Illustrazione dalla Lettera (di Colombo) a Santangelo del 1493
(ripresa poi quasi tale e quale nella lettera di Amerigo Vespucci
a Piero Soderini, "delle isole nuovamente trovate in quattro suoi viaggi", 1504);
a detta di alcuni commentatori (cfr. Nota 30) in essa è celato un messaggio ebraico,
il Nuovo Mondo è stato scoperto per essere la nuova Terra Promessa...

La vera identità di Cristoforo Colombo
Osservazioni e congetture

(Umberto Bartocci)


 






Parte I

E' curioso1 constatare come si abbiano poche notizie certe sul luogo, l'anno di nascita, la famiglia, etc., di uno dei personaggi più famosi della storia moderna. Vale a dire, proprio di colui che con la sua coraggiosa impresa fu protagonista dell'evento che, per convenzione unanime degli studiosi, viene prescelto a marcare l'inizio dell'attuale fase della storia dell'umanità - quella contrassegnata dall'affermazione della scienza e della tecnica occidentali, e da un crescente controllo-sfruttamento della Natura da parte dell'uomo (i cui più recenti esiti preoccupano giustamente molti). Stiamo parlando naturalmente di Cristoforo Colombo, e di domande che hanno ricevuto nel corso dei secoli numerose inconciliabili risposte. A fronte infatti di una tesi "purista"2 largamente diffusa (e "documentata"), conformemente alla quale il grande navigatore ebbe umili e ben ricostruiti natali a Genova, diverse sono state le obiezioni, i dubbi, le proposte alternative, vuoi in ordine alla località che all'anno che alla famiglia d'origine, al punto che si potrebbe quasi riconoscere che si tratti di una questione ormai insolubile, e amen.

Del resto, bisogna convenire che di per sé, a priori, essa non appare certo tra quelle "fondamentali". Poco importerebbe invero sapere che lo scopritore è nato nella località X oppure Y, nell'anno Z oppure T, e che tali fossero i suoi genitori anziché talaltri, a meno che naturalmente la determinazione di (qualcuno di) questi elementi sconosciuti non rivestisse uno specifico significato per comprendere meglio il futuro sviluppo degli eventi della sua vita (il che implica, per esempio, che l'identificazione del luogo di nascita in particolare, all'origine di varie controversie di stampo campanilistico, deve essere considerata di interesse decisamente minore3).

Accenniamo soltanto a quella che appare tra le più sensazionali delle varianti eterodosse, anche se non bisognerebbe trascurare, in detta categoria, la tesi esposta nel saggio di Emilio Michelone (Il mito di Cristoforo Colombo, Varani Ed., Milano, 1985), secondo cui addirittura Colombo non sarebbe mai esistito, e l'invenzione della sua persona fu frutto esclusivo di "un'assoluta minoranza di scribacchini colti osservanti delle prescrizioni religiose prima che del reale" (p. 18), oppure l'ipotesi Zarco, che sostiene invece che le imprese del grande navigatore andrebbero ascritte a un fuoruscito portoghese, Salvador Gonçalves Zarco, il quale, trovato riparo in Italia, vi avrebbe cambiato il nome in Colombo, e sarebbe poi ritornato sotto falsa identità nella sua terra natale4. Quella di cui dicevamo è una congettura illustrata da Italo Orbegiani nel libro dall'eloquente titolo: Se Dio vuole ... (e Chiesa acconsente...) - SAN CRISTOFORO COLOMBO Figlio del Papa genovese Innocenzo VIII e uomo mandato dalla Chiesa (Roma, luglio 2000)5. Alla luce dei criteri che abbiamo dianzi specificato, per distinguere interrogativi rilevanti da altri meno, non si può negare che siffatta supposizione, oltre che certamente suggestiva, sembra ben capace di spiegare per esempio i legami e le protezioni di cui indubitabilmente godette Colombo, in particolare il ruolo del Papa, che era di origine ebraica, nella vicenda della scoperta dell'America6.

In effetti, è lecito prevedere che un'ultima parola in proposito non verrebbe universalmente accettata neppure a seguito dell'eventuale scoperta di documenti coevi che dessero qualche informazione atta a risolvere l'annoso enigma, dal momento che a fronte di ciascuno di essi si potrebbe avanzare il sospetto che possa essere stato frutto di manipolazioni più o meno volontarie, fraintendimenti, etc.. Accenniamo solo ancora una volta al più impressionante di questi casi, che si trova nell'interessantissimo libro che il meglio noto per altre imprese Simon Wiesenthal dedicò (da "storico dilettante") al tema della scoperta del Nuovo Mondo7. Si tratta di un appunto "steso presumibilmente dal conte Giovanni dei Borromei nel 1494", che si dice reperito, nascosto nella rilegatura di un libro, in una casa dell'illustre famiglia8 nel 1930, e che oggi "si troverebbe nella biblioteca dell'Università di Barcellona". Orbene, Wiesenthal ne riferisce il contenuto come segue:

Io, Giovanni dei Borromei, mi sono impegnato a non rivelare mai la verità confidatami dal signor Piero de Angliera. Ma, poiché ne rimanga il ricordo, confesso alla storia che Cristobal Colon è nato a Maiorca e non in Liguria. E il nominato Piero de Angliera aggiunse che il consiglio di serbare tale segreto per motivi politici e religiosi9, onde ottenere l'aiuto di navi dal re spagnolo, avrebbe indotto Juan Colon a questo inganno. E inoltre voglio ancora dire che Colom e Colon sono identici perché fu scoperto a Genova un Cristobal Colombo Canajola, figlio di Domingo e di Susanna Fontanarossa, che non va confuso con il navigatore delle Indie.

Bergamo, nell'anno del Signore 1494.

Vero o falso che sia il precedente documento (oppure, vere o false che siano le asserzioni in esso riportate), vi si rinviene comunque una parola chiave per comprendere la vera ragione di tante incertezze, e cioè: SEGRETO, dovuto, si precisa, a "motivi politici e religiosi". Tenuto conto della rilevanza del personaggio, e della naturale curiosità suscitata intorno a lui, appare altrimenti assai strano che, sin dagli inizi di questa storia, sia stato così difficile dare risposta a interrogativi innocui per la stragrande maggioranza degli esseri umani. Non bisogna dimenticare infatti che lo stesso navigatore, e i suoi stretti parenti, sono, manifestamente, i primi responsabili della circostanza che la situazione stia nei confusi termini sopra descritti, sicché, se le soluzioni sono talora invero eccessivamente "fantasiose", i dubbi sono viceversa più che giustificati (massimamente quelli relativi all'opinione comune, che Colombo intendeva soltanto aprire una nuova rotta verso l'Asia, né si rese mai conto di essere approdato su un continente fino allora sconosciuto agli Europei; di tale questione ci siamo occupati nel libro citato nella Nota 1). Né il figlio Fernando, né l'Almirante in persona, vollero in effetti mai illuminare le circostanze oscure della nascita in oggetto. E' chiaro che, in conformità alla tesi purista, la semplice spiegazione di tutto consiste nel fatto che, vivendo i protagonisti nella "tronfia e boriosa Spagna del Cinquecento", cercavano di "nascondere la vera patria di Cristoforo, Genova, e l'umile famiglia plebea nel cui seno era nato"10, ma si direbbe maggiormente sensato ritenere che ci debba essere stato molto di più a giustificare tante cautele (Fernando afferma esplicitamente: "gli piacque che i suoi genitori fossero men conosciuti [...] la sua patria e origine volle che fosse men certa e conosciuta"; loc. cit. nella Nota 10, p. 22).

