napoli, e quindi alla fine del mese di marzo 1938, ci fu un vivace alterco tra uno dei familiari di EM e la donna di cui sopra, alla quale veniva imputato di essere la causa di tutte le sventure di Ettore.

 

A questo punto non è difficile presumere che furono pressioni della stessa famiglia di EM, che probabilmente minacciava di uno scandalo la signora, a costringere la donna ad allontanare la figliola mandandola in un collegio all'estero. Questa sarebbe la seconda "reclusione" in collegio di ragazzi in tenera età in cui ci imbattiamo in questa storia. Una reclusione in luoghi assai lontani dalla famiglia d'origine, ed ecco quindi una motivazione (e probabilmente una motivazione ULTERIORE) per l'ASTIO che abbiamo introdotto come unico modo per superare l'obiezione I.[29]

 

Insomma, ecco che sono state così vagamente introdotte le figure di almeno 6 femmes fatales che hanno giocato un ruolo rilevante, e più o meno consapevole, nella scomparsa di EM. Una fa parte del contesto a cui ci siamo riferiti come al primo segreto, tre al secondo, due al terzo, non possiamo purtroppo dire di più.

 

Tornando rapidamente su ciò che avvenne in seguito, appare davvero singolare che solo pochi mesi dopo quella fatidica estate del 1937, il povero EM sia ricaduto in un'esperienza del tutto analoga ... conseguenza inclusa. Una nuova relazione la cui infelice conclusione stavolta il giovane uomo, nonostante la sua riconosciuta genialità scientifica, non seppe affrontare, una goccia che fece traboccare il vaso della sua peraltro generale insoddisfazione, al punto da preferire allora scomparire per sempre, mandando definitivamente al diavolo baracca e burattini[30]. La vita sa giocare a volte "scherzi" davvero crudeli, non possiamo che augurarci che EM abbia avuto la fortuna di trovare nel seguito della sua esistenza maggiori gratificazioni in campo affettivo...

 


 

CAPITOLO VI - CONCLUSIONE

 

"J'aurais peut-être, avant de mourir,

 le prix de la vie, qui est de trouver

 le vrai et le dire selon son coeur".

Jules Michelet, "Histoire de la Révolution

 française", Tome premier, p. XXIX,

 Paris, Chamerot, Libraire-Éditeur, 1847

 

In conclusione, la vita di EM si deve suddividere secondo noi in diverse fasi ben distinte (ripetiamo, una soluzione del caso complessa, che fa pensare al famoso apologo dei ciechi e dell'elefante[31]).

 

1a fase - dal 1906 (nascita) fino al 1932

[In tale fase si verifica almeno un evento di tipo familiare-affettivo che giocherà un ruolo non marginale negli sviluppi futuri della vita di EM, il primo "segreto".]

 

2a fase - dal 1933 alla partecipazione al concorso del 1937

[In tale fase si verificano almeno tre eventi di tipo familiare-sentimentale che giocheranno un ruolo non marginale negli sviluppi futuri della vicenda, il secondo "segreto". Mi piace ribadire che tali circostanze sono capaci di spiegare in maniera del tutto soddisfacente l'improvviso abbandono da parte di EM degli studi nel 1933, e l'altrettanto improvviso ritorno ad essi nel 1937, quando iniziò la procedura per un nuovo concorso a cattedra di Fisica Teorica.]

 

3a fase, brevissima ma decisiva - dal novembre 1937, quando si concluse il famoso concorso (il decreto di nomina firmato dal ministro è datato 2 novembre), fino al marzo 1938

[Periodo fondamentale per un nuovo "scandalo" privato in cui EM rimane coinvolto, il terzo "segreto". La dolorosa conclusione di tale vicenda fu la goccia che fece traboccare il vaso dell'insoddisfazione di EM.]

 

Stabilire cosa avvenne di EM in seguito è stato più facile, va sottolineato però che mentre sulle prime 3 fasi possiamo avere oggi ragionevoli certezze, per quanto riguarda il post 1938 (ma soprattutto il post 1945) esiste qualche concreta possibilità di ... futuro ravvedimento.

 

4a fase - dall'aprile 1938 (presumibilmente) al 1945, permanenza in Germania

 

5a fase - dopo il 1945, in URSS (da un certo punto in poi lavora con Pontecorvo a favore di Israele?!), fino a circa il 1968

 

6a fase - dal 1968-69, ritorno in patria "a sud di Tunisi", fino alla morte avvenuta alla fine del 1973 o all'inizio del 1974.

 

È veramente ormai tutto "finito", risolto?

 

Mah, qualche novità potrebbe ancora venire prossimamente a modificare il quadro qui in maniera sommaria descritto. È annunciato per esempio prossimo il lavoro di un ex collega matematico di Bergamo (il prof. Emilio Spedicato) che dovrebbe divulgare alcune indiscrezioni la cui origine è il fisico Leo Pincherle, probabile amico di EM al tempo degli studi in Roma, ed altro concorrente al famoso concorso del 1937.

 

Tanto per dire, inoltre, nell'archivio Emilio Segrè presso l'OAC (Online Archives of California) esiste una scatola che "non abbiamo potuto consultare, perché è secretata ancora per alcuni decenni, fino al 2057. Lì certamente c'è tutto, Segrè era di sicuro informatissimo" (va da sé, ancora grazie al Grande Inquisitore).

 

https://oac.cdlib.org/view?docId=c8639vx8&developer=local&style=oac4&s=1&query=carton+39&x=0&y=0&servlet=view

This collection documents the personal and professional life of Nobel Prize-winning physicist and University of California, Berkeley professor Emilio Segrè and offers insights into the history of physics and physicists in the 20th Century. Segrè's papers include personal and professional correspondence; family papers and personalia; materials related to Segrè's mentor and colleague, Enrico Fermi; articles, drafts, manuscripts, talks, and publications; journals and notebooks; book projects; records from the Lawrence Berkeley Radiation Lab and Los Alamos National laboratory; materials related to Segrè's Nobel Prize; administrative records from the University of California Berkeley; course materials; and works by other physicists.

Carton 39, Folder 1-20 - Personnel Records 1947-1987

Restrictions on Access

Carton 39 includes restricted personal and personnel information and is closed to researchers until 2057.

 

Detto che in effetti potrebbe anche darsi che, come dopo la recente apertura degli archivi segreti vaticani relativi al pontificato di Pio XII, l'attesa rimanga infine delusa, ci congediamo sperando di essere stati sia pure soltanto parzialmente interessanti ma soprattutto utili per la ricerca della verità...

 

UB, Perugia, marzo 2021 - Feci quod potui...

 


 

APPENDICE - IL CASO TONINI

 

Riporto ampi brani del libro menzionato all'esordio del presente lavoro, poiché, ripeto, si tratta di una questione importante.

 

"Ci siamo dilungati in citazioni dall'Introduzione di Tonini perché il lettore possa sentire, come noi, vibrare nelle sue parole quel 'suono della verità' di cui parlavamo alla fine del capitolo II, ma questo naturalmente non è tutto. Come avrebbe potuto un ingegnere, seppur con tali illustri ex compagni di studi, che esercitava duramente sul campo in Sardegna, avere trovato qualcosa di nuovo e di interessante da raccontare su eventi che si svolgevano così lontano da lui, sia geograficamente che intellettualmente? Facciamo allora parlare ancora l'autore.

 

«Mentre Majorana così pensava, io, ingegnere in Sardegna, apprendevo il duro lavoro delle bonifiche. Imparavo, fra spaccapietre e lavoraterra, a conoscere le rocce, le acque, la materia, gli uomini. Appresi, allora, che la realtà non è un sillogismo della ragione; a fronte di questa realtà dovevo misurare il valore delle mie convinzioni. Ed ecco il fatto strano. Qualche tempo fa mi giunsero in modo misterioso, da un anonimo, alcuni disordinati appunti, su cartaccia consunta e quasi illeggibili. Dopo un po' mi accorsi che si riferivano in modo assai preciso a specifici argomenti trattati da Ettore Majorana. Incuriosito, cercai di mettere un certo ordine a questi appunti scritti con calligrafia falsata e quindi probabilmente apocrifi. Pensai allora che il fatto stesso che sulla sorte di Ettore Majorana si fosse esercitato, negli anni scorsi, uno scrittore di grande fama, potesse aver provocato in qualcun altro una certa suggestione a inventare qualche altra storia. Ma non mi spiegavo perché poi tutto questo fosse finito in mie mani. Senonché a un certo punto UN PRECISO ACCENNO A UN CERTO TRAGICO AVVENIMENTO CHE CREDEVO IGNOTO, mi spinse a mettere ordine a questi disordinati appunti».

