Cari Colleghi,

questa nuova puntata delle mie esternazioni si limita a farvi avere copia di una lettera aperta che mi sembra largamente condivisibile. In effetti, a parte i "toni" piu’ contenuti dei miei, e la mancanza di un’adeguata interpretazione storiografica - quanto avviene non e’ a caso, o per la bella testa della Bindi o di Zecchino! - vi si esprimono piu’ o meno le stesse preocupazioni che gia’ vi avevo segnalato.

Non aggiungo stavolta troppi commenti personali (rimando a una prossima "puntata" le riflessioni che avevo preparato su quanto sta avvenendo nelle Facolta’ di Medicina, a riprova di quanto ci sia di "democratico" in cio’ che sta avvenendo, e per di piu’ da parte di un governo la cui legittimita’, e rappresentativita’, e’ quanto meno discutibile sul piano "morale"), ma di una cosa vorrei pregare quanti di voi hanno ancora a cuore le sorti di una delle istituzioni fondamentali del nostro paese: E CIOE’ DIFFONDERE QUESTE RIFLESSIONI PRESSO TUTTE LE PERSONE CHE E’ POSSIBILE RAGGIUNGERE, ANCHE IN ALTRE SEDI - oltre che continuare a far sentire il peso di una forte disapprovazione culturale verso tutti coloro che stanno invece, sotto la maschera di diversi pretesti, a prima vista piu’ o meno accettabili, attivamente concorrendo alla dissoluzione di una struttura benemerita da secoli nel campo della conservazione, della crescita e della diffusione del sapere...

 

Sempre grato per l’attenzione, invio a tutti (o quasi) un cordiale saluto

 

Umberto Bartocci

 

 

Lettera aperta al Ministro dell’Universita’ e della Ricerca Scientifìca

on. Prof. Ortensio Zecchino

 

Onorevole ministro,

dopo un percorso travagliato e dopo fasi contraddittorie, la riforma universitaria sta assumendo forma, indirizzi e contenuti sui quali e’ possibile esprimere un giudizio complessivo. I firmatari di questo documento ritengono che la bipartizione del percorso di studi in un triennio di base destinato a concludersi con un primo diploma di laurea e in un biennio di ulteriore specializzazione rappresenti una condivisibile modernizzazione del sistema, volto ad adeguare l’Universita’ italiana ai modelli europei e a consentire corsi di studi differenziati in grado di offrire una pluralita’ di percorsi agli studenti e qualche parziale rimedio al profondo scarto oggi esistente tra iscritti e laureati. I sottoscritti esprimono tuttavia la loro piu’ viva preoccupazione su altri punti cruciali della riforma stessa, tali a loro avviso da comportare gravi rischi di dequalificazione dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica. In particolare ritengono:

 

1) che sarebbe auspicabile che l’adeguamento dell’Universita’ italiana ai modelli europei si avviasse contestualmente anche nel campo delle risorse e del finanziamento destinati alla ricerca, dell’edilizia universitaria, delle strutture e dei servizi di base offerti agli studenti, delle modalita’ di accesso alle diverse Facolta’, del diritto allo studio (la concorrenza fra atenei autonomi, ad esempio, ha senso solo se un sistema di borse di studio consente anche ai meno abbienti di iscriversi a corsi di laurea lontani dalla loro residenza);

 

2) che il mancato chiarimento delle finalita’ del primo triennio - formazione di base o professionalizzazione precoce - rappresenti un grave fattore di confusione e ambiguita’ a causa dell’ovvia impossibilita’ di conciliare le due cose, a differenza di quanto non sembri ritenere il sottosegretario Guerzoni che in una recente intervista ("Il Sole 24 Ore" 27/9/99) ha candidamente ammesso che "sara’ certamente difficile: ma non impossibile. Bisogna riuscirci": lodevole intento, sul quale sarebbe tuttavia indispensabile qualche urgente chiarimento e non solo un vacuo appello alla buona volonta’;

 

3) che le bozze da tempo in circolazione sui decreti d’area autorizzino ogni inquietudine e sconcerto per la caotica mescolanza di indirizzi e corsi di studi la cui improvvisazione e causalita’ sembrano emergere solo dalla sovrapposizione di interessi settoriali e spinte corporative in un quadro generale di scarsa chiarezza di intendimenti e finalita’ sul ruolo culturale e sociale dell’Universita’;

 