Potremmo aggiungere un altro particolare, a dimostrazione di quanto le celebrate "carte d'archivio", tanto care agli "storici professionisti" - seppure coeve, e della stessa mano (forse) dei protagonisti, o dei "testimoni oculari" - possano talvolta aumentare la confusione piuttosto che il caso contrario - circostanza questa che dovrebbe dirla lunga a coloro i quali sostengono che esiste un solo modo per avvicinarsi alle verità della storia, e sdegnano il ruolo del metodo indiziario (ampiamente descritto nel Cap. I del libro citato nella Nota 1), ossia dell'abduzione puramente logica post eventum. Invero, malgrado quasi universalmente venga attribuito a Colombo un solo figlio legittimo portoghese (il noto Diego, che pur ritrovandosi nella condizione di primo erede legale, assai poco seppe dare onore al nome del padre, rispetto a quanto operò invece nei fatti l'altro figlio naturale dello scopritore, Fernando), nato poco prima della morte della madre, e poi portato con il padre ancora piccolo in Spagna nel momento della "fuga" dal Portogallo (vedi Parte II), troviamo viceversa affermato, in una lettera dell'Ammiraglio indirizzata ai membri del Consiglio di Castiglia (scritta molti anni dopo, quando la sua fortuna era ormai in declino), che egli aveva lasciato "moglie e figli" (si notino il plurale, e il fatto che lo scrivente si riferisca alla moglie come - almeno in quel momento - ancora vivente) in Portogallo per venire "a servire questi Principi da tanto lontano"11, e siffatti esempi si potrebbero moltiplicare a piacere.

Riprendiamo il filo del nostro discorso principale, dicendo che è difficile evitare la tentazione di chiedersi quali potessero essere le ragioni di tante precauzioni-mistificazioni, di così inusuale riservatezza, sicché cercheremo anche noi di presentare ai lettori di Episteme una soluzione "ragionevole" dell'intricato dilemma, nella convinzione che i misteri colombiani nascondano appunto qualcosa di rilevante in ordine agli interrogativi maggiori che ci si può porre (che ci si deve porre) sul reale svolgimento, sui più autentici retroscena, di avvenimenti enormemente importanti. Ci cimenteremo nell'impresa con la persuasione che assai di rado il "puro caso" è unico responsabile di accadimenti notevoli; che nessuno riesce a esserne protagonista per esclusivi meriti personali (ovvero, da solo, senza appoggi); e infine che, nonostante l'accuratezza che viene posta nel cancellare certe tracce, talora nel confondere le acque con un eccesso di informazione:

les hommes n'ont pas détruit tout ce qu'ils croyaient détruire ni caché tout ce qu'ils voulaient dissimuler; ce désordre permet a l'historien d'entrevoir parfois la vérité et l'amène souvent à se heurter aux problèmes tels qu'ils étaient quand le passé était encore un présent et n'avait point été mis en momie par les archivistes et les éditeurs12.

Bene, avendo lo scrivente esaminato con attenzione tutte le ipotesi alternative che sono capitate, per caso o per studio, davanti alla sua attenzione, gli è parso che non sia stata data la giusta interpretazione a una notizia contenuta nella Historia general y natural de las Indias, Islas, y Tierra Firme del Mar Océano, di Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés13:

Cristóbal Colom [...] fué natural de la provincia de Liguria, que es en Italia, en la qual cae la cibdad e señ oría de Génova [...] por más cierto se tiene que fué natural de un lugar dicho Cugureo, cerca de la misma cibdad de Génova [...] El origen de sus predescesores es de la cibdad de Placençia, en la Lombardía, la cual está en la riberia del río Po, del antiguo e noble linaje de Pelestrel14.

La notizia della discendenza di Colombo dalla famiglia Pallastrelli di Piacenza (o Pellestrelli, che diventa Perestrello nel suo ramo portoghese di cui presto diremo) viene ripresa anche in un poema in lingua latina che Lorenzo Gambara15 dedicò a Cristoforo Colombo nel 1581. Si tratta di De navigatione Christophori Columbi libri quattuor, del quale il già nominato Osvaldo Baldacci dice bene: "Il poema merita di essere considerato con una certa serietà"16. Del resto, non solo il Gambara afferma17 di seguire quel Pietro Martire d'Anghiera, che fu "amico personale dello scopritore"18, ma si ha buona ragione di ritenere che sia stato direttamente "sollecitato a comporre il poema dal cardinale Antonio Peronotto [sic]"19. L'osservazione è particolarmente interessante nel nostro contesto, giacché si sa che il padre del Cardinale "aveva appreso molte vicende direttamente da Colombo, durante un soggiorno a Barcellona"19.

Ma vediamo le esatte parole del Gambara:

[...] Columbus (qui originem duxit a Pellestrellis Placentinis, quae familia inter alias nobilis est: natus Cugureo, quod castrum est in territorio Genuensi) tam insigne factum effecit.

[Traduciamo, anche se si tratta di un latino molto comprensibile: " [...] Colombo (che ha preso origine dai Pellestrelli di Piacenza, che è famiglia assai nobile: nacque a Cugureo, che è castello in territorio genovese) ha condotto a termine un'impresa tanto illustre."]
 
 


 


Appare significativo notare - quasi un campanello d'allarme, a farci presumere di essere sulla strada giusta - che l'indicazione relativa al collegamento tra Colombo e la nobile famiglia piacentina, si trova nella lettera di dedica al Cardinale Antonio Perenotto premessa alle edizioni del poema del 1581 e del 158320, ma che essa è stata soppressa - chissà per quale motivo! - nell'edizione del 1585, che pure viene detta copiosior (in questa è del resto ancora presente la lettera di dedica).
 
 



 






Veniamo così a sapere di una possibile connessione familiare tra Colombo e i Pallastrelli a partire da due testimonianze abbastanza affidabili (una delle quali proveniente dall'Italia, a rimarcare il ruolo non marginale che il nostro paese riveste nella vicenda della scoperta dell'America, assieme ovviamente a Spagna e Portogallo), anche se bisogna riconoscere che è lecito ritenere che il Gambara abbia ripreso semplicemente il testo di Oviedo (cfr. loc. cit. nella Nota 15, p. 20), e che quindi le due testimonianze siano in realtà una sola.

Comunque sia, ciò che maggiormente ci deve interessare è chiedere perché il particolare venga ignorato dall'opinione ortodossa con cui si identifica la gran parte degli studiosi, che pure conoscono bene il resoconto dello spagnolo, se non quello del Gambara21. L'incredibile risposta, giusta l'interpretazione corrente, è che il brano che abbiamo citato farebbe riferimento alla parentela con i Perestrello acquisita da Colombo successivamente al proprio matrimonio22 (avvenuto in Portogallo in epoca imprecisata, comunque più probabilmente tra la fine del 1479 e il 1480 - si rammenti che Colombo arrivò in quel paese nel 1476) con Felipa Moniz Perestrello, figlia di Bartolomeo Perestrello - stretto collaboratore di Enrico il Navigatore, governatore di Porto Santo, al tempo già deceduto da diversi anni - e di Isabela Moniz, imparentata con la famiglia reale portoghese, e (anch'essa) di probabile origine ebraica, come attesta Simon Wiesenthal23. Sembra invece ovvio che le parole di Oviedo volessero menzionare un rapporto diretto tra Colombo e i Pallastrelli, e non a uno indiretto post-matrimoniale, e del resto, a lume di logica, sarebbe proprio il primo legame capace di spiegare le circostanze del secondo, e non viceversa!

Due parole su quanto riguarda il luogo che viene indicato da Oviedo, e da Gambara, quale quello natale di Colombo, ancorché si tratti di questione come abbiamo detto per noi marginale. Sottolineiamo soltanto che Cugureo nell'opinione di alcuni è l'attuale Cuccaro (Cùccaro) Monferrato, in provincia di Alessandria, un piccolo centro agricolo alla destra del torrente Grana, a una ventina di chilometri a Nord Ovest dal capoluogo (un'insistente tradizione locale vuole in effetti Colombo nato nel castello di cui restano oggi delle strutture murarie assai rimaneggiate nel corso dei secoli, e attualmente in condizioni di avanzato deperimento). Invece a parere di altri, e sembrerebbero la maggioranza, la misteriosa località va identificata con Cogoleto, sulla riviera ligure, pochi chilometri a Ovest di Genova, e prima di Savona24.