 

Ecco dunque spiegato, almeno in parte, come presto diremo, tutto il 'mistero'. Il riferimento evidente al libro di Sciascia, edito nel 1975, farebbe pensare che gli appunti siano stati ricevuti da Tonini diciamo intorno al 1978, e che egli avrebbe quindi aspettato, o impiegato, quattro o cinque anni per metterli a posto, e presentarli infine in una forma abbastanza unitaria e organica, possibilmente precisa anche cronologicamente, giovandosi per far ciò, come riconosce, delle memorie di Amaldi: «Devo altresì esplicitamente dichiarare che per metter ordine a quegli appunti mi son servito, a piene mani, dell'importante e già citato volume La vita e l'opera di Ettore Majorana, curato, come ho detto, da Edoardo Amaldi...».

 

Questa storia basterebbe da sola a destare qualche curiosità: quale mano anonima, a distanza di tanto tempo, avrebbe mai pensato a una simile operazione? Come conosceva così bene Majorana, o viceversa come poteva aver l'ardire di inventarsene uno a proprio uso e consumo, da aver potuto improvvisare tante riflessioni aventi il sapore della verosimiglianza? Si noti poi che costruire un Majorana tanto critico, e con tali ben sviluppate argomentazioni, non è impresa alla portata di chiunque; particolarmente poi, descrivere un Majorana anti-relativista 'in segreto'.

 

[NOTA: La circostanza è peraltro meno incredibile di quanto possa sembrare a tutta prima (tenuto conto del consenso così ampio e incondizionato nei confronti delle teorie di Einstein da parte della quasi totalità dei fisici). Lo zio Quirino Majorana è infatti noto, a chi si diletta di certi studi, per il suo coraggioso atteggiamento di critica nei confronti delle teorie relativistiche, e potrebbe avere influenzato il nipote. Dei rapporti, continui nel tempo, tra Quirino ed Ettore, concernenti soprattutto argomenti scientifici, ci restano numerose lettere, alcune delle quali comprese nel saggio di Recami, ma la maggior parte inedite (vedi quanto ne viene detto in ER, p. 154). Di questo originale atteggiamento di Quirino appare ben edotto Sciascia, il quale così ne parla: "per tutta la vita si adoperò a dimostrare fallace la teoria della relatività, senza mai riuscirvi e onestamente riconoscendo di non riuscirvi: il che non gli impediva di continuare ostinatamente a combatterla", aggiungendo di essere curioso di sapere "quali fossero i rapporti, quali le discussioni in ordine alla teoria della relatività, tra zio e nipote: tra Ettore che ci credeva e Quirino che rifiutava di accettarla" (LS, p. 68). È chiaro che il quadro descritto da Sciascia si differenzia molto da quello qui precedentemente delineato, e anche per quanto riguarda gli 'onesti riconoscimenti' di Quirino avremmo qualche dubbio. Questi infatti, al termine di diverse sue ricerche sperimentali che gli sembrano contraddire i principi della relatività, si trova costretto a scrivere: "Penso che i relativisti dovrebbero prendere in considerazione il mio punto di vista, decisamente contrario alla relatività di Einstein. Se il loro silenzio dovesse continuare, mentre io da anni manifesto il mio pensiero, ciò dovrebbe interpretarsi con l'impossibilità di dimostrare l'inesattezza dell'insieme delle mie considerazioni. Invece, la serena discussione, potrebbe chiarificare una questione, che tanta importanza avrebbe per il progresso della scienza" ("Considerazioni sulle forze nucleari", Rend. Sci. Fis. Mat. e Nat., Acc. Naz. Lincei, Vol. XIII, 1952, p. 103). Queste parole potrebbero confermare l'opinione che Ettore Majorana avrebbe potuto essere dissuaso dal rendere pubbliche le proprie considerazioni al riguardo, tenuto conto dell'esperienza personale così negativa dello zio (immutata anche tanti anni dopo gli avvenimenti che stiamo ricordando).]

 

Un competente, in qualche modo, dunque, ma, escluso Tonini stesso, perché avrebbe scelto proprio l'ingegnere, ex collega di Fermi, per divulgare il parto della sua fantasia scientifico-letteraria? Come poteva conoscerlo, per quali vie? E quale sarebbe stato quel 'tragico avvenimento' che avrebbe persuaso Tonini a prendere finalmente sul serio il materiale ricevuto, e a farcelo in ogni caso per fortuna pervenire?

 

Va detto allora che, successivamente al colloquio avuto con Recami sul valore storiografico del libro in oggetto (avvenuto un numero di anni fa che non saprei oggi purtroppo precisare), cercai di approfondire la questione con qualcuno dei familiari dell'ingegnere, purtroppo già da qualche anno scomparso (mi si perdoni la comprensibile genericità), e venni a conoscenza di una storia leggermente diversa, che esporrò qui come mi è stata raccontata, sperando che la memoria non mi abbia nel frattempo giocato qualche brutto tiro (ma sulla corrispondenza di quanto riferirò a quello che mi fu raccontato, almeno nelle grandi linee, potrei giurare). Le carte di cui parla il compianto ingegnere non gli arrivarono nei tardi anni 70, ma subito dopo la scomparsa di Majorana, comunque prima della guerra. Andarono disperse durante un bombardamento che ebbe luogo sulla città di Cagliari verso la fine delle ostilità, e il loro contenuto restò per tanti anni impresso soltanto nella sua mente. Il tragico avvenimento che lo aveva tanto colpito, e al quale si faceva cenno nelle carte ricevute, è presto detto: «M'ha colpito il fatto di quel giovane studente Giulio T. che si è suicidato gettandosi dall'alto della Torre Pendente di Pisa, alla vigilia di laurearsi in giurisprudenza, con esito che sarebbe stato certamente brillantissimo. Era un giovane tranquillo, assennato, intelligente, studioso. Lo avrà fatto per un disperato incompreso amore? Nessuno sa niente. Ha saputo morire inaspettatamente. [...] Mi hanno detto che il fratello, ingegnere, è andato a lavorare in Sardegna, in opere di bonifica». Così riportano le 'memorie' di Majorana pubblicate da Tonini alla p. 56, e il lettore avrà ormai compreso che Giulio T. non era altri che lo sfortunato fratello di Valerio Tonini, che si volle togliere tragicamente la vita, in un anno che non saprei precisare, ma comunque tra il 1927 e il 1931, almeno stando alla coerenza interna del testo esaminato. Ecco dunque forse spiegato perché qualcuno, che aveva ricevuto le carte direttamente da Majorana, o che le aveva sempre conservate presso di sé (o che le aveva addirittura scritte, o trascritte, lui stesso, così come si prendono appunti da un professore, o da una persona della quale si abbia comunque stima, e forse anche qualche soggezione?!), abbia pensato al fratello dell'amico di Ettore, ed a lui abbia deciso di consegnare, in forma anonima, quel materiale, certo disordinato, quasi illeggibile, ma sicuramente destinato ad avere un effetto sorprendente sull'inconsapevole destinatario. Impressionato dal criptico riferimento familiare, sul quale per pudore sorvola nell'Introduzione, Tonini avrebbe sempre conservato un vivido ricordo di quegli appunti, ma solo molti anni più tardi, quando una volta andato in pensione poté con animo sgombro da altre cure dedicarsi agli studi 'puri' che avrebbe sempre desiderato svolgere (o almeno in modo parallelo alla sua attività professionale), ecco che decise infine di liberarsene la mente, di divulgarli, come 'cose che possono essere di particolare interesse'. Nel compiere tale operazione si sarà certamente preso molte libertà, sia pure senza malizia, la memoria è ingannevole, come ci si rende purtroppo ampiamente conto invecchiando, e può far credere ciò che non è stato. Tonini ci avrà pur messo qualcosa di suo (ricordi, voci, ...), e riconosce del resto esplicitamente di avere "integrato" quegli appunti (i suoi 'ricordi' di essi) con la biografia di Amaldi. È quindi più che possibile che, in qualche punto laddove sembra che parli direttamente Majorana, si tratti soltanto in realtà di un'eco dei ricordi di Amaldi, rivisitati attraverso quelli che conservava nella sua mente Tonini. Tra questi, pensiamo, il caso della storia del 'famoso' concorso, "Fermi e gli altri amici vogliono che io concorra" (p. 103), o il ricordo, dubbio per i motivi a suo tempo spiegati, secondo il quale "Giovanni Gentile, Emilio Segrè ed Edoardo Amaldi mi vogliono far uscire di casa, almeno per andare dal barbiere" (p. 99); ma sono del parere che il 'complesso' di quanto riportato nelle pagine di Tonini dovrebbe considerarsi, almeno fino a prova contraria, frutto né di un 'imbroglio', né di un espediente letterario, e quindi parzialmente affidabile, ed utile per un'ulteriore conoscenza del 'vero' Majorana, del Majorana 'segreto' (del resto, quanto riferito 'attraverso' Tonini si inquadra assai bene in un contesto del quale avevamo già potuto autonomamente tracciare le linee principali)".