4) che l’autonomia delle varie sedi universitarie ormai in atto da tempo, ferma restando la validita’ legale del diploma di laurea, abbia tra i suoi prevedibili esili anche l’attivazione di meccanismi concorrenziali tra Universita’ e Facolta’ fondati non sulla serieta’ e sul rigore dell’insegnamento ma sull’offerta agli studcnti di piu’ agevoli percorsi di studi (con il rischio che pochi privilegiati, per mirare all’eccellenza, scelgano strade private di formazione, accollandosene i costi);

 

5) che sia necessario opporsi con fermezza a una ridefinizione dell’Universita’ italiana che si limiti semplicemente a sancire un abbassamento complessivo della sua qualita’ didattica e scientifica e una riduzione della sua funzione sociale a compiti di formazione professionale, con la conseguente emarginazione della ricerca scientifica dall’ambito dei suoi compiti primari (tanto piu’ grave in Italia dove, a differenza di molti paesi europei, non esistono altre significative istituzioni volte a promuovere la ricerca);

 

6) che proprio per mantenere un vitale contatto con gli standard internazionali degli studi avanzati, soprattutto nei settore umanistico e in quello della ricerca teorica e di base, sia necessario tutelare quel nesso tra ricerca scientifica e insegnamento che ha sempre caratterizzato l’Universita’ italiana con buoni risultati (come dimostra l’ottimo livello comparativo dei nostri studenti in ambito internazionale) che sarebbe colpevolmente assurdo sprecare;

 

7) che sia indispensabile consentire all’Universita’ di affrontare i nuovi compiti ad essa affidati dotandola delle necessarie risorse e strutture. E’ significativo in tal senso il caso delle SIS (Scuole Interateneo di Specializzazione), fra cui quella per la formazione degli insegnanti, prevista dalla legge fin dal 1990, ma lasciata alla buona volonta’ delle sedi e dei docenti, senza un progetto (nonostante il generoso impegno della Conferenza nazionale centri universitari ricerca e didattica) che preveda compiti, risorse, spazi, con il rischio di bruciare al suo nascere un’innovazione fondamentale e presente in quasi tutti i paesi europei;

 

8) che i meccanismi di reclutamento dei docenti ora in vigore in virtu’ della legge 210 del 1998, sui quali e’ gia’ possibile fare un primo e provvisorio bilancio, si limitino ad allargare le maglie del sistema precedente, configurandosi talora come meri giudizi di idoneita’ per avanzamenti di carriera tali da escludere di fatto (a causa dei gravosi oneri di spesa che cio’ comporterebbe) ogni possibile candidatura esterna all’Universita’;

 

9) che le prime notizie sulla nuova legislazione in merito allo stato giuridico dei professori lascino intravedere il rischio di malcelati ope legis e di rivendicazioni corporative destinate a trovare agevoli spazi nella dilatazione dei compiti burocratici e organizzativi dei docenti a discapito della ricerca, che occorrerebbe invece favorire e premiare, evitando di mortificare - come invece si profila con chiarezza, nonostante ritualistiche affermazioni in contrario - i professori piu’ seri e impegnati, in grado di trasferire nell’insegnamento le esperienze innovative e creative dei loro studi;

 

10) che sia preoccupante che il primo passo del reclutamento dei docenti - il "contratto di tirocinio" - sia collegato al "cofinanziamento", che per i suoi meccanismi privilegia la ricerca che dimostri un’acquistabilita’ da parte di soggetti (privati, fondazioni ecc.) per loro natura non interessati ai caratteri teorico-sperimentali della ricerca: con il risultato di introdurre inammissibili discriminazioni fra discipline e campi di studio sulla base degli immediati riscontri di mercato.

 

I sottoscritti ritengono pertanto che tutta la legislazione universitaria in corso di elaborazione e approvazione da parte del Governo e del Parlamento esiga profondi ripensamenti e radicali modifiche e auspicano che l’opinione pubblica si mobiliti per rivendicare una seria riforma, volta ad ammodernare, arricchire e rendere competitiva l’Universita’ italiana rafforzandone la duplice funzione di strumento di formazione professionale e culturale della classe dirigente e di pilastro della ricerca scientifica.

 

Gian Luigi Beccaria, Ann Chiarloni, Vincenzo Ferrone, Giovanni Filoramo, Massimo Firpo, Luciano Guerci, Marziano Guglielminetti, Bice Mortara Garavelli, Enrico Maltese, Giuseppe Ricuperati, Sergio Roda, Gianni Romano, Giuseppe Sergi

 

Le eventuali adesioni a questo documento possono essere comunicate direttamente ai firmatari o inviate ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

 

m.firpo@cisi.unito.it - ricupera@cisi.unito.it - sergi@cisi.unito.it