Non è semplice chiarire le ragioni di tali ulteriori incertezze. Si tratta probabilmente anche del fatto che in taluni resoconti, strutturalmente parecchio simili, si trova invero esplicitamente nominato Cuccaro anziché il misterioso "Cugureo"25. Per esempio, nelle Décadas y Historia general de los hechos de los Castellanos en la islas y Tierra firme del Mar Océano, di Antonio Herrera de Tordesillas26, rinveniamo l'affermazione: "nativo del castello di Cucaro, nello stato del Monferrato, in Lombardia27".

Comunque sia, ribadiamo ancora una volta che il legame importante che viene messo in evidenza dalle testimonianze selezionate è quello con la famiglia Pallastrelli (legame che non risulta citato nelle altre principali fonti coeve relative alla vita di Colombo, quali le Historie attribuite al secondo figlio di Cristoforo, Fernando; gli scritti di Pietro Martire d'Anghiera; le memorie di Bartolomeo de Las Casas, etc.), e non, tramite il luogo di nascita, con una più o meno nobile famiglia Colombo, sia pure eventualmente presente a Cuccaro sin dall'epoca che ci interessa. Esiste senza dubbio una nobile famiglia Colombo di Cuccaro, ma la connessione di essa con il navigatore risale a quegli anni successivi alla scoperta, in cui numerosi diversi Colombo28, che pur sapendo di non avere nulla a che fare realmente con l'illustre scopritore del Nuovo Mondo, o nell'incertezza di tale circostanza, pretesero vero il contrario, data la grande risonanza dell'impresa e del nome del suo autore (per non dire di possibili mire ereditarie).

Parte II

Tenteremo adesso di sintetizzare a beneficio dei lettori il perché la "soluzione" che abbiamo dianzi proposto sia capace di contribuire alla formazione di un quadro interpretativo coerente e verosimile, nel quale a numerosi interrogativi si può dare naturale semplice risposta. Essa ha infatti il merito logico di:

1 - spiegare come mai a un certo punto ritroviamo improvvisamente sia Cristoforo che il fratello Bartolomeo proprio in Portogallo, il centro delle grandi esplorazioni geografiche del XV secolo (semplicemente per cercare aiuto presso dei parenti);

2 - fornire una possibile spiegazione per il matrimonio di Cristoforo con la nobile Donna Felipa, che resterebbe altrimenti inspiegabile (cioè, se Colombo fosse stato davvero un "plebeo"), dati i tempi e i luoghi;

3 - indicare uno dei motivi (oltre all'ovvio cruccio personale per la condizione di illegittimo non riconosciuto), vale a dire l'impedimento nel salire di grado nell'Ordine templare, che fu probabilmente una delle cause non minori del suo abbandono del Portogallo29;

4 - raccordarsi perfettamente con la tesi purista, come presto vedremo;

5 - permettere di comprendere le ragioni per una "confusione" che serviva il duplice scopo di celare tanto la circostanza dell'illegittimità della nascita, quanto (e forse soprattutto) l'ascendenza ebraica30, caratteristica poco apprezzabile sia nella penisola iberica che in Italia in tempi di grande zelo cristiano, in cui veniva ritenuta elemento essenziale per l'ascesa a talune posizioni di rilievo la cosiddetta limpieza de sangre31;

6 - dare in ultima analisi conto dell'elemento chiave più significativo dell'intera vicenda, per certi versi ancora incompresa, ovvero la presenza in essa, in ruoli di assoluto rilievo, di ebrei e templari.

Per quanto riguarda in particolare il punto 4, appare infatti facile, alla luce di ciò che abbiamo finora illustrato, attribuire l'eventuale giusto valore ai famosi documenti genovesi che sono il supporto della tesi purista. Colombo risulterebbe dal complesso delle dette carte figlio di una certa Susanna Fontanarossa (alcuni studiosi sostengono che si trattasse di un'ebrea, il cui padre si chiamava Giacobbe), e di un "genovese", tal Domenico Colombo. Viene ammesso che i Colombo in generale (con riferimento però più agli avi di Domenico che non a quelli di Susanna, della cui famiglia e provenienza non sembra sapersi molto) possano essere originari del Piacentino32, e proprio Piacenza è la città d'elezione di quei Pallastrelli che ci interessano in modo speciale.

Prima di procedere oltre, sarà opportuno dare qualche notizia sulla storia di questa famiglia, nel periodo per noi rilevante, che ci permetterà di identificare univocamente il possibile vero padre di Colombo. Essa comincia con due fratelli, Borgognone e Gherardo (fine XIII secolo), e con Gabriele, del ramo di Gherardo (Gherardo fu padre di Matteo, che da Bernina Scotti ebbe un nuovo Gherardo, padre di Gabriele), sposato a Bertolina Bracciforti, che si trasferisce in Portogallo intorno al 1385, insieme al figlio Filippo e alla di lui moglie Caterina Visconti. In Portogallo il cognome della famiglia si tramuta in Perestrello, e da Filippo e Caterina nasce il padre della futura moglie di Colombo, quel Bartolomeo Perestrello che abbiamo già nominato, che diverrà un noto navigatore, tra i più stretti collaboratori del principe Enrico. Giovanni Pallastrelli, del ramo di Borgognone, rimane invece in Italia (per ciò che concerne la possibile individuazione di termini temporali certi, il padre di Giovanni, Stefano, era vivente nel 1405). Giovanni sposa Ermellina Rivalta, e ne ha un figlio, chiamato anch'egli Bartolomeo. Questi nel 1444 ebbe dal Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, una patente di capitano (il documento è tuttora esistente, ed è stato reso noto allo scrivente da Pier Lorenzo Ranieri Tenti - cfr. i "Ringraziamenti" alla fine del presente articolo). Un ulteriore atto del 1471 ricorda poi Giovanni quale proprietario del castello di Sariano insieme a Bartolomeo. Dal matrimonio di questi con Marta Bracciforti nasceranno due figli legittimi, Gian Stefano e Gian Marco.

Ritorniamo adesso alla tesi purista, che vuole Colombo nato intorno al 1451, dalla detta Susanna e da Domenico: non è lecito ipotizzare che Domenico non fosse affatto il vero padre di Cristoforo, e che il futuro scopritore dell'America fosse un figlio naturale proprio di Bartolomeo Pallastrelli e di Susanna Fontanarossa? (probabilmente neppure il solo figlio della coppia: forse fu tale anche Bartolomeo Colombo - si noti la ricorrenza del nome - quel fedele fratello dell'Ammiraglio che abbiamo trovato assieme a lui sin dai tempi del Portogallo; Bartolomeo fu sempre molto vicino a Cristoforo, e ricoprì un ruolo importante anche nella vicenda della scoperta dell'America). Il povero Domenico Colombo (con il quale Cristoforo non ebbe mai particolari rapporti di affetto, pur essendo questi sopravvissuto fin quasi alla fine del secolo), che viene nominato nei documenti genovesi come marito di Susanna, poteva essere semplicemente qualcuno chiamato successivamente a sistemare - dietro buona ricompensa - una situazione familiare alquanto incresciosa, sposando la donna con i suoi figli mezzo nobili, che ne avrebbero assunto a tutti gli effetti (anche "simbolici"33) il cognome. Invero, i famosi atti notarili che si riferiscono insieme a Domenico e a Susanna o a Cristoforo appaiono redatti parecchio dopo l'eventuale matrimonio della coppia, che avrebbe dovuto aver luogo intorno al 1450, se il futuro scopritore delle Americhe fosse stato veramente un loro figlio legittimo. Il primo documento in cui compare Cristoforo è del 31 ottobre 1470 (in esso viene fornita un'esplicita indicazione sull'età del giovane "Cristofforus de Columbo filius Dominici", "maior annis decem novem", e su di essa gli storici fondano l'ipotesi di un anno di nascita da collocarsi all'incirca nel 1451), mentre nel nostro contesto è assai significativo citare atti che vanno dal 1471 al 1477, nei quali Susanna acconsente, "per se et suos heredes", a che il marito Domenico possa disporre di beni della sua dote. Non è un po' troppo tardi? Non appare tutto meglio comprensibile se il matrimonio della coppia fosse avvenuto negli anni '70, anziché '50?