 

Nota attuale - Quanto ad un EM possibile ... antirelativista in segreto, bisogna riconoscere che nei pochi suoi lavori scientifici rimasti non c'è traccia di una tale eventuale propensione. Sarebbe stato peraltro assolutamente ridicolo da parte di Tonini voler mettere delle sue proprie opinioni in bocca ad altri, in questo caso addirittura uno "scomparso" che non avrebbe potuto difendersi. Insomma, un'operazione di infimo livello morale, del tutto estranea alla personalità dell'ingegnere.

Aggiungiamo che nel libro di Tonini si trova esplicitamente: "Einstein è diventato un idolo intrasgredibile, un tabù. Si tratta di una ragione che esula dal campo scientifico, ed impedisce la libertà di pensiero e di critica, tanto più oggi dopo i tragici avvenimenti della guerra. E poi, disgraziatamente, sembra che si vogliano inquinare codeste discussioni con balorde idee antisemite. Sarebbe veramente grande disgrazia - che Dio tenga lontana da noi - se fra me e i miei carissimi amici ebrei, come Segrè, per esempio, dovesse anche lontanamente insinuarsi un dubbio di reciproca incomprensione atavica".

E poi ancora: "Eppure proprio Einstein ci ha messo undici anni, dal 1905 al 1916, a capire che la Relatività Ristretta era una mera e insignificante geometrizzazione euclidea di un impossibile movimento rettilineo in un inesistente spazio supposto vuoto, del tutto uniforme, omogeneo, isotropo".

Concludo dicendo che di conseguenza in tal modo io oggi interpreto la famosa convinzione espressa da EM che la fisica fosse "su una strada sbagliata" (convinzione riportata da diverse fonti, quindi quasi certamente autentica, vedi per esempio Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 73, ma anche la nota 14). Pressoché la totalità dei commentatori, sulle orme di Sciascia, hanno creduto che EM avesse voluto così profetizzare i futuri infausti esiti della ricerca nucleare, ossia la costruzione di ordigni atomici, mentre io ritengo che EM potesse invece riferirsi a qualche concezione teorica alternativa della "filosofia naturale", come quella cartesiana materialista che lo scrivente ha approfondito per tanti anni, sebbene con scarso o nullo successo...

 

NOTE

 

[1] A parte fugaci introduzioni del termine, quali per esempio Castellani (1974, p. 97), che include la domanda "Ucciso?" tra le varie possibili soluzioni del caso, ho trovato in rete soltanto il cenno seguente.

http://www.bestofsicily.com/magazine.htm - Agosto 2006

http://www.bestofsicily.com/mag/art204.htm

Ettore Majorana by Vincenzo Salerno

"Ettore Majorana disappeared from a ship during a routine trip from Palermo to Naples in March 1938 and was presumed dead. A theory of suicide has always been advanced, but the politics of the Fascist and Nazi years leading up to the Second World War suggest homicide. As some of Majorana's work might have facilitated development of an atomic bomb, a project with which Heisenberg was eventually involved for Nazi Germany, there exists a strong possibility that he was murdered, probably by Nazi agents".

 

[2] Scrivere è un compito al quale ci accingiamo sempre malvolentieri, da "grafoman[i] controvoglia", in conformità alla seguente bella riflessione di Vittorio Messori (dalla Prefazione a "Il quadrato magico", di Rino Cammilleri, Rizzoli, Milano, 1999): "Sostengo da sempre che (salvo casi di patente masochismo), non esiste quella 'gioia di scrivere' di cui parlano quasi solo coloro o che non praticano questo esercizio o che non trovano poi chi stampi le loro scritture. Esiste, semmai, la 'gioia di aver scritto': il sollievo di avere finito, di essersi liberati da un'attività che non è affatto 'naturale', che si rivela spesso un peso, un tormento. E non mi si accusi di incoerenza: perché, allora, avrei passato la vita a scrivere, invece di praticare mestieri meno penosi? Ho la risposta pronta: tanto sono restio alla scrittura, altrettanto sono goloso di lettura. Dunque, per ciò che davvero mi interessa, non avendo trovato i libri che avrei voluto leggere, ho ceduto a una raptus di presunzione, tentando di farmeli da solo".

 

[3] Da una lettera di Salvatore Majorana da Roma a Francesco Majorana, di Giuseppe, datata 17 aprile 1938: "da due giorni non opino più per il suicidio, in base a dette due testimonianze". Una conferma che la prima impressione dei familiari di EM fu ovviamente che il congiunto si fosse suicidato, salvo a rendersi poi conto presto che ciò non poteva essere vero, per esempio a causa di qualche testimone che asseriva di averlo visto dopo la "scomparsa", avremo modo di riparlarne presto.

 

[4] Debbo confessare del resto che non mi hanno mai convinto i racconti su una presunta "religiosità" di EM, troppo lontana dal suo carattere e dalla sua mente razionale. So bene che nel presente contesto potrebbe sembrare fuori tema, o addirittura inopportuno, un rimando alla coraggiosa opera generale di Charles Binet-Sanglé (1868-1941, autore di 4 ponderosi volumi su "La folie de Jésus", 1908 e 1910, 1910, 1912, 1915), ma soprattutto ai suoi articoli "Le crime de suggestion religieuse et sa prophylaxie sociale", Archives d'anthropologie criminelle, 1901, e "Physio-psychologie des religieuses", Revue de psychiatrie, 1901, ma lo ritengo al contrario conveniente nell'attuale contesto (sebbene la mente sia così costretta a tornare su tristi avvenimenti storici quali per esempio quelli descritti nella famosa opera teatrale "Dialogues des Carmélites" di George Bernanos - pubblicata postuma nel 1949, basata sul romanzo di Gertrud von Le Fort "Die Letzte am Schafott", 1931).

 

[5] http://www.cartesio-episteme.net/ep8/ep-forum.htm

Con alcuni amici avevo fondato la rivista nel 2000, e l'avevo portata avanti con entusiasmo - accompagnato da un peraltro prevedibile scarso successo - per un quinquennio. Di Episteme (i cui numeri sono tutti reperibili in rete: http://www.cartesio-episteme.net/Epistem.html) avremo modo di riparlare.

 

[6] -   Eppure lungo il cammino era venuto fuori un indizio assai promettente a favore dell'alternativa M NV. Era il 2010 quando il Dott. Guido Abate, all'epoca dottorando di ricerca e attualmente ricercatore di Economia degli Intermediari Finanziari presso l'Università degli Studi di Brescia (Dipartimento di Economia Aziendale), ma anche appassionato ed acuto cultore di storia contemporanea, riuscì a dare una possibile identità al misterioso Charles Price, nominato in una famosa lettera del Prof. Vittorio Strazzeri datata 31 maggio 1938 indirizzata a Salvatore Majorana (si veda per esempio quanto se ne dice in Sciascia 1975, pp. 60-61, e poi Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 16), ed a consentire allo scrivente di proporre la molto seducente catena: Price=Zedick=Il Giusto=Il capo della rete inglese di spionaggio e sabotaggio in Italia durante la guerra. Sappiamo invece adesso che Price morì a Glasgow nel febbraio 1938, giusto il mese prima della scomparsa di EM (la foto risale al 1916, si possono pertanto congetturare una ragionevole data di nascita e l'età che questo particolare Price aveva nel 1938), sicché tale pista viene a mancare. Bisogna riconoscere però che ciò non basta per escludere del tutto l'attività di agenti inglesi intorno ad EM, o più in generale ai fisici italiani, in quel particolare periodo storico (e che qualcuno di questi abbia per esempio continuato ad utilizzare l'identità di comodo Charles Price). Tanto per introdurre un'ulteriore questione ancora poco chiara, nonostante di solito ci si sorvoli, quasi che la risposta fosse ovvia: perché mai EM fu nominato professore nel noto singolare modo, e poi spedito proprio a Napoli, sotto l'occhio vigile di Carrelli, sicuramente un tutt'uno con Enrico Fermi? Certo, l'"amico" Segrè non voleva EM a Palermo, ed era già stato tutto concordato in maniera differente, ma volendo bastava bocciare EM al concorso ed amen. La commissione giudicatrice non doveva sicuramente rispondere a nessuno del suo operato, e nella particolare circostanza avrebbe potuto facilmente indicare come ragione oggettiva per la bocciatura la mancanza di "continuità" nella produzione scientifica del candidato, un argomento al quale si ricorre spesso in codesti casi. Per non dire dell'altrettanto oggettiva esiguità di detta produzione: durante il limitato tempo dei lavori di tali commissioni non è agevole per i singoli commissari valutare il "peso" dei lavori che non si conoscano già da prima, ed ecco che diventa allora importante, per non dire decisiva, la "presentazione" che di qualche candidato viene fatta da parte di qualche commissario, Fermi per esempio conosceva bene EM (il va sans dire, il tutto si conclude spesso con una più o meno equa ... spartizione, ma lasciamo stare). Insomma, che si potesse voler "controllare" EM una volta che appariva tornato ufficialmente sul campo della ricerca scientifica, e proprio in quel particolare momento in cui si stava progettando il noto "esodo" degli ex ragazzi di via Panisperna verso sponde opposte a quelle dei (ri)nati nazionalismi europei (così come argomentato nel libro che stiamo aggiornando), non rimane del tutto escluso dai nuovi importanti sviluppi del caso. Del resto, poiché qui parleremo spesso di "coincidenze" significative, ecco che la catena di cui sopra appare anch'essa una di queste. In conclusione di nota, ed anticipando l'esito della nostra analisi, dobbiamo comunque sottolineare che l'autentica soluzione del mistero Majorana alla quale perverremo non ha nulla a che fare con tale eventuale attività spionistica collaterale.