Ecco così esposta succintamente, ma si spera in modo chiaro, la tesi che offriamo ai lettori di Episteme quale possibile soluzione di tanti dilemmi. Essa si accorda bene con diversi altri particolari minori, accenniamo per esempio soltanto al fatto che il nome Giovanni del padre di Domenico risulta, nei documenti genovesi in parola, come quello di un figlio di Domenico nato dopo Cristoforo (forse addirittura precedentemente al matrimonio con Susanna, e da madre diversa), mentre il nome del nonno materno (nella forma Giacomo), viene attribuito non a colui che risulterebbe il terzo figlio della coppia, il ben noto Bartolomeo, bensì al quarto, nato intorno al 1470.

Riteniamo infine di far cosa utile riportando il riassunto dell'intera storia della scoperta dell'America secondo questo punto di vista (sostanzialmente quello che si trova nel libro citato nella Nota 1, però aggiornato ed ampliato), sottolineando che in realtà ciò che più conta, tra tanti misteri anagrafici, è comprendere:

- la scientificità dell'impresa colombiana;

- l'assoluta non casualità della scoperta di un nuovo continente;

- le connessioni con il Centro di Cultura Nautica di Sagres, e con gli scienziati lì radunati dal 1416 dall'Infante di Portogallo, Don Enrico detto il Navigatore [Porto 1394 - Sagres 1460; figlio terzogenito del re Giovanni I e di Filippa di Lancaster, fratello del futuro re Edoardo (Duarte) I, Governatore dal 1420 - per il ruolo che riteniamo più significativo - dell'Ordine dei Cavalieri di Cristo, i successori portoghesi dei Templari], con lo scopo scientifico di:

trovare un mezzo che permettesse alle navi veleggianti lontano dalla costa di mantenere la direzione scelta: senza un perfezionamento deciso degli strumenti, senza un metodo per determinare la posizione del sole nelle diverse stagioni e la distanza di una nave dall'equatore, viaggiare per mari sconosciuti era infatti quasi impossibile34,

e con quello ideale-politico di conquistare un nuovo spazio che potesse costituire un autentico, in tutti i sensi, "Nuovo Mondo", per le speranze di rinnovamento dell'umanità:

havia, por parte dos portugueses, un projecto ordenado a um futuro ecumenizante e fraternizante [...] era o projecto político da sinarquia templária, herdada pela Ordem de Cristo [...] a forma como o espiritual de todas as terras descobertas, povoadas ou dominadas pelos portugueses, foi concedida à Ordem de Cristo, verdadeiramente a autora da expansão [...] a empresa não foi unicamente geográfica, de expansão lusíada ou mesmo de propagacão da fé, embora também o fosse, foi ainda de edificação do Templo, Cidade de Deus e Templo Universal, para o que era ou parecia essencial o estabelecimento de uma cadeia ou corda ecuménica de solidaridade mundial [...] 35
 
 

Gravura do rosto do "Repertorio dos Tempos", impresso por Valentim Fernandes,
representado El-Rei Don João II e um cosmólogo que se presume ser o judeu Abraão Zacuto


 






1 - Cristoforo Colombo nasce intorno al 1450, probabilmente figlio illegittimo del nobile Bartolomeo Pallastrelli di Piacenza, e di una "plebea" di sangue ebraico, Susanna Fontanarossa, figlia di Giacomo (Giacobbe). Le stesse condizioni di nascita sussistono verosimilmente almeno per il di lui fratello Bartolomeo. Verso il 1470 Susanna sposa Domenico Colombo, d'onde l'origine di tutta una serie di equivoci, ancorché ben "documentati", sulla vera identità del padre del futuro scopritore dell'America.

2 - A circa 26 anni Colombo si reca in Portogallo, dove un ramo della famiglia Pallastrelli (cognome poi modificato in Perestrello) si è stabilita circa un secolo prima. Assieme a lui troviamo il fedele fratello Bartolomeo.

3 - Verso la fine del 1479 Colombo sposa Donna Felipa Moniz Perestrello, figlia di Bartolomeo Perestrello, ormai deceduto (1457), che era stato aiutante del principe del Portogallo Enrico, detto il Navigatore. Donna Felipa risulta imparentata per parte di madre, Donna Isabel Moniz, probabilmente anch'essa di origine ebraica, con la famiglia reale portoghese.

4 - Colombo entra così nel giro degli esploratori templari portoghesi, e la sua doppia origine - figlio di un Pallastrelli e di un'ebrea - non gli è certo di ostacolo, visti i buoni rapporti che i Templari da diverso tempo intrecciano con gli Ebrei, anche se è probabile che la sua nascita illegittima, per la quale sentirà costantemente rimpianto, gli impedisca di entrare regolarmente nell'Ordine, o di raggiungerne i più alti gradi. Lo aiuta pure sicuramente il fatto che durante lo svolgimento della sua attività Bartolomeo Perestrello aveva costituito una biblioteca, finalizzata a tutti gli argomenti inerenti la navigazione, seconda per importanza soltanto a quella del suo Principe.

5 - Accade così che, nel regno che era stato fondato proprio dai Templari nel 1143, Colombo venga a conoscere molti particolari del grande progetto di navigazione e di esplorazione del globo che era stato messo in atto sin dal 1416, con la fondazione del Centro di Cultura Nautica di Sagres, nell'estremità meridionale del Portogallo (Capo São Vicente, dove il principe Enrico stabilì la sua residenza fino al giorno della morte), e riesca ad avere conoscenza di tutta una serie di nozioni che gli varranno più tardi l'accusa di "furto" da parte del re del Portogallo Giovanni II (nato a Lisbona nel 1455, quasi coetaneo quindi di Colombo, fu detto Il Perfetto; salì al trono nel 1481, e morì nel 1495).

6 - In special modo, Colombo viene presumibilmente a sapere della congettura di Raimondo Lullo, con ogni verosimiglianza un altro templare egli stesso, il quale riteneva che ad Ovest delle coste portoghesi ed africane si trovasse un grande continente sconosciuto: su di esso la marea dell'Oceano Atlantico si appoggiava per il proprio flusso e riflusso. Colombo rimane ossessionato dall'idea di essere il primo a raggiungere questo Nuovo Mondo, che i navigatori portoghesi stanno già cercando con prudenza con i loro viaggi "larghi" di circumnavigazione dell'Africa.

7 - Dopo viaggi effettuati in Islanda e in Guinea tra il 1477 e il 1483, Colombo riesce forse a valutare la distanza e la posizione del continente previsto da Lullo in base alla direzione della corrente del Golfo, in "andata" e in "ritorno". Un altro argomento che potrebbe avere utilizzato è il confronto tra le altezze delle maree, rispettivamente del Mare Mediterraneo e dell'Oceano Atlantico. Ancora in tema di dati sperimentali disponibili per il progetto della traversata oceanica, pochi sembrano riflettere sul fatto che la lunghezza di un cerchio massimo su una sfera (così come era da tutti ritenuta la Terra!) può essere misurata non solo su un parallelo, a partire quindi da difficili misure di longitudine (che non potevano all'epoca essere troppo precise), bensì pure su un meridiano, a partire allora da ben più esatte misure di latitudine (e Colombo sembra essersi spinto nella misura maggiore che al tempo si poteva su uno stesso meridiano, quasi un quarto dell'intera circonferenza terrestre).

8 - Colombo è sempre più deluso perché non viene apprezzato conformemente ai suoi indubbi talenti nell'ambiente portoghese, e nel 1484, probabilmente in seguito anche a una crisi scoppiata tra l'Ordine dei Cavalieri di Cristo e il re Giovanni II (che uccise personalmente a pugnalate l'undicesimo Governatore dell'Ordine, Don Diego), lascia in gran fretta il Portogallo con l'unico figlioletto Diego avuto da Donna Felipa, che si ritiene in quel periodo già deceduta, e si rifugia nella vicina Spagna.

9 - In questo paese cerca un nuovo sponsor politico per il suo progetto, mentre continua a essere fatto oggetto di sostegno e protezione da parte di persone legate sia all'ambiente ebraico sia a quello templare (si tratta di una fase difficile da comprendere bene, sia pure nelle grandi linee; forse nell'animo di Colombo matura ormai l'idea di approfittare di quello che sa per pensare soltanto a benefici personali, e per la sua famiglia?!). In particolare, riceve aiuto economico da figure che erano in relazione con la famiglia dei Medici e con il Papa Innocenzo VIII, anch'egli di origine ebraica.

10 - Nel 1488 gli nasce da Beatrice Enriquez de Araña, che non sposerà mai, un altro figlio, Fernando (Cordova 1488 - Siviglia 1539). A questi andrà il merito della "scoperta" del metodo della misura di una differenza di longitudine attraverso il cosiddetto "trasporto del tempo" (confronto tra il tempo vero locale e il tempo misurato a partire dal momento della partenza). Con tutta verosimiglianza si tratta di una conoscenza "ereditata" dal padre36, il quale l'aveva appresa a sua volta dagli scienziati portoghesi che in questa storia rimangono sempre nell'ombra37.

11 - Nel 1492 riceve finalmente il permesso di procedere con il suo progetto - di cui ha continuamente celato i veri obiettivi, affermando pubblicamente di voler soltanto aprire una nuova rotta per l'Asia, cercando in ogni caso di assicurarsi il controllo delle ricchezze di eventuali nuove terre scoperte - sotto l'egida della corona spagnola.

12 - Raggiunto il "Nuovo Mondo", questo verrà reclamato come proprio di diritto dal re Giovanni II, perfettamente al corrente di quanto Colombo avesse "preso" dai portoghesi, anche se forse tuttora incapace di dare il giusto credito alla parte più originale introdottavi dal grande esploratore (e cioè la stima della distanza del continente sconosciuto ipotizzato da Lullo, e soprattutto l'individuazione di una latitudine in cui si poteva presumere di incontrare sicuramente della terraferma).

13 - L'impresa di Colombo viene immediatamente esaltata dal successore di Innocenzo VIII, Alessandro VI, al secolo lo spagnolo Rodrigo Borgia, legato alla corte di Re Ferdinando, e lo scopritore dell'America diventa così - volente o nolente, è difficile scegliere tra le due ipotesi - un campione della cristianità, il Cristo-foro che porta Cristo al di là dell'oceano, che apre all'Europa cristiana nuove terre da colonizzare e nuovi popoli da evangelizzare, circostanza questa che non gli impedisce però di cadere in disgrazia (perché in Spagna si rendono conto prima o poi di quelli che erano i suoi veri scopi, e della sua vera identità?!).

14 - Dal 1492 in poi si verifica in Italia una serie di morti misteriose tra i "protagonisti" della storia che stiamo narrando: Lorenzo il Magnifico, Innocenzo VIII, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, etc. (vedi il testo citato nella Nota 1, pp. 62-63). E' ovvio che la presenza del Borgia sullo sfondo non può non far venire alla mente certi sospetti38.

15 - Già nel maggio del 1493 Alessandro VI divide il mondo in due parti, assegnando agli Spagnoli tutta quella ad Ovest di una linea da lui tracciata lungo un meridiano (da Nord verso Sud) su una carta geografica. I Portoghesi si danno molto da fare per spostare questo confine di qualche centinaio di chilometri, di modo che la nuova linea di separazione venga a toccare la terraferma brasiliana, peraltro al tempo ancora sconosciuta, almeno ufficialmente. L'accordo così definito sarà finalmente ratificato dal Trattato di Tordesillas (giugno 1493).

16 - L'intellettualità europea, soprattutto quella di area protestante, presumibilmente influenzata dalle associazioni segrete di natura anticattolica (che possono definirsi "early Masonic lodges"39), e meno disponibile quindi all'interpretazione in chiave religiosa della scoperta del Nuovo Mondo fornita dalla Chiesa di Roma, decide di celebrare il nuovo continente con il nome di un altro personaggio più direttamente riconducibile alla famiglia dei Medici, Amerigo Vespucci. Questi, repentinamente divenuto scienziato e navigatore da modesto funzionario qual era, ed essendo stato comunque in contatto personale con Colombo, raggiunge nel 1501-1502 le coste del continente sudamericano, che Colombo aveva peraltro già avvistato nel corso del suo terzo viaggio nel 1498, con una spedizione interamente portoghese40. Furono i resoconti di tale spedizione, tra i quali il celebre Mundus Novus del 1504, a ispirare (fungere da pretesto?!) una denominazione palesemente ingiusta, la cui prima responsabilità viene attribuita al geografo Martin Waldseemuller (che introduce il termine America, e le motivazioni per esso, in una sua Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 a Saint-Dié nei Vosgi, in Lorena). Si noti che comunque il grande rivale di Colombo, Giovanni II, è ormai morto da diversi anni, e che sul trono del Portogallo siede adesso il di lui successore Emanuele I.

17 - Colombo muore in disgrazia, ma non povero come un'insistita agiografia lascia credere, a Valladolid nel 1506.
 
 


Don Manuel I [successore di Giovanni II al trono del Portogallo nel 1495]
e os seus simbolos: a esfera armilar e a cruz de Cristo

Note


 






1 Ma poi non troppo, almeno se si accettano, quali possibili spiegazioni dei tanti misteri in cui ci si imbatte, gli elementi chiave dell'interpretazione storiografica che l'autore ha illustrato in: America; una rotta templare. Un'ipotesi sul ruolo delle società segrete nelle origini della scienza moderna, dalla scoperta dell'America alla Rivoluzione copernicana, Ed. Della Lisca, Milano, 1995 (che contiene purtroppo numerosi errori), o nel successivo articolo: "Alle origini della costruzione dell'immagine scientifica del mondo: un problema storiografico" (pubblicato in La costruzione dell'immagine scientifica del mondo - Mutamenti nella concezione dell'uomo e del cosmo dalla scoperta dell'America alla Meccanica quantistica, a cura di Marco Mamone Capria, Ed. Città del Sole, Napoli, 1999), reperibile nella pagina web: http://www.dipmat.unipg.it/~bartocci/napoli.html .

2 Si utilizza qui un'azzeccata definizione di Pier Costanzo Brio, Identità di Cristoforo Colombo, Torino, 1993.

3 Tra le varie località che sono state via via proposte per tali illustri natali, contendendosene l'onore, ricordiamo per esempio (assai parzialmente), oltre alla più gettonata Genova: Savona, Oneglia, Quinto, Albissola, Cogoleto, Cuccaro, Calvi, Nervi, Bogliasco, Piacenza, e anche Napoli - ma si è parlato pure di un Colombo provenzale, catalano, gallego, portoghese, greco, francese, perfino inglese e svizzero...

4 G.L. Santos Ferreira, Salvadôr Gonsalves Zarco (Cristóbal Colón) - Os Livros de Dom Tivisco (Confirmações Históricas por António Ferreira De Serpa), Lisboa, 1930. Questa, e altre analoghe teorie, si trovano esposte in Alfredo Pinheiro Marques, As teorias fantasiosas do Colombo <<Português>>, Quetzal Ed., Lisboa, 1991. Aggiungiamo soltanto che, secondo i Ferreira, il mistero della vera identità di Colombo si troverebbe nel famoso crittogramma con cui questi firmò alcune lettere, un ulteriore enigma direttamente originato dal protagonista della nostra vicenda, e che Salvador è ovviamente altra persona (anche solo per motivi di età) che il meglio noto João Gonçalves Zarco, ufficiale al servizio del principe Enrico il Navigatore, scopritore di Porto Santo e di Madera agli inizi del XV secolo (Salvador sarebbe però appartenuto alla stessa famiglia, e viene descritto addirittura quale figlio naturale del principe). A un'assurda identità tra le due persone si riferisce invece sommariamente (p. 211) quell'autentica enciclopedia della questione colombiana che è l'opera di Paolo Emilio Taviani, Cristoforo Colombo - La genesi della grande scoperta (De Agostini Ed., Novara, 1982).