 

[7] Mario Rasetti (Torino, 1941), parente del Franco Rasetti noto agli interessati al caso Majorana per la sua importante appartenenza al gruppo dei "ragazzi di via Panisperna", professore emerito di Fisica Teorica al Politecnico di Torino, Presidente della Fondazione ISI - Institute for Scientific Interchange, consigliere della Commissione Europea. Il Prof. Tullio Regge (1931-2014) fu pure lui professore a Torino, e pure lui Presidente dell'ISI.

 

[8] Victor Frederick Weisskopf (Vienna, 19 settembre 1908 - Newton, 22 aprile 2002), uno dei tanti fisici ebrei che lavorarono alla costruzione della bomba atomica nell'ambito del progetto Manhattan. Eugene Paul Wigner (Budapest, 17 novembre 1902 - Princeton, 1 gennaio 1995, Premio Nobel 1963), un altro dei fisici ebrei che hanno "avuto un importante ruolo nel gruppo che, tra il 1939 e il 1945, ha portato alla costruzione della prima bomba atomica". Isidor Isaac Rabi (Rymanow, 29 luglio 1898 - New York, 11 gennaio 1988, Premio Nobel 1944), pure lui ovviamente ebreo, "durante la seconda guerra mondiale Oppenheimer gli offrì un incarico nel progetto Manhattan; Rabi preferì però collaborare senza recarsi a Los Alamos, lavorando invece sullo sviluppo dei radar al RadLab del Massachusetts Institute of Technology".

 

[9] Sono invero al corrente di tentativi di confutare (o diminuire) la conclusione appena raggiunta sostenendo che si stesse parlando di ... un altro Majorana, non Ettore, ma almeno che si sappia nessuna persona "famosa" della famiglia è morta intorno al 1974 (famosa al punto da essere oggetto di conversazione da parte dell'illustre "triade": Salvatore, il fratello maggiore di EM, persona che mai si occupò di fisica, era morto invero nel 1971, comunque ben prima del 1974). La data corrispondente più vicina rimarrebbe allora quella della morte del fratello di EM Luciano, ossia il 1967, ma Regge riporta chiaramente che Weisskopf "sembrava comunicare agli altri una novità, una triste notizia, COME SE LA COSA FOSSE ACCADUTA QUALCHE GIORNO PRIMA", appunto, non anni prima. Parlando di Weisskopf, appare assai curioso per noi sottolineare come egli abbia fatto lo gnorri quando, interpellato da Recami nel 1984 durante la fase di preparazione del suo libro su Majorana, si limitò a rispondere con espressioni di circostanza, in particolare: "It was a tragic story, and it is also tragic that we do not yet have cleared up his case"! Preferibili a nostro parere coloro che non rispondono affatto a domande ... scomode, come il Prof. Zichichi (vedi Nota 13), rispetto a chi risponde ma in maniera manifestamente insincera!

 

[10] Tale particolare specificazione cronologica non è riportata nelle pagine del quotidiano citato, ma proviene dallo stesso Prof. Dragoni, si veda per esempio qui: http://misteridiassisi.it/la-scomparsa-di-ettore-majorana-parte-1/

Se il party a Princeton avesse avuto luogo nello stesso periodo dell'intervista a Bernardini, saremmo stati di fronte ad una "coincidenza" altamente significativa, la quale ci avrebbe ineluttabilmente portati a riconoscere che i due eventi furono in sostanza ... lo stesso evento, ossia che Gilberto Bermardini si sarebbe confidato con il Prof. Dragoni in quanto pure lui appena venuto a conoscenza della morte di EM, notizia proveniente allora con tutta probabilità dalla medesima fonte da cui la ricevette Weisskopf (va ricordato che Weisskopf e Bernardini si conoscevano molto bene: per esempio, Weisskopf è stato direttore generale del CERN di Ginevra dal 1961 al 1965, un'istituzione presso la quale Gilberto Bernardini è stato direttore di ricerca dal 1957 al 1964). In verità siamo venuti da poco a sapere (per gentile comunicazione personale del Prof. Mario Rasetti) che il famoso party ebbe luogo probabilmente in primavera, cioè qualche mese dopo l'intervista di Bernardini, quindi dobbiamo riconoscere che codesta indiretta conferma della nostra ricostruzione viene ahinoi meno.

 

[11] La PRIMA è apparsa in maniera ammettiamo indiretta, di sicuro un buon motivo per spiegare la conversazione della "triade", ma la testimonianza del Prof. Dragoni è assolutamente diretta. Di un'ulteriore ed indipendente dalle prime due TERZA importante conferma dell'Ipotesi Klingsor diremo nel capitolo IV. Val la pena di riportare qui un particolare che rafforza l'ombra dell'Ipotesi Klingsor dietro quella chiacchierata intercettata a Princeton. Esso mi è stato riferito da un autorevole corrispondente, che nel capitolo V chiamerò Grande Inquisitore, il quale ha avuto modo di parlare di persona della vicenda con Rasetti. Questi aggiunse in quell'occasione che al tempo sentì Wigner chiedere a Weisskopf: "DID HE DIE IN PEACE?". Una domanda che, pronunciata nel gruppo dei tre illustri fisici ebrei, due Nobel ed un quasi Nobel, tutti e tre coinvolti in qualche misura nel progetto Manhattan, dimostra a mio parere che EM aveva secondo la loro comune conoscenza qualcosa ... da farsi PERDONARE (per una possibile diversa interpretazione del fatto si veda la successiva nota [15]).

 

[12] "Leonardo Sciascia e il caso Majorana: siciliani scompaiono nel nulla, ma un'ipotesi tarda ad apparire...", Episteme - Physis e Sophia nel III millennio, Perugia, N. 5, marzo 2002. Si tratta di un articolo che avevo scritto nel 2000 dietro esplicito invito dell'associazione "Amici di Leonardo Sciascia", ma la cui pubblicazione fu infine rifiutata (2001) dai Quaderni Leonardo Sciascia, sicché fui da ultimo costretto a pubblicarlo da me nel 2002 in Episteme.

 

[13] Al punto che nel 2010 ne proposi addirittura una confutazione ... a priori, fondata sulle obiezioni che nel presente aggiornamento siamo infine riusciti a superare:

http://www.cartesio-episteme.net/ep8/bufala-repubblica-majorana.htm

In effetti avrei potuto convincermi della sua validità prima di Regge 2012, ovvero già dopo Dragoni 2010, ma allora pensai che quella riferita (mai messo in dubbio che l'amico Prof. Dragoni non fosse veritiero, o che si fosse ... confuso!) costituisse soltanto un'opinione personale di Bernardini, simile a quelle da me già ascoltate altrove, insomma una testimonianza veridica che non aggiungeva però nulla di nuovo quanto a certezza sulle vicissitudini di EM. Un'opinione peraltro a mio parere nemmeno troppo antica, secondo quanto scrissi nella "Breve storia della majoranologia" presente nel menzionato Forum di Episteme, http://www.cartesio-episteme.net/ep8/majoranologia.htm:

"Se Bernardini era convinto di tale soluzione del caso, come mai non avrebbe avvertito il genero [L'altrettanto noto Prof. Antonino Zichichi, fondatore a Ginevra nel 1962 del 'Centro di cultura scientifica Ettore Majorana', un Centro che ebbe poi sede stabile ad Erice in Sicilia dal 1963. Tanto Zichichi quanto altri fisici sanno certo di più sul caso Majorana, ma si rifiutano di rispondere persino a domande volte ad ottenere qualche precisazione ancorché secondaria. Al Prof. Zichichi non ho cercato di chiedere per esempio se quanto riferito da suo suocero al Prof. Dragoni nel 1974 fosse la "verità" sulla sorte di EM dopo la scomparsa del 1938, bensì soltanto se potesse dirmi da quanto tempo quella fosse l'opinione del suocero.] del  rischio di intitolare il Centro di Erice allo 'scomparso'  fisico catanese, con la possibilità  che tale scelta di campo oggi assolutamente inaccettabile (viepiù dopo i processi di Norimberga) venisse poi confermata da qualche indubitabile prova? [...] Dobbiamo forse ritenere che, pur informato del pericolo, Zichichi abbia ritenuto infondata tale rivelazione del  suocero? Oppure che, dovendo comunque trovare nel campo della fisica il nome di un siciliano abbastanza noto e recente per intitolare il Centro, abbia sorvolato deliberatamente sulla circostanza, nella ragionevole persuasione che l'eventuale verità non sarebbe mai venuta fuori? C'è naturalmente anche la possibilità che Bernardini si sia convinto (sia stato ... convinto?) dell'Ipotesi Klingsor solamente dopo che la scelta era stata effettuata, quindi nel periodo tra il 1962 e il 1974". Vero in effetti che l'intervista del Prof. Dragoni mirava a conoscere "l'interpretazione autentica" di un passo di una ormai famosa lettera scritta da Benardini a Giovanni Gentile jr. subito dopo la scomparsa di Majorana (intorno al maggio 1938), lettera nella quale si diceva: "Caro Giovanni, come puoi immaginare la notizia di Majorana mi ha dato una vera gioia. Non è molto bello forse, ma in compenso non è una cosa così tragica come si pensava e ci se ne può rallegrare" (Paolo Simoncelli, "Tra scienza e lettere Giovannino Gentile (e Cantimori e Majorana)", Le Lettere, Biblioteca di Nuova Storia Contemporanea, Firenze, 2006, 2006, p. 151), e che quindi la risposta ricevuta da Dragoni nel 1974 potrebbe far pensare che Bernardini ai riferisse ad una sua opinione avente origine in quel lontano periodo. Più probabile invece a nostro parere che quella frase fosse semplicemente la risposta di Bernardini ad una comunicazione ricevuta da Gentile jr. nella quale si riferiva della possibilità, alimentata allora dalle speranze della famiglia, di un volontario allontanamento di Ettore in luogo di un suicidio, che era invece l'ipotesi più accreditata presso i colleghi fisici di EM. Per tornare all'Ipotesi Klingsor, sono molti coloro che si sono nel tempo persuasi della sua validità, come si potrebbe accertare facilmente da un rapido giretto in rete. Un notevole esempio è costituito dagli ex colleghi matematici romani Federico Di Trocchio 1989 (vedi la "Breve storia della majoranologia" dianzi citata), e Lucio Russo ("Ingegni minuti - Una storia della scienza in Italia", di Lucio Russo ed Emanuela Santoni, Feltrinelli, Milano, 2010, pp. 411-412), per non dire di altre recenti importanti "conversioni" di cui siamo venuti a conoscenza in via però per il momento confidenziale.

 

[14] Il primo che ha descritto chiaramente, almeno per quanto ne sappiamo attualmente, l'Ipotesi Klingsor, utilizzando le medesime fonti familiari consultate poi dal sottoscritto (persone che di cognome facevano appunto Majorana), è stato un singolare artista e fisico "dilettante", uno di quei fisici cosiddetti "eretici" che mi è piaciuto frequentare dalla metà degli anni '80 in poi. Si tratta di Mario Agrifoglio, oggi purtroppo scomparso, e di una nota presente nel suo saggio "L'unificazione delle varie teorie scientifiche è oggi una realtà", reperibile in rete al seguente URL:

https://mednat.news/new_scienza/Unificazione_teorie_agrifoglio.pdf

Lo scritto non reca data, né sono riusciti ad aiutarmi a determinarla i familiari del pittore ai quali mi sono rivolto, deve trattarsi comunque della seconda metà degli anni '90, di qualche anno precedente alla pubblicazione del mio libro del 1999 (si tenga conto che le prime versioni circolanti di questo lavoro, stampate in proprio, hanno preceduto di un po' di tempo la versione definitiva messa poi in rete). Ciò premesso, ecco infine il passo di cui stiamo parlando (p. 79): "Già Ettore Majorana andava dicendo: 'Tutta la fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata'. Anche se poi decise di collaborare con i nazisti per la costruzione della bomba atomica, ed inscenando un suicidio scomparve misteriosamente dall'Italia, ma con la sconfitta del nazismo si rifugiò in Argentina dove morì in circostanze particolari da cui ne fu riconosciuto solo grazie ad un tatuaggio su un braccio. Tra l'altro è risaputo che le ultime relazioni le fece in lingua tedesca, come è pure risaputo delle sue simpatie per quella nazione che riteneva tecnicamente molto più evoluta della nostra".

 

[15] Inutile sottolineare che ci sono anche coloro che rifiutano l'Ipotesi Klingsor a priori, i quali, a differenza del sottoscritto fino a relativamente poco tempo fa, fanno ciò per ragioni squisitamente ideologico-politiche, ritenendo l'Ipotesi Klingsor "infamante" per la memoria di EM, sebbene "la vera storia di Majorana lo rende più simile a un eroe romantico che a un traditore", come mi ha scritto di recente un caro ex collega dopo aver conosciuto di detta storia qualche aspetto di quelli non ancora noti. Secondo il Grande Inquisitore menzionato nella nota 11, un illustre majoranologo di cui parleremo meglio nel capitolo V: "La naturale conseguenza dell'ipotesi Germania, porterebbe a riconoscere Majorana coinvolto possibilmente in crimini di guerra, un reato senza prescrizione. E' urgente fare assoluta chiarezza sul caso Majorana, e sfatare fin dall'origine l'aberrante ipotesi Germania, la più infamante finora mai concepita. Se Majorana è sfortunatamente deceduto nel 1938 o nel 1939, allora non puo' essere andato in Germania, né in nessun altro luogo". Un dibattito come si vede difficile, tra due spondo opposte che è facile prevedere difficilmente si intenderanno mai. Inutile per esempio difendere l'opinione che EM non decise di recarsi infine in Germania per motivi politici o peggio militari, ma esclusivamente perché convinto, viepiù dopo il suo soggiorno nel 1933, che lì avrebbe trovato il modo per iniziare una nuova vita in un ambiente estremamente favorevole alle sue ricerche scientifiche. Secondo il grande vero amico Giovanni Gentile jr., che era stato in Germania un paio d'anni prima di Ettore, così si poteva per esempio descrivere quell'ambiente: "Ecco una delle ragioni perché qui, in Germania, ci si fa la convinzione che vi siano condizioni oltremodo favorevoli alia ricerca scientifica, appunto per tanta ricchezza d'uomini oltre che di materiali" - da una lettera alla famiglia del 9.II.1931, riportata in Salvatore Esposito, "La cattedra vacante - Ettore Majorana: ingegno e misteri" (Liguori, Napoli, 2009, p. 54). Si noti bene la data della lettera, 1931, nessun sospetto quindi di un eventuale ... filonazismo che possa aver ispirato detto giudizio. Ciò detto, ci piace concludere la presente nota sottolineando un'ovvia alternativa logica, coerente con fatti da doversi comunque ritenere ormai certi, la quale dimostra che l'episodio riferito da Regge in effetti NON conduce univocamente all'Ipotesi Klingsor. EM, che già allora aveva intuito chi fossero i "buoni" e i "cattivi", e che la storia avrebbe in maniera cruenta dato presto ragione ai primi, invece di andare a proseguire la sua attività di ricerca in Germania, se ne andò invece dalla parte in futuro definita "alleata", e lì per esempio con le sue grandi competenze logico-matematiche contribuì in maniera essenziale alla decifrazione del codice Enigma, fornendo così un grande aiuto alla "vittoria". La sua opera rimase non riconosciuta perché EM volle mantenere per sempre l'incognito, ed ecco perché i tre fisici ebrei di Princeton parlavano della sua morte con un certo interesse frammisto a tristezza, per semplice ... gratitudine. Anche l'aggiunta "Did he die in peace?" riportata nella nota 11, potrebbe riferirsi non tanto ad una sua poco apprezzata attività nel periodo 1938-1945, bensì alle dolorose difficoltà familiari cui accenneremo nel capitolo V. Oppure ancora, si potrebbe accettare l'Ipotesi Klingsor arricchendola però con il racconto di un EM che, partigiano ante litteram, scelse la Germania per andare a prestarvi opera di sabotaggio e fare la spia a favore dei futuri "alleati", etc. etc.. Tanto, di fantasticherie più o meno folli la majoranologia e' piena, anche se sarà difficile togliere il primo premio per la più assurda tra esse alla storia di Rolando Pelizza, che da qualche tempo imperversa in rete ma non solo:

https://www.rinodistefano.com/it/articoli/mistero-pelizza-majorana-mondo.php#

Nell'articolo di cui sopra, tra altre stoltezze varie, si parla infatti di una miracolosa scoperta del presunto Majorana, una sorta di macchina per ringiovanire: "Spiegata con parole semplici, ciò significa che una persona molto anziana potrebbe tornare agli anni della gioventù, mantenendo l'aspetto e lo stato fisico totale del giovanotto di una volta [...] A questo punto è ovvio domandarsi se l'anziano Majorana abbia o meno usufruito della sua macchina per ringiovanirsi". L'autore avrebbe dovuto concludere per il sì, vista la foto di EM con Pelizza che gira in rete, per non dire del video del 1996 dove il presunto Majorana "ha l'aspetto e il passo di un trentenne" a dispetto dei 90 anni che avrebbe dovuto avere. Peccato in ogni caso che a ringiovanirsi non abbia pensato lo stesso Pelizza (il quale nella predetta foto mostra di non portare bene i 58 anni che aveva al tempo), del quale si informa: "Oggi l'anziano bresciano, ormai sulla strada dell'ottantesimo compleanno, è un uomo solo e senza mezzi, che sopravvive grazie all'aiuto di alcuni amici". E dire che un tempo era stato capace di "trasformare in oro decine di cubi di gommapiuma", mah, come è strana la vita...

 

[16] Alla questione è stata dedicata qualche attenzione nel nostro libro del 1999, del resto la sua introduzione non appare del tutto artificiosa nel caso in esame (vedi anche la successiva nota 17). Tra poco avremo modo di parlare di un eventuale ruolo nel caso Majorana di Bruno Pontecorvo, un altro dei "ragazzi di via Panisperna", mentre dobbiamo sorvolare su quello probabile rivestito da Giulio-Joel Racah (1909-1965), uno dei vincitori del famoso concorso del 1937, il quale aveva pure lui studiato a Roma con Fermi, particolare amico di Amaldi, in seguito membro dell'Haganah dal 1942 al 1948 e Rettore dell'Università di Gerusalemme. Tanto per dire, in una vecchia lettera del 1928, da Roma, di Giovanni Gentile jr. a Delio Cantimori, a proposito dell'ambiente di Fermi nell'Istituto di Fisica di via Panisperna, si trova: "All'Istituto, dove finisco per restare tutto il giorno, sento un po' di freddo nelle relazioni con gli altri, ebrei e atei: annullano l'umanità nel culto della logica e dell'egoismo. Così diversi da noi! Questo è forse il mio unico cruccio. Tu certo da questo lato non stai meglio di me a Pisa" (Paolo Simoncelli, loc. cit. nella nota 13, p. 37). Sul medesimo delicato tema si veda anche la nota finale all'Appendice dedicata al caso Tonini.

 

[17] Un'ipotesi accuratamente analizzata da Recami (Ed. Di Renzo, 2000, pp. 109 e segg.), e condivisa tra gli altri da Salvatore Esposito (loc. cit nella nota 15, pp. 211 e segg.). A parte l'interpretazione della foto con cui si apre il capitolo III, tale pista appare invero suffragata da qualche "evidenza", ovvero presunti avvistamenti di EM in quella parte di mondo; si pensi pure per esempio al clamore televisivo e giudiziario che ha accompagnato la recente voce di un EM residente in Venezuela negli anni '50. Una discussione di codesta ipotesi (e di alcune palesi assurdità che secondo noi ne hanno accompagnato la presentazione) esula dagli intenti del presente aggiornamento, ci limiteremo pertanto ad esprimere qualche perplessità ... per l'eccessiva presenza in essa di attori che possono essere a pieno titolo nominati nella precedente nota 16. Nel menzionato libro di Salvatore Esposito, p. 213, troviamo per esempio: "La notizia venne fuori grazie essenzialmente all'interesse del fisico teorico israeliano Yuval Neeman", del quale Neeman si riferiscono poi le parole (contenute in una lettera del 1980 al Prof. Recami): "Il mio interesse per Majorana fu essenzialmente risvegliato da conversazioni col compianto Racah [...] Sono io il responsabile del revival della 'versione argentina'". Detto che Yuval Neeman (o Ne'eman, 1925-2006), alla fine del 1954 diventò il numero due dell'Aman, il servizio segreto militare israeliano - vedi:

http://viviisraele.it/2017/10/08/yuval-neeman-fisico-padre-dellatomica-informatizzo-servizi-segreti-israeliani/ -

e che nel sito di cui sopra egli viene addirittura indicato quale "padre" dell'atomica israeliana, un concetto su cui presto ritorneremo (vedi anche la nota 20), ecco che sorge più di un sospetto su possibili interessati depistaggi volti a far ricercare EM esattamente dalla parte opposta in cui si trovava! Perché se è vero che il mondo è piccolo, questo particolare mondo che stiamo cercando di osservare dall'esterno è davvero fin troppo piccolo. Concludiamo la nota esprimendo la speranza di non aver offeso nessuno con la manifestazione delle precedenti opinioni, formulate comunque sempre ed esclusivamente alla ricerca del vero e "selon mon coeur"...

 

[18] Non si può qui non notare poi che, almeno secondo gli indizi riportati da Recami a favore di una presenza di EM in Argentina, questi non si nascondeva nemmeno tanto.

 

[19] In un articolo apparso su Panorama il 26 ottobre 2011, "Il Duce e il marziano", a firma di Alfredo Lissoni, viene riportata un'affermazione di Arrigo Petacco: "«Mussolini [...] era invece sicuro che qualcuno facesse esperimenti bellici segreti assieme al gruppo di scienziati nazisti che lavorava a Peenemunde alla bomba atomica. Sapeva che nel team c'era un italiano, era convinto fosse Ettore Majorana. Fece addirittura condurre un'inchiesta dal nostro ambasciatore» - siamo nel 1944, l'ambasciatore Filippo Anfuso chiese notizie di Majorana a Ribbentrop".

 

[20] Piero Batignani, "La scomparsa di Ettore Majorana - C'e' qualcuno che sa", Florence Art, Firenze, 2010, p. 134. Fu lo stesso Batignani a porre la domanda a Pontecorvo, "uno dei padri dell'atomica russa", aggiungendo che "L'immediato brusio e poi il levarsi dei commenti della platea che seguirono le parole del fisico, non [gli] permisero di replicare immediatamente". "Avrei voluto chiedere che cosa si dovesse intendere per 'finito' e per 'Ovest', ma non riuscii a trovare spazio nei commenti del pubblico, e quindi la mia domanda si concluse lì". Concludiamo la nota chiedendoci: se si sa chi fu uno dei padri dell'atomica russa, esiste un analogo padre (o padri) per un'eventuale atomica israeliana? La risposta è già stata data nella nota 17, aggiungiamo che è istruttivo leggere qui la storia dell'atomica in Medio Oriente, almeno quella che è stato possibile ricostruire: https://www.ossin.org/israele/1744-la-bomba-atomica-di-israele.

 

[21] "Banomo", così chiama Scibona lo sconosciuto, seguendo la consuetudine del padre. In dialetto potentino "brav'uomo di mezza eta", si noti, di mezza età, non vecchio: EM alla fine degli anni '60 avrebbe avuto poco più di 60 anni.

 

[22] Abbiamo scelto il seguente passo per esemplificare le difficoltà connesse all'obiezione III. Vi si parla di un'osservazione (che dobbiamo confessare ci appare "folle") di un tale fisico ucraino, Olaf Zaslavskii, il quale in un articolo apparso sulla rivista Newton nel novembre del 2006 ha avanzato una "nuova ipotesi" sulla scomparsa di EM. "Majorana ha fatto perdere le proprie tracce creando un gioco perverso di prove e controprove, di affermazioni e negazioni che non può essere risolto con la logica elementare. Chiunque abbia provato a districare il giallo si è perso nella serie di indizi ambigui e contraddittori seminati volontariamente. Riguardando il quadro da un nuovo punto di vista, però, Zaslavskii ha scoperto che tutto ha un senso: Majorana ha trasformato la sua scomparsa in una rappresentazione macroscopica del sorprendente mondo della meccanica quantistica, il suo campo di ricerca. Un mondo dove l'osservazione determina la realtà fisica delle cose, dove tutto si trasforma in continuazione. dove le particelle elementari possono contemporaneamente essere e non essere. Dopo la sua scomparsa, aggiunge lo scienziato ucraino, Majorana non è più né vivo, né morto".