5 Si direbbe questa in effetti, almeno allo stato attuale delle informazioni, un'ipotesi alquanto fragile, alla quale è stata dedicata attenzione nella recensione comparsa in Episteme, N. 2, 2000. Potrebbe pure darsi che Colombo fosse figlio del futuro Papa Innocenzo VIII, come peraltro di qualsiasi altro maschio della giusta età vissuto in quei tempi, ma chissà perché allora, tra tanti figli naturali che Giovanni Battista Cybo ebbe, proprio di Colombo si sarebbe persa notizia nella storia.

6 La scoperta di tale ruolo si deve al giornalista romano Ruggero Marino (Cristoforo Colombo e il papa tradito - Un giallo storico lungo cinque secoli, Newton Compton Ed., Roma, 1991; nuova edizione "aggiornata ed ampliata" RTM Ed., Roma, 1997), il quale ha anch'egli recentemente ipotizzato che Colombo potesse essere figlio del Papa, fornendo tra gli altri "indizi" che: "Due testi dei primi anni del Cinquecento parlano di un Columbus nepos etc." (cfr. Hera, N. 11, 2001). Se in effetti il termine nepos era un modo consueto all'epoca per indicare con discrezione i figli illegittimi, il suo uso appare però nel caso in esame interpretabile in maniera del tutto diversa. Il fatto è che non sembra si parli di Columbus, il grande navigatore, come di un "nepos", ma di due distinte persone, Columbus e Columbus nepos. Nel libro di Osvaldo Baldacci (Roma e Cristoforo Colombo, Ed. Olschki, Firenze, 1992, pp. 78-82) si trovano ampie informazioni sulla questione, e sul testo di Marco Beneventano (un monaco Celestino che nel 1508 curò una riedizione della Geografia di Tolomeo, aggiornata con le nuove scoperte oltreoceano) in cui si rinviene l'espressione incriminata. Per esempio: "Columbus primus [ovviamente quello più famoso] et nepos: orientale descripserunt mare" (si noti bene l'uso del plurale); oppure: "praesentim apud Columbum nepotem una extat [si riferisce a una carta geografica], in qua nobis ostendit etc."; oppure ancora: "quando Columbus nepos mihi dixerit etc.". Questo "Columbus nepos" è certamente un discendente di Cristoforo, personalmente conosciuto dal Beneventano, forse addirittura lo stesso figlio Fernando (appunto un illegittimo*), come ritiene A.E. Nordenskiöld (loc. cit., p. 81), ma per la verità non il Baldacci stesso, che afferma con franchezza di continuare a nutrire dubbi su chi quegli effettivamente fosse. * A proposito di tale termine, vale forse la pena specificare che, per esempio secondo il Dizionario Enciclopedico Treccani, "illegittimo (o più propriamente naturale)" è qualsiasi figlio "nato da genitori non uniti in matrimonio tra loro". Giusta tale definizione, si potrebbe ritenere che una siffatta qualifica, riferendosi a un "dato di fatto storico", non possa essere cancellata da nessun "atto giuridico" successivo. Come dire che una persona è un figlio illegittimo-naturale oppure no, indipendentemente dalla circostanza se poi sia stato "riconosciuto", o come pure si dice "legittimato", riconoscimento che avvenne con quasi assoluta certezza nel caso di Fernando.

7 Operazione Nuovo Mondo - I motivi segreti del viaggio di Cristoforo Colombo verso le Indie (1973; ed. it. Garzanti Ed., Milano, 1991).

8 A testimoniare degli effettivi legami del Borromeo con le persone che gravitavano intorno a Colombo, esistono almeno due lettere di Pietro Martire d'Anghiera, uno dei personaggi da non trascurare nello studio di questa intricata vicenda, al conte Giovanni Borromeo, in data 14 maggio 1493 e 20 ottobre 1494 (riportate in La scoperta del Nuovo Mondo negli scritti di Pietro Martire d'Anghiera, Nuova Raccolta Colombiana, Comitato Nazionale per le Celebrazioni del V Centenario della Scoperta dell'America, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Vol. VI, Libreria dello Stato, Roma, 1988).

9 Il cenno a Maiorca appare in ogni caso come un'ulteriore conferma della "pista ebraica", privilegiata insieme al Wiesenthal dall'autore del presente scritto. Maiorca era infatti un rinomato centro di cartografi ebrei.

10 Secondo Claudio Asciuti, curatore dell'edizione italiana delle Historie di Fernando Colombo, La vera storia di Cristoforo Colombo - verità e leggenda nel racconto del figlio, Fratelli Melita Ed., Genova, 1989 (p. 22).

11 Cristoforo Colombo, Gli Scritti, a cura di Consuelo Varela, Einaudi, Torino, 1992, p. 284. La curatrice si limita a commentare, prudentemente: "Frase che ha dato luogo a ogni tipo di interpretazioni [...] ".

12 Bernard Faÿ, La Franc-Maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIe siècle, Ed. de Cluny, Parigi, 1935, p. 7.

13 Secondo il Dizionario Enciclopedico Treccani, questo personaggio (nato a Madrid nel 1478, morto a Valladolid nel 1557), uomo d'armi e scrittore, che viaggiò in Italia e nelle "Indie", fu autore di un'opera "confusa" ma "preziosa per l'abbondanza di notizie, utili per quanto non sempre controllate". Aggiungiamo che Oviedo conobbe molto bene Colombo, e che riferisce di fatti di cui fu comunque testimone oculare, come tale riconosciuto dal tribunale nella causa che Colombo intentò ai reali di Spagna per far valere i suoi diritti. La prima parte del testo in parola fu edita a Siviglia nel 1535, e viene considerata una delle fonti dei possibili diversi compilatori o revisori delle Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo attribuite al figlio minore di Colombo, Fernando (cfr. la Nota 10). Comunque, va detto che nelle Historie la notizia oggetto della nostra attenzione non compare.

14 Il brano citato si può trovare nel ben documentato testo di Ilaria Luzzana Caraci, Colombo vero e falso, Sagep Ed., Genova, 1989, pp. 96 e 99. Esso viene però presentato in modo frammentato, in due pagine distinte, l'ultima parte addirittura in nota, quasi a diminuire la possibile rilevanza della notizia, per noi invece tanto istruttiva. Si può aggiungere, sempre nella stessa ottica, che essa non viene riportata nel libro di Paolo Emilio Taviani citato nella Nota 4.

15 L'autore nacque a Brescia, intorno al 1496, e morì a Roma nel 1586. Una recente riedizione del suo poema con traduzione in italiano a fronte, a cura di Gagliardi Cristina, è comparsa nel 1993 (Bulzoni Ed., Roma). Essa riproduce l'edizione del 1583.

16 Loc. cit. nella Nota 6, p. 67.

17 In una pagina di notizie che vengono date "ad lectorem" alla fine (p. 117) dell'Editio Copiosior dell'opera in parola (Romae, Ex Typographia Bartholomei Bonfadini, 1585) si trova scritto: "In hac novi orbis descriptione Petrum Martyrem Angleriam Mediolanensem sum secutus: qui hanc navigationem, et filium Columbi et alios scripsere [...] id quod Fernandus prodidit [...] ". Tale pagina è omessa nella riedizione di cui alla Nota 15, sicché può venire il dubbio che essa non compaia nella versione del 1583, pur essendo presente in quelle del 1581 e del 1585 (è citata dal Baldacci, loc. cit. nella Nota 6, p. 67).