(http://diamante.uniroma3.it/hipparcos/majoranalink.htm)

Commento personale, più amaro che acido. ancora una volta il famoso "gatto di Schrödinger", come se fossimo in una puntata della fortunata serie televisiva "The Big Bang Theory". Ahinoi, quanti intelletti sono stati rovinati da certe interpretazioni irrazionalistiche della meccanica quantistica, speriamo almeno non irreversibilmente! (e ci spiace dire che per noi ricade in codesta categoria anche l'opera del filosofo Giorgio Agamben: "Che cos'è reale - La scomparsa di Majorana", Neri Pozza, Vicenza, 2016, dal momento che si tratta di un autore per altri suoi lavori alquanto apprezzabile).

 

[23] A meno che naturalmente non si tratti di una persona che si mostra in generale priva di empatia nei confronti di altre persone, insensibile cioè alle ferite che alcuni suoi comportamenti o parole possono provocare. In effetti, secondo i racconti che ce ne sono pervenuti, EM aveva un carattere difficile, un misto tra beffardo, sarcastico, e perfino "arrogante", al punto che alcuni hanno avanzato l'ipotesi che potesse trattarsi di un individuo affetto da quella forma lieve di autismo che oggi va sotto il nome di "sindrome di Asperger" (vedi per esempio Stefano Roncoroni, "Ettore Majorana, Lo scomparso e la decisione irrevocabile", Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2013, p. 289). Ecco per esempio una descrizione che ne dà Pontecorvo (nel libro che egli dedicò alla memoria di Fermi: "Fermi e la fisica moderna", Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 51-52): "Majorana era pessimista per natura ed eternamente scontento di se stesso (e non solo di se stesso). Nei seminari di solito taceva. Interrompeva talvolta il suo silenzio per fare qualche commento sarcastico, una osservazione paradossale anche se pertinente. Ricordo che nei seminari spesso terrorizzava noti fisici stranieri". Un ritratto che ben si accorda con la visione del mondo che EM ebbe a comunicare all'amico Gastone Piqué nel 1927: "Benché vasto e insondabile sia il mare del mio disprezzo per tutto il mondo sublunare" (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 135). Istruttivo in proposito anche il seguente brano contenuto in una lettera alla madre da Lipsia, poco prima del rientro definitivo in Italia (27 luglio 1933): "Ma io non intendo cambiare il mio progranna per il timore che tu mandi ad effetto una minaccia così irragionevole" (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 184). Ciò nondimeno, proprio quanto avremo modo di accennare nel presente capitolo, ci mostra un lato della personalità di EM assai più "umano", un'opinione concordante con quella espressa in una recensione del libro nominato poc'anzi: "L'ipotesi Asperger è palesemente contraddetta dalla ricchezza di rapporti umani, familiari e sociali intrattenuti, dall'umorismo, dallo spirito critico e autocritico, emergenti dalla sua corrispondenza, e dai suoi atti concreti documentati"

(http://www.sif.it/attivita/saggiatore/recensioni/roncoroni).

 

[24] Poiché l'autore continua ritenersi un "cartesiano" e si è trovato qui a toccare con mano una delle inefficienze del famoso "metodo", ecco che si sente in dovere di evidenziarle per ... confermarne infine la relativa correttezza (del resto, ieri come oggi, l'unico mezzo che ha a disposizione l'essere umano pour bien conduire sa raison et chercher la vérité, nelle scienze ma non solo - vedi anche la nota 31). Si tratta del IV precetto del celebre Discours de la méthode (1637), in cui si raccomanda di "fare, in ogni argomento, enumerazioni così complete e verifiche così generali da esser sicuro di nulla omettere. Quelle lunghe catene di ragioni, tutte semplici e facili, di cui sogliono valersi i geometri per giungere a conchiudere le loro più difficili dimostrazioni, m'avevano offerto occasione di supporre, che tutte le cose le quali possono cadere sotto l'umana conoscenza si susseguono allo stesso modo, e che, purché appena si badi a non riceverne alcuna per vera, che tale non sia, e purché si osservi costantemente l'ordine necessario per poterle dedurre le une dalle altre, non ce ne possano essere di così lontane alle quali alla fine non si arrivi, né di sì nascoste che non si possa scoprirle". Un precetto che riecheggia, ci sembra di poter asserire, il metodo investigativo dello Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle: "Questo procedimento [...] ha inizio dalla supposizione che una volta eliminato tutto ciò che è impossibile, quel che rimane, per quanto improbabile, non può che essere la verità. Può darsi benissimo che si presentino parecchie spiegazioni, nel qual caso si deve provare e riprovare finché l'una o l'altra di queste non offrano una somma convincente di convalide" ("L'avventura del soldato sbiancato", racconto incluso nella raccolta "Il taccuino di Sherlock Holmes", 1927). Per tornare al punto, dicevamo che la soluzione autentica dell'enigma Majorana non ci si era mai nemmeno affacciata alla mente, perché in effetti come si fa a compilare un'enumerazione "completa", se non si sa nemmeno da dove cominciare? Con quale metodo (o programma) potremo mai ottenerne una in un caso specifico come questo, per non dire del relativo "ordine"? Quale, in che modo lo si potrebbe stabilire? L'obiezione si lega in qualche modo anche alla proposta di "verifiche" generali, ossia complete. A parte la difficoltà appena illustrata su ogni possibile aspirazione alla "completezza" (un termine che rimanda ai famosi teoremi di Goedel e le loro correnti interpretazioni, un'altra delle nostre "ossessioni" intellettuali:

http://www.cartesio-episteme.net/mat/teor-goed.pdf), appare assente nelle buone intenzioni di Cartesio ogni riferimento all'aspetto temporale della questione. Ossia, il tempo che si dovrebbe impiegare per effettuare tali verifiche di fronte ad una lista appena possibilmente dettagliata potrebbe invero superare non solo quello della vita di un singolo essere umano, ma anche dell'intera vita dell'universo (tanto per fare riferimento alla teoria cosmologica oggi di maggior successo, sulla quale peraltro nutriamo parecchi dubbi). A proposito di "grandi numeri" ("grandi" naturalmente per noi esseri umani), facevo sempre ai miei studenti di Algebra l'esempio che il numero dei secondi contenuti in 20 miliardi di anni (una delle possibili stime per l'età dell'universo dal Big Bang fino ad oggi) non supera 10 elevato alla 18 potenza, che vale più o meno 2 elevato alla 60ma potenza, mentre basta considerare un insieme X di soli 8 elementi, e prendere la totalità Y di tutti i sottoinsiemi dell'insieme di tutte le coppie ordinate di elementi di X (Y si dice anche l'insieme delle "relazioni" su X), per ottenere un 2 elevato alla 64ma potenza, e superare quindi largamente tale numero (ovvero, il numero delle relazioni su un insieme di soli 8 elementi è circa 16 volte superiore al numero dei secondi trascorsi dal Big Bang fino ad oggi). Si pensi allora a quanto tempo ci vorrebbe per effettuare delle "verifiche" di qualsiasi natura su ciascuna di codeste relazioni.

 

[25] Immagino ci si possa chiedere perché almeno finora non si sia accinto lui in prima persona a rivelare quanto scoperto, ma il fatto è che il caso Majorana continua ad avere risvolti che possono coinvolgere negativamente da un lato alcune importanti famiglie, da un altro l'operato di fisici il cui nome è passato alla storia, il che spiega la ferrea consegna di mantenere il silenzio (altri direbbe "omertà"), tanto nell'ambiente familiare quanto in quello scientifico. Eventuali accenni fatti da outsider quali il sottoscritto possono facilmente essere ignorati come ... fantasie, e va bene così, mentre interventi diciamo maggiormente autorevoli possono essere ritenuti alquanto ... inopportuni. Il Grande Inquisitore mi ha scritto in maniera assai sincera: "Sono i tempi maturi per queste rivelazioni? Le massime autorità accademiche e familiari mi hanno esortato a tacere. Gentilmente, ma fermamente. Mi inchino all'autorità", aspettiamo quindi il momento in cui sarà possibile saperne di più, con tutti quei dettagli che io adesso conosco ma non posso rivelare, al di là di alcune linee generali che ho deciso comunque fosse conveniente rendere pubbliche.

 

[26] Tanto per fare un esempio, un tentativo di introdurre nella ricerca di una soluzione del mistero Majorana anche dettagli intimi familiari è presente nel libro di João Maigueijo, "A Brilliant Darkness: The Extraordinary Life and Mysterious Disappearance of Ettore Majorana, the Troubled Genius of the Nuclear Age", Basic Books, 2009, ma esso è stato accolto con grande disapprovazione (recensioni assai negative, e perfino una lettera di protesta della Società Italiana di Fisica alla Rizzoli, che nel 2010 ha pubblicato la versione italiana del libro), per quel solo poco che il nominato autore è stato in grado di rivelare.

 

[27] Nella versione inglese del libro di Salvatore Esposito citato nella nota 15, ovvero: "Ettore Majorana - Unveiled Genius and Endless Mysteries" (Springer Biographies, 2017) appare invero un paragrafo in più, intitolato "A Curious Observation, but not Completely Crazy", pp. 154-157. Ne consigliamo la lettura, in quanto capace di gettare qualche possibile luce su una questione destinata altrimenti a rimanere per sempre nell'oscurità: "the possible involvement of Michele Sciuti in Majorana's disappearance". Vero è che secondo noi EM doveva essersi procurato a Napoli qualche punto d'appoggio "sicuro" dove poter incontrare senza rischi una persona per lui molto importante.

 

[28] Val la pena di riportare qui le sensate parole con cui Sciascia (1975 pp. 50-51) commenta l'evento: "Esaurimento nervoso, dicono concordemente i testimoni (e lo dissero anche i medici di famiglia); e alcuni sarebbero costretti a parlare di follia, se non disponessero di questo delicato, 'moderno' eufemismo. Ma l'esaurimento nervoso o la follia non sono porte aperte da cui si entra e si esce quando si vuole. Majorana dimostra invece di poter rientrare quando vuole in quella che Amaldi chiama la vita normale".

 

[29] Ci sentiamo in dovere di sottolineare un'istruttiva "morale" del nostro racconto, e cioè che prima di formulare giudizi etici affrettati, bisogna riflettere su quanto certe decisioni dalle conseguenze sicuramente sgradevoli per qualcuno, per esempio un minore, possano essere state forzate da parte di chi ha dovuto prenderle. Se questo potrebbe essere secondo noi il caso dell'amante romana di EM, così come abbiamo ricostruito, lo è forse anche per il personale analogo allontanamento dalla famiglia che Ettore dovette subire poco più che bambino. Insomma, prima di arrivare ad emettere dei "giudizi", un'operazione dell'intelletto peraltro assolutamente legittima, bisognerebbe aspettare di conoscere proprio tutto, o quasi...

 

[30] Citiamo alcune lucide parole di Salvatore Esposito (loc. cit. nella nota 15, p. 232) che centrano la soluzione del caso senza però intravedere (ovviamente) le cause recondite degli avvenimenti: "Con tutta evidenza, questi dati sembrano mostrare che la sorte di Majorana, qualunque strada abbia preso, NON SIA STATA NÉ CASUALE NÉ INVOLONTARIA, bensì preparata con un certo dettaglio e in anticipo" (giusto, ma difficile per lo scrivente da accettare almeno finché non avesse superato tutte le obiezioni fin qui discusse, obiezioni che ci auguriamo siano state decentemente risolte). Ma quanto in anticipo? E quanto preparata, fino a quale punto? Della seconda questione abbiamo già discusso (dopo il dispiacere EM si prese qualche giorno, o forse più, prima di prendere la decisione finale), mentre per ciò che concerne la prima mi sentirei di poter rispondere con una certa esattezza (conoscendo qualche ulteriore elemento quanto a cronologia degli avvenimenti). Non poi troppo in anticipo, il "progetto" di fuga nacque verosimilmente nella mente di EM dopo un colloquio avuto con la sua nuova bella amante quando questa gli comunicò di essere in attesa di un suo figlio. Siamo probabilmente verso la fine del mese di gennaio 1938, quando EM prega il fratello Luciano di prendere per lui "la mia parte del conto alla banca e magari di mandarmela tutta" (lettera del 22.I.1938, vedi Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 202), una richiesta altrimenti inesplicabile dal momento che EM faceva avanti e indietro tra Napoli e Roma, e non mancava certo di denaro (buono stipendio a parte). [E' secondo noi nel medesimo contesto che va interpretata l'enigmatica frase rivolta il 18 gennaio da EM al fisico Giuseppe Occhialini che era passato a trovarlo a Napoli: "se tu avessi tardato ancora non mi avresti più trovato" (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 106), parole che tutti hanno sempre letto come esprimenti un proposito ... di suicidio!]. Che la questione economica possa essere una buona chiave esplicativa nella presente circostanza è ben evidenziato anche da Sciascia 1975, p. 65: "Non aveva il senso del denaro, come dimostrano quei cinque stipendi per cinque mesi come dimenticati: ma che l'acquistasse proprio alla vigilia di suicidarsi, non sembra verosimile. C'è una sola semplice spiegazione: ne aveva bisogno per quel che intendeva fare". E qui, a proposito degli stipendi di EM, e della comune convinzione presso i majoranologi che egli non fosse interessato a ritirarli, si apre in effetti un ulteriore piccolo enigma nell'enigma. Per esempio: "ritirato lo stipendio relativo ai suoi primi tre (o quattro) mesi e mezzo di cattedra universitaria" (Recami, Ed. Di Renzo, 2000, p. 12); oppure ""Poco prima del 25 marzo, giorno in cui era partito per Palermo annunciando il suicidio, aveva preso gli stipendi da ottobre a febbraio che fino a quel momento non si era curato di ritirare" (ancora Sciascia 1975, p. 65 - c'è da dire però che in tale affermazione Sciascia fu influenzato proprio da Recami). Di senso completamente contrario sono le notizie riportate da Esposito nel menzionato saggio, pp. 104-105, mah. Per tornare al nostro racconto, da allora e fino al 25 marzo 1938, EM sperò in una conclusione diversa da quella che aveva già tristemente conosciuto nel 1933, ma di fronte ad una realtà ancora una volta matrigna, per lui evidentemente tanto bisognoso d'affetto, seppe in fondo reagire in un modo che non può che attirargli una certa nostra ammirazione.

 

[31] Un racconto invero molto antico, vedi per esempio:

https://it.qwe.wiki/wiki/Blind_men_and_an_elephant, che in una versione moderna ci sembra ben riproposto qui:

https://www.inkroci.it/racconti-brevi/i-racconti/racconti-classici-brevi/james-baldwin-ciechi-e-lelefante.html

Se dei majoranologi cominciassero infatti a litigare tra loro, l'uno dicendo; "Vi dico io che EM è stato in Germania", un altro replicando: "No, ti sbagli, è stato in URSS", un terzo incalzando: "No, vi sbagliate entrambi, ha vissuto a guisa di vagabondo da qualche parte", orbene, ecco che avrebbero in un certo modo ragione tutti e tre. Avrebbero torto però coloro che dicessero che EM è stato ucciso nel 1938, o che si è suicidato tra il 1938 e il 1939, o che nello stesso periodo è morto per qualche malattia, o ancora che si è ritirato in un convento a far vita spirituale, etc. etc.. Ci teniamo a sottolineare insomma che l'apologo non descrive affatto il "relativismo" tanto caro al pensiero moderno, bensì la "complessità" del reale, e soprattutto della verità storica.

P.S. alla nota - E poiché il presente aggiornamento è sicuramente l'ultimo lavoro scritto di una certa mole a cui si è accinto l'autore, quindi una sorta di suo "testamento spirituale" (è certamente di tale natura la nota 24), ecco che gli piace allora rimandare per il concetto di "verità" (al singolare, e con l'iniziale minuscola!) alla classificazione che dei possibili tipi di verità fece nell'ultimo numero di Episteme (N. 8, 21 settembre 2004), una descrizione che gli appare ancora oggi (banalmente) istruttiva:

http://www.cartesio-episteme.net/ep8/ep8-sebast.htm

 

- - - - -

Un curioso "indizio" finale

(ovviamente ancora una volta merito del ... Grande Inquisitore!):

 

H.V. HAJEK

6.15 Pure-fusion explosives

423. A. Stettbacher, Tritium-Superbombe, Explosivestoffe, Nr. 11/12 (1954) 151–153, H.V. Hajek, Atom-Hohlladungen—Atomic hollow charges, idem, Nr. 5/6 (1955) 65–68.

 

H.V. HAJEK

HVHAJEK

HVH-AJ  EK

IVI-AJ  EK

IVIAJ  EK

MAJ  EK

MAJORANA EKTOR

 

Da: Rainer Karlsch

"Hitlers Bombe - Die geheime Geschichte der deutschen Kernwaffenversuche", Deutsche Verlags-Anstalt, München, 2005,  p. 236

"Der Name Hajek ist weder älteren Mitarbeitern des ISL in Saint Louis bekannt, noch taucht er in den Personallisten der verschiedenen Waffenämter auf. Offensichtlich hat jemand unter Pseudonym geschrieben".

- - - - -