18 Vedi per esempio la p. 6 dell'Introduzione di Ernesto Lunardi al volume citato nella Nota 8, oppure Paolo Emilio Taviani, loc. cit. nella Nota 4, p. 208.

19 O. Baldacci, loc. cit. nella Nota 6, p. 66. Secondo le parole del Gambara stesso: "Nunc breviter memorabo, quae genitori rettulit ipse tuo longe admiranda Columbus, post lautas epulas et mensae dona secundae" ["Ora in breve narrerò quelle cose degne della più grande meraviglia che Colombo stesso riferì al tuo genitore, dopo un lauto banchetto e l'offerta di una seconda serie di portate"], loc. cit. nella Nota 15, p. 49.

20 Nella riedizione di cui alla Nota 15, alla lettera dedicatoria oggetto del nostro interesse si presta così poca attenzione che essa non è stata neppure tradotta.

21 Notiamo esplicitamente che Gambara non viene neanche nominato nella "enciclopedia" di Taviani (loc. cit. nella Nota 4), e che peraltro in essa non si fa neppure mai cenno alle affermazioni di Oviedo sulle circostanze della nascita di Colombo.

22 Per esempio, l'Albo Nazionale delle Famiglie Nobili dello Stato Italiano (che abbraccia la tesi di Cuccaro come luogo d'origine della famiglia del Grande Navigatore), parla dei Pallastrelli di Celleri, piacentini, imparentati con Colombo per via della moglie.

23 Loc. cit. nella Nota 7, p. 130.

24 In effetti, si potrebbe sostenere che nessuno chiamava Cugureo né Cogoleto né Cuccaro, pure se, a detta degli abitanti di quest'ultima località, si parlava di Cuguri, Cugri, Cucri, italianizzato Cuccaro. Inoltre, non ci sarebbe contraddizione con l'ulteriore indicazione relativa al territorio di Piacenza. Su di una pergamena coeva (1441) si legge infatti: "petrinus de cucharo decto de monteferato [o montuferato] placentie in domo habitationis infrascripto" (vedi anche la Nota 27).

25 Si potrebbe aggiungere che Cugureo è nominato pure nelle Historie di Don Fernando, testo la cui "tradizione" è assai travagliata (al punto che si ha a che fare con traduzioni italiane da traduzioni spagnole di una versione originale probabilmente redatta in italiano), sicché si può addirittura pensare che esso "nasca" soltanto con la versione di Alfonso de Ulloa, del 1571, quando l'autore era ormai deceduto, e non poteva più eventualmente apportare correzioni. Comunque, esso viene inserito in una lista di "luoghi piccoli presso alla città di Genova e nella sua stessa riviera", candidati ai natali di Colombo (loc. cit. nella Nota 10, p. 22). Fernando (p. 24) afferma di essere passato di persona per Cugureo onde "meglio certificarmi", e procurando "di avere informazioni di due fratelli Colombi, che erano i più ricchi di quel castello, e si diceva ch'erano alquanto suoi parenti", i quali però "non seppero darmi notizia di ciò".

26 Cuéllar 1549 - Madrid 1625. Il testo in questione fu stampato a Madrid, a partire dal 1601, successivamente alla nomina di Herrera (1597) quale "cronista ufficiale [da parte di Filippo II re di Spagna, dopo che l'interessato era stato segretario di Vespasiano Gonzaga], con l'incarico di compilare una storia <<verdadera>> della conquista" (Ilaria Luzzana Caraci, loc. cit. nella Nota 14, p. 84). Secondo il Dizionario Enciclopedico Treccani si tratta di un'opera "annalistica, poco critica e infarcita di orazioni magniloquenti", cosa che non è difficile da credere, dato l'incarico ufficiale che ne fu all'origine.

27 Va rammentato che il termine "Lombardia" designava genericamente tutta la pianura padana, che iniziava da Asti. Inoltre, il Monferrato raggiungeva il mare, occupando parte dell'attuale Liguria, a ponente di Genova.

28 Paolo Emilio Taviani (loc. cit. nella Nota 4, p. 44) spiega bene come stanno le cose in ordine al cognome Colombo, con parole che integralmente riportiamo: "Il lettore forse si stupirà di tanta contemporanea abbondanza di persone con il cognome o il soprannome Colombo e rischierà di confondersi. Nella seconda parte di quest'opera diamo dettagliate notizie dei vari Colombo, soprattutto di quelli che svolsero attività corsara e non furono parenti, né prossimi né lontani, del grande Scopritore. Qui basti sottolineare che il cognome Colombo era nel Quattrocento tra i più diffusi in Italia, e non solo in Italia. E' del resto ancor oggi uno dei più diffusi, accanto a quelli di Rossi, Bianchi e Russo. Basta scorrere le cronache politiche, sportive e finanziarie per rendersene conto".

29 "Nessun illegittimo poteva essere accolto nell'Ordine del Tempio", Atti X Convegno di Ricerche Templari, a cura della Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani, Poggibonsi, 12-13 Settembre 1992, Franco Cesati Ed., Firenze, 1994, p. 142.

30 La questione dell'ebraicità di Colombo è stata lungamente discussa e ipotizzata, anche da autorevoli studiosi (da altri respinta invece con sdegno: tra questi, il curatore del testo citato alla Nota 10, p. 396: "Si è parlato di solidarietà di razza; favola; nelle vene di Colombo non vi fu neppure una stilla di sangue ebraico"), sicché non è il caso qui di farne neppure cenno (ma vedi anche la Nota 32). Ricordiamo soltanto, oltre alle fonti più note: Sarah Leibovici, Christophe Colomb Juif, Ed. Maisonneuve & Larose, Paris, 1986; Jane Frances Amler, Christopher Columbus's Jewish Roots, Jason Aronson Inc., Northvale, New Jersey, 1991. Nel primo dei due libri (da p. 105 in poi) è contenuta l'analisi cui abbiamo fatto riferimento in sede di presentazione dell'illustrazione che apre il presente articolo, ripresa dalla prima edizione della lettera di Colombo annunciante le sue scoperte al ritorno dalla futura America, nel 1493. La Leibovici nota la presenza di un "mandatario" raffigurato chiaramente come un re biblico; il simbolo della palma, "le loulav de Hochanah Rabbah" (ricorrenza ebraica che cadeva esattamente il 12 ottobre 1492 - inutile forse dire che "Hochanah" vale il nostro "Osanna", e rammentare la "Domenica delle Palme" della tradizione cattolica); ma "vede" soprattutto Mosè, "portant les tables de la Loi", dissimulato tra le nuvole in alto a sinistra dell'incisione.

31 Non va mai dimenticato, quando si pensa a questa storia, che il 1492 è anche l'anno dell'espulsione degli ebrei dalla Spagna, un evento tanto greve di conseguenze nella successiva evoluzione dei destini dell'Europa moderna, quanto ancora oggi "misterioso" in ordine alle sue più autentiche motivazioni prime.

32 Cfr. ad esempio P.E. Taviani, loc. cit. nella Nota 4, pp. 14 e 232. Val forse qui la pena di aggiungere qualcosa sull'opinione del più conosciuto colombista italiano in merito alla possibile ebraicità della madre di Colombo (e quindi di Colombo stesso: si rammenti che si sta parlando di una caratteristica ereditaria matrilineare). Orbene, Taviani ammette che "chiamandosi Susanna e avendo il padre di nome Jacobo, potrebbe essere di origine ebraica. Sarebbe stata, in tal caso, certamente convertita, e con lei tutta la sua famiglia, altrimenti non avrebbero potuto essere proprietari di terreni", specificando subito però che si tratta di un problema "di stirpe e non di fede religiosa. Quanto alla stirpe, riteniamo che ben difficilmente potrà essere risolto. [...] non vi sarebbe proprio nulla di strano se anche sangue ebraico sia scorso nelle vene del più grande scopritore della storia. Nulla di strano, tuttavia nessuna prova conferma questa ipotesi" (loc. cit., p. 16). Quanto alla religione invece, Taviani non ha dubbi: "[Colombo] è figlio di una famiglia cristiana e le sue convinzioni religiose le ha apprese fanciullo dalla madre in Italia. Il culto di San Francesco è italiano, diffusissimo, allora, come oggi, in Liguria, e non ha nulla a che vedere con la cabala, con il Talmud e con le dottrine ebraiche. [...] fu cattolico e religiosissimo; che possa avere avuto una lontana origine ebraica nessuno può affermarlo o negarlo con sicurezza" (loc. cit., p. 236).

33 L'amareggiato Cristoforo avrebbe comunque preso vantaggio dalle possibilità simboliche offerte dal cognome del padre adottivo per considerarsi (farsi considerare) destinato a essere un vero uccello trasvolatore degli oceani. Nel qui spesso citato testo del figlio Fernando (o almeno a lui attribuito), si sostiene (loc. cit. nella Nota 10, p. 23): "che veramente fu colombo, in quanto portò la grazia dello Spirito Santo a quel nuovo mondo che egli scoprì, mostrando, secondo che nel battesimo di San Giovanni Battista lo Spirito Santo in figura di colombo mostrò, qual era il figliuolo diletto di Dio, che ivi non si conosceva, e perché sopra le acque dell'Oceano medesimamente portò, come la colomba di Noè, l'olivo e l'olio del battesimo per l'unione e pace che quelle genti con la chiesa dovevano avere, poiché erano rinchiuse nell'arca delle tenebre e confusione". Assume particolare rilievo in tale contesto anche l'anacronismo contenuto in una cronaca di Pirro Alvi (vedi il libro citato nella Nota 1, p. 103): "E qui è dovere parlare del celebre Cardinale Nicolò di Cusa, morto nella nostra città [...] Attorno al suo letto erano il Toscanelli, il Bussi, il Martinez, testimoni nel suo testamento. Si ragionò di Colombo e della scoperta del nuovo mondo" (il Cusano morì a Todi nel 1464, circa trent'anni prima dell'epopea del "vero" Colombo, e cioè Cristoforo!).

34 Simon Wiesenthal, loc. cit. nella Nota 7, p. 131.

35 António Quadros, Portugal - Razão e Mistério, Guimarães Editores, Lisboa, 1987, Vol. II, pp. 154-155 e 158. L'autore, che fornisce di questa vicenda un quadro (affine al punto di vista qui prescelto) assai più verosimile di quello "ufficiale", riferisce esplicitamente di una "dedicação iniciática da Ordem de Cristo" (ancora p. 158).

36 Tra tutte le altre cose di cui siamo andati dicendo, appare pure incredibile che questo importante indizio della preparazione scientifica di Colombo resti invisibile agli occhi dei "puristi". Il Dizionario Enciclopedico Treccani, alla voce "Gemma Rainer", attribuisce - come fanno molti - al noto matematico e cosmografo olandese (conosciuto anche come Gemma Frisius; 1508-1555) il merito "dell'idea di determinare la differenza di longitudine mediante orologi (1530)". Curioso allora osservare che lo stesso Dizionario, alla voce "Navigazione", riconosca invece a Fernando Colombo (1500) la priorità della "definizione tecnica della longitudine mediante la misura dell'ora" (e che cosa sono per definizione gli "orologi", se non strumenti di "misura dell'ora"?!).

37 Secondo Kurt Mendelssohn (La scienza e il dominio dell'Occidente, Editori Riuniti, Roma, 1981, p. 29): " I coraggiosi marinai portoghesi non temevano la morte, ma il loro valore non sarebbe servito a molto se non fosse stato per le menti intelligenti e la misteriosa forza nascosta che dirigeva i loro sforzi. I grandi viaggi di scoperta sono diventati un capitolo d'obbligo nei nostri testi scolastici, ma non dicono niente, e molto poco si sa, degli uomini che li pianificarono e li diressero. In un mondo di zelo cristiano avevano buone ragioni per rimanere nell'ombra, perché erano ebrei".

38 La principessa Emanuela Kretzulesco Quaranta, nel suo interessantissimo "E' Leon Battista Alberti il misterioso autore della Hypnerotomachia Poliphili?", Episteme N. 1, 2000, riprende ed amplia gli stessi sospetti, con un brano che ci sembra di far cosa utile riproponendolo integralmente: "Morirono di <<podagra>> Pio II, Niccolò Cusano e Prospero Colonna. Nel 1464 fu eletto Paolo II amico di Rodrigo Borgia, creato Vice-Cancelliere di Santa Romana Chiesa dallo zio Callisto III Borgia che regnò fra Niccolò V e Pio II. A chi giovò l'ecatombe dei fautori d'una Chiesa svincolata dal potere temporale? Come mai morirono in tempo utile al Borgia? Da dove proviene la leggenda del <<veleno Borgia>>? Si sa che esiste un veleno che sgretola le ossa e che può sembrare podagra. Appena insediato Paolo II, vi fu il processo all'Accademia Romana con l'accusa di ritorno al paganesimo ed attentato all'autorità pontificia. Gli Accademici furono interrogati e torturati. E che dire poi della sparizione dell'Accademia Fiorentina, in tempo utile per l'elezione dello stesso Borgia, con il nome di Alessandro VI (agosto 1492)? Di podagra era morto a 43 anni Lorenzo il Magnifico nell'aprile di quell'anno. A Roma era morta sua moglie Clarice Orsini, suo sostegno nel mondo romano; ed era morta la bambina loro di otto anni. Morirono il Poliziano con il suo domestico e Pico della Mirandola nel 1494: Borgia era papa da due anni. Nel 1493 era morto Ermolao Barbaro, patriarca d'Aquileia, studioso di Aristotele; fu per una <<brutta febbre>> a 39 anni. Da poco era morto Bertoldo di Giovanni, custode delle <<antichità>> del giardino dei Medici; conosceva il senso dell'iconologia di Orapollo; sapeva decriptare rebus ed allegorie. Sparì l'Accademia Fiorentina".

39 Si usa qui un'indovinata espressione di Margaret C. Jacob, in The Newtonians and the English Revolution 1689-1720 (Classics in the History and Philosophy of Science, Gordon and Breach Pubs, New York etc., 1990; prima edizione Cornell University, 1976), p. 207.

40 Per la precisione va ricordato che si trattava invero del secondo viaggio di Vespucci oltreoceano, in quanto fu preceduto da una spedizione spagnola, 1499-1500, al comando di Alonso de Hojeda, che pure raggiunse le dette coste, ma sempre successivamente a Colombo. Tale esplorazione portò alla celebre prima carta geografica delle nuove terre elaborata da Juan de la Cosa nel 1500, oggi conservata presso il Museo Navale di Madrid (una carta non troppo dissimile da quella - di poco posteriore - detta "di Piri Reis", che tanto clamore suscita in spettacoli o pubblicazioni aventi finalità sensazionalistiche come pretesa "mappa impossibile").
 
 

Ringraziamenti - L'autore desidera menzionare con gratitudine Pier Lorenzo Ranieri Tenti, discendente diretto dei Pallastrelli (al trisnonno Bernardo Pallastrelli si deve un libro Sulla piacentinità di Cristoforo Colombo), per la ricostruzione della storia della sua famiglia, e Pier Costanzo Brio (che però non condivide le conclusioni principali di questo saggio, come si vedrà nel successivo scritto che Episteme offre pure con piacere all'attenzione critica dei lettori), per la preziosa concreta collaborazione offerta nel corso della redazione del presente articolo (particolarmente in ordine alle Note 3, 22, 24, 27).
 
 


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[Una presentazione dell'autore si trova nel numero 1 di Episteme]

bartocci@dipmat.unipg.it